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Da bambino sognava di suonare l’organo in chiesa tutti i giorni tanto che appena ha l’età entra in Seminario, credendo che il prete potesse suonare tutti i giorni (era solo un sogno da bambino) ma poi come succede durante la crescita, cambia idea e sceglie un’altra strada.

Decide di fare l’infermiere e di continuare a suonare il pianoforte che ha cominciato a strimpellare da bambino e studiato poi alla scuola musicale Santa Cecilia di Città Alta durante gli anni del seminario. Fausto Chigioni ha 48 anni e lavora nel reparto di Patologia natale all’Ospedale Papa Giovanni dal 2001. È stato il primo infermiere maschio nella storia dell’ospedale bergamasco ad assistere i bambini nati prematuri o con problemi, che lui chiama amorevolmente “neonatini”, sotto lo sguardo vigile e attento di tutte le infermiere, che all’inizio lo considerano un caso difficile in un reparto di sole donne. Ma lui resiste e convince, con garbo, simpatia e professionalità, tutti e tutte.

«È vero, all’inizio mi sentivo un pesce fuor d’acqua» racconta ora. «Non avevo mai toccato un bambino prima di allora, ma ce l’ho fatta. I miei studi umanistici che avevo fatto in seminario prima e terminati poi alle magistrali, quelli professionali poi conseguiti agli Ospedali Riuniti di Bergamo e la mia esperienza alle Cliniche Gavazzeni nel reparto di terapia intensiva di cardiochirurgia, dove ero stato prima di vincere il concorso agli Ospedali Riuniti, mi hanno aiutato ad affrontare questa nuova realtà. I neonati sono fuori dal loro habitat naturale e hanno bisogno di assistenza. Il medico li visita, li cura, ma poi tocca a noi infermieri assisterli in tutto e per tutto ed aiutare i loro genitori ad affrontare questo periodo a volte lungo e doloroso».

Fausto è sposato con Anna, una collega che lavora nel reparto di medicina, e ha tre figlie, Martina, 20 anni, Serena, 17, e Sara, 8. Lui ama il pianoforte, le tastiere e soprattutto i Pink Floyd tanto da aver fondato una band che si chiama Shine on Project, con altri otto musicisti interessati alla musica del famoso gruppo inglese che ha venduto milioni di dischi in tutto il mondo a partire dagli Anni Sessanta. Per Fausto l’incontro con i Pink Floyd è stato un amore al primo ascolto. Era ancora in seminario quando un suo compagno gli fa ascoltare In the flash e di conseguenza l’album The wall. «È stata una rivelazione» dice. «In loro mi sono subito rispecchiato. La loro grandezza è nel mandarti un messaggio musicale, spirituale. Ti avvolge. È stato bellissimo, ho cominciato a studiarli e mi sono innamorato della loro musica che ora io e i miei compagni della Shine on Project cerchiamo di diffondere dove ci chiamano a suonare. Non ci consideriamo una tribute band, riproponiamo i loro brani, contestualizzandoli, mettendoci un po’ del nostro. D’altronde nel nostro gruppo ci sono dei bravissimi musicisti. Vale la pena ricordarli: Filippo Guerini e Alberto Federici (voce e chitarre), Antonio Saladino (pianoforte e hammond), Beppe Castelli (basso), Fabrizio Pintorno (batteria), io (tastiere e voce) e le meravigliose tre coriste: Claudia Castelli e la sorella Ornella e Carmen Giammona. Un gruppo nato un po’ alla volta. Io, Beppe e Fabrizio abbiamo dato il là. Poi si sono aggiunti gli altri provenienti da diversi generi musicali chi dal Pop, chi dal Jazz e Blues chi dal Sacro e dalla Classica».

Dovunque va la Shine on Project ottiene un grande successo, come è stato recentemente al Palacreberg di Bergamo in un concerto organizzato da Proloco Bergamo in collaborazione con l’assessorato alle pari opportunità del Comune di Bergamo e della Provincia a favore dell’Associazione “Aiuto Donna”. “Una serata indimenticabile ed emozionante”, scrive Fausto sul suo sito “tutti uniti per gridare No alla violenza sulle donne”. «Sì, cerchiamo di trasmettere questo messaggio, per noi la musica è un servizio verso gli altri, verso il pubblico. Noi siamo servitori della musica. Dobbiamo dare un qualcosa a chi ci ascolta. Il più bel complimento non è quando ci dicono “siete stati bravissimi”, ma quando commentano “Ho passato due ore intense, adesso vado a casa portandomi dentro qualcosa di bello”».

Ed è lo stesso impegno che Fausto mette nel suo lavoro con i bambini e con i loro genitori. Forse lo ha imparato grazie alla sua famiglia con una mamma e papà che cantavano nel coro della loro parrocchia e insegnano ai quattro figli a stare al mondo nel rispetto di tutto e di tutti, e grazie all’ amore per Anna sua moglie che considera l’infermiera per eccellenza, una donna che assiste gli altri nella sofferenza e nella debolezza sia fuori che dentro l’ospedale senza se e senza ma trasmettendo tutto questo a chi la circonda. «Se tornassi indietro rifarei tutto» dice Fausto. «Ho fatto un bel percorso che mi ha portato a fare l’infermiere». E si sente che è innamorato del suo lavoro. «È assistere la persona in tutta la sua complessità».

L’esperienza più forte in cui musica ed assistenza si sono incontrate è stato quando si è preso cura di un bambino con grossi problemi e anche del padre, un professionista che scrive poesia e musiche e fa teatro. «Abbiamo avuto un rapporto molto intenso, abbiamo parlato tanto. Purtroppo il piccolo non ce l’ha fatta e il suo papà che aveva scritto una poesia in musica per la malattia del figlio, ha voluto che la suonassi al funerale nella piccola chiesa degli Ospedali Riuniti. È stata un’emozione molto forte. La musica in questa situazione ha preso il posto delle parole, si è inserita nel cuore e in quel momento lo ha cullato. La musica è un linguaggio universale arriva a tutti, ti abbraccia, ti avvolge, si prende cura di te e alle volte ti assiste e ti accompagna nei momenti più belli e difficili della vita». Ecco la scelta di fare l’infermiere in “armonia”. 

a cura di Lucio Buonanno

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