Alice, infermiera tra due mondi Ora lavora vicino a Brighton, sulla Manica.
«Mi trovo bene sulla costa: in mezz’ora arrivo al mare a piedi. Con l’inglese ormai me la cavo alla grande».
Dieci anni fa, fresca di laurea in Scienze infermieristiche, Alice Bonacina ha deciso di lasciare l’Italia per un’esperienza all’estero. Partita con alcune amiche alla volta di Londra, il piano iniziale era semplice: qualche mese fuori casa per migliorare l’inglese. Ma le cose hanno preso una piega diversa. Oggi, a 32 anni, vive stabilmente nel Regno Unito, dove lavora come infermiera specializzata in sala operatoria.
«Sono cresciuta a Torre Boldone e ho studiato al liceo scientifico “Amaldi” di Alzano – racconta Alice a L’Eco di Bergamo –. Già allora avevo il desiderio di scoprire il mondo, anche grazie
all’approccio aperto dei miei insegnanti e al sostegno della mia famiglia». Dopo aver tentato senza successo il test d’ingresso per Medicina, Alice ha scelto di iscriversi a Infermieristica all’Università Milano-Bicocca, innamorandosi presto della professione. «Uno dei vantaggi del percorso infermieristico è la possibilità di affrontare tirocini fin da subito: questo ti fa capire in fretta se è la strada giusta». Si laurea nel 2014, nella sede di Bergamo, raggiunta quotidianamente in Vespa.
Dopo la laurea, il trasferimento in Inghilterra. «All’inizio facevamo lavori occasionali: cameriera, barista… ho lavorato anche in un ristorante a Covent Garden. Londra mi ha dato una scossa, in sei mesi ho imparato più che in tutta l’adolescenza». L’idea di proseguire come infermiera nasce proprio lì, quando una delle sue amiche inizia a raccogliere informazioni per iscriversi all’albo britannico. Dopo sei mesi di burocrazia, arriva la tanto attesa approvazione: «Eravamo così emozionate che ci siamo messe a piangere».
Nel 2016 Alice inizia a lavorare in un ospedale a Guildford, nel reparto di chirurgia maxillo-facciale e otorinolaringoiatria. Le difficoltà iniziali non mancano, soprattutto per via della lingua, ma il supporto dei colleghi – in particolare di un’infermiera irlandese – la aiuta ad ambientarsi. «Qui in Inghilterra c’è una mentalità più inclusiva rispetto all’Italia. Certo, la Brexit ha cambiato un po’ l’atmosfera, ma resta il fatto che il sistema sanitario inglese dipende fortemente dagli operatori sanitari stranieri. Senza di noi, dicono spesso, l’NHS (National Health Service, ndr.) non potrebbe funzionare».
Dopo qualche anno passa alla terapia intensiva, dove riceve una lunga formazione prima di entrare nel ruolo. È un periodo intenso e impegnativo, che la prepara a ciò che arriverà poco dopo: il Covid. Nel 2019 inizia anche a lavorare in sala operatoria presso il Mount Alvernia Hospital. Ma l’anno successivo la pandemia cambia tutto. «Quando ho visto le prime immagini di Bergamo devastata, qui sembrava che nessuno capisse la gravità della situazione. Io invece ero sconvolta. Vedere la mia città al telegiornale, simbolo della tragedia mondiale, è stato straziante». Nel suo ospedale, convertito a centro per pazienti Covid terminali, le protezioni scarseggiavano: «Ci arrangiavamo con sacchi di plastica per costruirci delle divise di fortuna. Nessuno era preparato a quel che stava per accadere. È stato un incubo lungo un anno».
Nel 2021 Alice si trasferisce a Worthing, vicino a Brighton, per avvicinarsi alla famiglia del compagno. Qui lavora al Goring Hall Hospital, parte del gruppo privato Circle Health, specializzato in ortopedia. Oggi è una “senior theatre practitioner”: affianca i chirurghi durante gli interventi e si sta preparando all’introduzione della chirurgia robotica. «È un cambiamento importante, ma penso che sia il futuro. In sala operatoria ogni dettaglio conta, e la tecnologia può essere un alleato prezioso».
La vita in Inghilterra oggi le piace. «Mi trovo bene sulla costa: in mezz’ora arrivo al mare a piedi. Con l’inglese ormai me la cavo alla grande, anche grazie al mio ragazzo, che ho conosciuto in ospedale. Una volta ho perfino risposto a mia madre in inglese al telefono, senza rendermene conto!». Nonostante tutto, Bergamo e le sue montagne le restano nel cuore. «Mi mancano la Maresana e i miei affetti, ma torno spesso, quasi una volta al mese. Ho trovato il mio equilibrio: un lavoro che amo, un luogo in cui sto bene e la possibilità di restare legata alle mie radici».
A cura di Claudio Gualdi
In questa rubrica gli operatori sanitari (medici, infermieri etc.) si raccontano, facendo conoscere oltre al loro lato professionale la loro attività di artisti, volontari, atleti... Vuoi raccontare la tua storia su Bergamo Salute? Scrivici su facebook o redazione@bgsalute.it!

