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La storia di Rina, di Clusone, sottoposta a un innovativo intervento mini-invasivo di sostituzione della valvola aortica.
«Rischiavo di non arrivare a Natale per colpa del mio cuore malato. Ora invece, grazie all’intervento di sostituzione di una delle valvole, mi sento di nuovo bene e posso godermi i miei figli e i miei nipotini. E non solo: pensi che ho anche ricominciato ad andare a funghi, la mia grande passione, e a curare l’orto. Se solo me lo avessero detto mesi fa che mi sarei ripresa così e così velocemente non ci avrei creduto». 87 anni di Clusone, Caterina, per tutti Rina, ha gli occhi azzurri, penetranti, che parlano ancor più delle parole. Raccontano la gioia di essere viva, attorniata dai suoi cari, e la gratitudine per chi l’ha operata, il dottor Maurizio Tespili, cardiologo bergamasco doc con origini da parte materna proprio della Val Seriana, tra i massimi esperti nel campo della cardiologia interventistica e della sostituzione mini-invasiva di valvole aortiche. «La signora Rina soffriva di una severa stenosi della valvola aortica. La sua valvola era malata e molto compromessa e non le avrebbe permesso di sopravvivere per sei mesi» racconta il dottor Tespili, coordinatore dell’area cardiologica degli Istituti Ospedalieri Bergamaschi e responsabile dell’unità di cardiologia dell’Istituto Clinico Sant’Ambrogio, tutte realtà appartenenti al Gruppo San Donato.

«L’ultima volta che l’avevo vista quest’estate, nello studio di Ponte Nossa, era molto affaticata. Aveva difficoltà a respirare, faceva fatica a camminare e a svolgere le normali attività quotidiane. Temevo che, se non si fosse sottoposta all’intervento di sostituzione della valvola, non le sarebbero rimasti molti mesi davanti a sé oppure sarebbe stata destinata a essere invalida fino alla morte. Una cosa difficile da accettare per una donna come lei abituata fin da bambina a lavorare, darsi da fare e sentirsi attiva». E così il cardiologo le propone l’intervento. «I miei figli all’inizio erano scettici e preoccupati, vista la mia età. Ma io avevo già preso la mia decisione prima ancora di arrivare alla macchina dopo la visita: volevo fare l’intervento. Sapevo di essere in buone mani» continua la signora Rina. «Abbiamo valutato attentamente il da farsi e, sebbene in ogni intervento ci possano essere dei rischi, soprattutto considerata l’età della signora, eravamo certi che sarebbe potuto riuscire bene» le fa eco il dottor Tespili. E così, ad aprile, Rina viene operata a Milano, all’Istituto Clinico Sant’Ambrogio -centro di riferimento a livello italiano per la cardiologia interventistica e per questo tipo di patologie- con una tecnica mini-invasiva chiamata TAVI (Transcatheter Aortic Valve Implantation) che si esegue solo in centri specializzati, dotati di una Cardiologia Interventistica Avanzata e un reparto di Cardiochirurgia), poiché richiede grande esperienza da parte degli operatori sia dal punto di vista tecnico sia nella scelta dei materiali.

«Grazie a questa tecnica, mini-invasiva ad altissima efficacia, oggi è possibile sostituire la valvola aortica senza aprire lo sterno e fermare il cuore, ma con un accesso percutaneo. In pratica, dall’inguine e attraverso l’arteria femorale, sotto continuo controllo ecografico viene inserita una piccola protesi cardiaca, che può essere di materiali diversi. Una volta raggiunta la valvola aortica malata, questa protesi si “aggancia” e inizia a funzionare come una valvola naturale, ripristinando immediatamente il flusso della circolazione prima difficoltoso» spiega il dottor Tespili. «Questa tecnica presenta moltissimi vantaggi: oltre che all’assenza di cicatrici, un minore stress operatorio, minori rischi - non essendo necessaria una circolazione extracorporea con le complicanze importanti che possono essere ad essa associati - e tempi di ripresa inferiori. Proprio in virtù di tutto questo la TAVI, che una volta era riservata solo a pazienti giudicati ad alto rischio, ora è stata approvata dalla Fda (Food and Drugs Administration, massimo organo di controllo delle procedure operatorie negli Stati Uniti) anche per i pazienti a basso rischio. Questo ha un valore culturale e scientifico di grande impatto sul trattamento futuro di questa patologia che potrà essere esteso a una serie di pazienti un tempo inoperabili. Da non dimenticare la riduzione di tempi di ospedalizzazione e dei costi socio-sanitari ad essa collegati. A Rina, in particolare- e questa è la novità - abbiamo impiantato una valvola di nuovissima generazione, super-performante, più piccola, più sottile e ancora meno invasiva. È stato il primo intervento in Italia di questo tipo: infatti le arterie della paziente erano molto piccole e non avrebbero consentito altri approcci operatori per posizionare le valvole di vecchia generazione». L’intervento e il decorso operatorio di Rina vanno nel migliore dei modi. Tre giorni dopo la procedura è già a casa, nella sua Clusone, e un passo alla volta ricomincia a stare meglio. Ha di nuovo le forze per dedicarsi all’orto, per andare a piedi al cimitero a trovare i suoi cari, per ricamare e anche per andare a caccia di porcini. «Per me i funghi sono una vera malattia» dice Rina ridendo. «Lo sa anche il dottor Tespili. Appena sono stata meglio l’ho invitato a pranzo per il mio risotto ai funghi»

A cura di Maria Castellano

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