È la Cenerentola dei laghi bergamaschi, ma non meno affascinante e romantica. È la perla della Val Cavallina.

Immerso in un ambiente naturale pressoché intatto, lo specchio lacustre di Endine al mutare delle stagioni cambia d’abito offrendo paesaggi suggestivi. D’inverno il lago si ghiaccia, in primavera lo sbocciare dei fiori offre un’esplosione di colori, in autunno meraviglia la magia del foliage e d’estate è il momento dei tuffi e delle traversate con pedalò e canoe.

È in questo contesto che una decina di anni fa, due giovani imprenditori hanno deciso di risvegliare la sonnecchiante località di Endine dando vita a una struttura avveniristica in grado di rilanciare il turismo dell’intera zona: il K Beach. Aldo e Vladimir Kola, a Endine da 30 anni, hanno creduto fin dall’inizio a questo luogo ridando un volto completamente nuovo alla riva, attrezzandola anche con una spiaggia erbosa. I titolari, in realtà non sono nuovi del settore turistico, benché la loro principale attività sia legata all’Union Srl (carpenteria metallica, coperture, rivestimenti e strutture per edilizia e industria).

Davanti all’ex Gerù, lungo una striscia di spiaggia, hanno aperto il K Beach, che non è un semplice ristorante, ma una location turistico-ricettiva su due piani e una grande terrazza, il tutto con materiali all’avanguardia, ampie vetrate, autosufficiente dal punto di vista energetico. Il progetto è dell’architetto Pietro Maria Scarsi di Endine che ha dato un’impronta moderna e accattivante al K-Beach. Una parte è destinata a ristorante e un’altra a bar, ma gli ambienti si prestano ad essere utilizzati anche per altre attività ricreative.

Cenare o pranzare a bordo lago, incontrarsi per un’apericena davanti allo specchio lacustre, intrattenersi per un cocktail after dinner sotto una cupola di stelle sono esperienze insolite in una zona fino ad alcuni anni fa coperta solo da rovi e sterpaglie. La ristorazione è uno dei punti forti del K Beach. Non mancano di certo i piatti della tradizione bergamasca, ma lo chef punta molto su piatti a
base di pesce. Il menu varia a seconda della disponibilità del prodotto, ma il punto fermo è la cucina mediterranea, talvolta rivisitata.

L’antipasto del K Beach è un must imprescindibile. Si parte con capesante gratinate o una tartare di tonno rosso placcata d’oro con spicchi d’ananas. Per i più esigenti ostriche in Bellavista.

Fra i primi consigliamo i paccheri dello chef con granchio reale rosso, ma chi sceglie un menu di terra può optare per le chicche di patate con tartufo nero estivo della Valle Camonica (sempre in base alla disponibilità degli ingredienti). Ampia scelta fra i secondi di pesce con l’immancabile grigliata: un vero di trionfo di gamberi, scampi, granchi e filetto branzino. Sono disponibili anche un menu per vegani e il servizio pizzeria. Se volessimo dare un consiglio non richiesto al K Beach, inseriremmo nella carta anche qualche sapore della tradizione casearia della Val Cavallina, qui molto radicata. Ben assortita invece la cantina con una accuratissima selezione di bollicine dalla Val Cavallina alla Franciacorta, con qualche escursione fuori regione.

La sera tardi, nei weekend, K Beach cambia volto. È il momento della disco, fra luci, musiche e balli scatenati sulla terrazza o a pochi metri dal lago. Una location, insomma, eclettica e versatile, capace di ospitare anche eventi e feste private.

E per chi volesse fare una gita fuoriporta, nella zona non mancano alcune insolite attrazioni, come il castello dei Templari di Bianzano, una rocca davvero misteriosa, oppure una tappa nella Valle del Freddo, il fenomeno naturale più singolare dell’intero territorio bergamasco, che non trova eguali in tutta Europa. Questo luogo, lungo 600 metri, in Alta Val Cavallina, a soli 360 metri di altezza dal mare, subito dopo il laghetto di Gaiano (Solto Collina), vede spuntare piante e fiori tipici dell’alta montagna, dal rododendro alla stella alpina che generalmente non cresce al di sotto di 1.700 metri di altezza. L’elemento determinante di queste presenze sono le buche del freddo o “bocche” dalle quali fuoriesce aria gelida. Tutto ciò avviene per la particolare struttura del terreno: durante l’inverno si formano grossi blocchi di ghiaccio: in estate l’aria passa attraverso questi blocchi e fuoriesce da una serie di buche nel fondo della valletta, a temperatura bassissima, dai 2 ai 4 gradi. La zona può considerarsi una specie di grande frigorifero naturale, che consente la sopravvivenza, anche nella calda estate, di vegetazione abituata ai climi più freddi dell’alta montagna. È visitabile nei mesi di maggio, giugno e luglio, lungo un sentiero ad hoc.

A cura di Emanuele Roncalli