Durante l’estate, terrazzi, balconi e giardini diventano una naturale estensione della casa. Pranzare all’aperto, leggere, lavorare o trascorrere qualche ora con amici e familiari permette di vivere maggiormente gli spazi esterni, soprattutto quando sono presenti coperture capaci di offrire riparo dal sole diretto. 

La sensazione di fresco sotto una tenda o una pergola può però creare un’impressione di protezione completa. In realtà, ombra e assenza di radiazione ultravioletta non sono la stessa cosa. Una parte dei raggi UV può raggiungere la pelle attraverso la luce diffusa nell’atmosfera o essere riflessa dal pavimento e dalle superfici circostanti. L’ombra rimane una misura importante per ridurre l’esposizione, ma deve essere inserita in una strategia più ampia che consideri orario, durata della permanenza, caratteristiche della copertura e protezione delle parti del corpo ancora esposte.

Che cosa sono i raggi ultravioletti

La radiazione ultravioletta è una componente della luce solare non visibile all’occhio umano. I raggi UVA e UVB raggiungono la superficie terrestre e possono produrre effetti differenti sulla pelle. Gli UVB sono associati soprattutto alle scottature, mentre gli UVA penetrano più in profondità e contribuiscono all’invecchiamento cutaneo. Entrambi possono danneggiare le cellule. L’esposizione eccessiva e ripetuta ai raggi ultravioletti rappresenta inoltre il principale fattore ambientale collegato allo sviluppo dei tumori della pelle. Il rischio non dipende soltanto dalla presenza di una scottatura evidente. Il danno provocato dalle esposizioni si accumula nel tempo, anche quando la pelle non appare immediatamente arrossata. Per questo la protezione solare non dovrebbe essere considerata necessaria soltanto in spiaggia o durante le vacanze. Può essere importante anche nelle normali attività quotidiane svolte in cortile, sul terrazzo o in giardino.

Perché l’ombra riduce ma non elimina l’esposizione

Una copertura blocca principalmente i raggi solari che arrivano direttamente dall’alto. La radiazione UV, tuttavia, non si muove esclusivamente lungo una traiettoria diretta tra il sole e la persona. Le particelle presenti nell’atmosfera diffondono una parte della radiazione in direzioni diverse. Di conseguenza, alcuni raggi possono raggiungere la zona ombreggiata lateralmente. Il livello di esposizione dipende dalla posizione del sole, dall’ampiezza della copertura e dalla quantità di cielo visibile intorno alla persona. Un piccolo ombrellone, per esempio, protegge soprattutto la parte superiore del corpo, ma può lasciare esposti viso, braccia e gambe alla radiazione proveniente dai lati. Una struttura più ampia e avvolgente può ridurre maggiormente l’esposizione, senza tuttavia annullarla. L’Organizzazione mondiale della sanità considera la ricerca dell’ombra una misura fondamentale, ma la associa all’uso di indumenti protettivi, cappelli, occhiali e prodotti solari sulle aree non coperte.

Il ruolo delle superfici riflettenti

Pavimentazioni, pareti chiare, acqua e altre superfici possono riflettere una parte della radiazione ultravioletta. I raggi possono quindi raggiungere la pelle anche dal basso o lateralmente, superando in parte la protezione offerta dalla copertura. La quantità riflessa varia in base al materiale. Secondo l’OMS, erba, terreno e acqua riflettono generalmente meno del 10% della radiazione incidente, mentre la sabbia può rifletterne circa il 15%. Le superfici molto chiare possono avere un comportamento ancora più significativo: una facciata bianca, per esempio, può riflettere intorno al 20% della radiazione UV. In un terrazzo con pavimento chiaro e pareti vicine, la radiazione riflessa può quindi contribuire all’esposizione complessiva. Lo stesso principio riguarda i bordi delle piscine, le superfici in pietra chiara e alcuni rivestimenti lucidi. Trovarsi all’ombra non significa necessariamente essere al riparo dai raggi provenienti dall’ambiente circostante.

Quanto conta la struttura della copertura

Non tutte le zone d’ombra offrono lo stesso livello di protezione. Una copertura deve essere valutata in base a dimensioni, inclinazione, materiale e posizione rispetto al sole. Le strutture ampie proteggono generalmente meglio di quelle molto piccole, soprattutto quando riducono la quantità di cielo visibile. Anche la presenza di schermature laterali può limitare l’ingresso della radiazione diffusa durante le ore in cui il sole è più basso. Nel caso di tende e pergole, il tessuto o il materiale di copertura deve essere sufficientemente fitto e integro. Trame molto aperte, zone consumate o elementi traslucidi possono lasciar passare una quantità maggiore di luce. I pergolati a Bergamo, come le altre strutture impiegate per creare zone ombreggiate negli spazi domestici, possono contribuire a ridurre l’esposizione diretta. La protezione effettiva dipende però dalla configurazione della copertura e dal modo in cui viene utilizzato lo spazio, non soltanto dalla presenza della struttura.

L’orario resta determinante

L’intensità dei raggi UV varia nel corso della giornata. Generalmente raggiunge i livelli più elevati nelle ore centrali, quando il sole è più alto sull’orizzonte. Trascorrere molto tempo all’aperto tra la tarda mattinata e il primo pomeriggio può quindi comportare un’esposizione significativa anche sotto una copertura parziale. L’OMS raccomanda di limitare la permanenza al sole nelle ore centrali, in particolare quando l’indice UV è elevato. L’indice UV fornisce una stima dell’intensità della radiazione prevista in un determinato luogo e momento. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, quando il valore raggiunge o supera 3 è opportuno adottare adeguate misure di protezione. Prima di programmare un’intera giornata all’aperto può quindi essere utile consultare l’indice UV, oltre alle normali previsioni meteorologiche. Temperatura e intensità della radiazione non coincidono: anche una giornata ventilata o non particolarmente calda può presentare livelli UV elevati.

Indumenti, cappello e occhiali

Gli indumenti costituiscono una barriera fisica tra la pelle e la radiazione. Tessuti fitti, capi sufficientemente coprenti e materiali progettati per la protezione solare possono ridurre l’esposizione delle aree coperte. Un cappello a falda larga protegge maggiormente viso, orecchie e collo rispetto a un modello con visiera frontale. Gli occhiali dovrebbero invece offrire un’adeguata protezione dai raggi UVA e UVB. L’Istituto Superiore di Sanità e l’American Academy of Dermatology includono abiti coprenti, cappello e occhiali tra le principali misure di fotoprotezione. Negli spazi domestici può essere facile trascurare questi accorgimenti, perché la permanenza all’aperto viene percepita come informale e priva dei rischi tipici della spiaggia. La durata complessiva dell’esposizione, però, può diventare considerevole quando si trascorrono diverse ore in terrazzo o in giardino.

Il ruolo della crema solare

La protezione solare dovrebbe essere applicata sulle parti di pelle non coperte dagli indumenti, come viso, collo, mani, braccia e gambe. È generalmente consigliato scegliere un prodotto ad ampio spettro, capace di offrire protezione sia dai raggi UVA sia dagli UVB. L’American Academy of Dermatology raccomanda prodotti resistenti all’acqua con SPF 30 o superiore, da riapplicare circa ogni due ore e dopo una sudorazione intensa. La crema non deve però essere utilizzata per prolungare senza limiti la permanenza all’aperto. L’OMS sottolinea che la protezione più efficace deriva innanzitutto dalla ricerca dell’ombra e dall’uso di indumenti, mentre i prodotti solari completano la protezione delle aree che restano scoperte. Quantità insufficiente, applicazione irregolare e mancato rinnovo possono ridurre sensibilmente l’efficacia reale del prodotto.

Vivere gli spazi esterni con maggiore consapevolezza

Creare una zona d’ombra rende terrazzi e giardini più confortevoli e contribuisce a limitare l’esposizione diretta. Per ottenere una protezione più completa è però necessario considerare anche radiazione diffusa, superfici riflettenti, orario e durata della permanenza. Una copertura ampia, l’uso di indumenti adeguati e l’applicazione corretta della protezione solare sulle zone scoperte permettono di vivere gli spazi esterni con maggiore sicurezza. L’ombra è una parte importante della fotoprotezione, non una barriera assoluta. Comprenderne i limiti consente di godere dell’estate senza rinunciare alla vita all’aperto e senza sottovalutare l’esposizione quotidiana della pelle.