Psichedelia e psicoterapia: una possibile combinazione vincente? Con l’inizio del nuovo millennio si è riacceso l’interesse nei confronti delle sostanze psichedeliche e del loro potenziale in psicoterapia e psichiatria. Nel corso degli ultimi anni, infatti, sono ripresi con rinnovato rigore scientifico gli studi clinici controllati che erano stati interrotti bruscamente nei primi anni ‘70 a causa della messa al bando di queste sostanze. Questo nuovo capitolo della loro storia è stato ribattezzato “Rinascimento psichedelico”, un’espressione che descrive non solo il ritorno della ricerca scientifica, ma anche il crescente interesse del mondo medico e dell’opinione pubblica verso il possibile impiego terapeutico di queste sostanze.
L’origine del termine
Il termine “psichedelico” si riferisce all’alterazione della coscienza conseguente all’uso di certe sostanze e si tratta di un neologismo che combina le due parole greche psyché (anima, mente) e deloun (rilevare, rendere manifesto): letteralmente il significato è “che manifesta l’anima” o “che rivela la mente”. Questo termine è stato coniato nel 1956 dallo psichiatra Humphry Osmond per eliminare la negatività dei termini che invece venivano usati all’epoca, come “allucinogeno” o “psicotomimetico” - che imita la psicosi.
Le sostanze protagoniste e le loro proprietà
Le principali sostanze protagoniste del rinascimento psichedelico sono psilocibina, LSD (dietilammide dell’acido lisergico), MDMA (metilenediossimetanfetamina), ketamina e ayahuasca.
> La psilocibina è una molecola presente in alcuni funghi sudamericani comunemente chiamati “allucinogeni”. Ha mostrato importanti proprietà terapeutiche specialmente nel trattamento della depressione maggiore, della depressione farmacoresistente, dell’ansia da fine vita nei malati terminali, del dolore cronico e delle dipendenze, soprattutto da alcol e fumo. Agisce sui recettori della serotonina.
> L’LSD è una sostanza semisintetica derivata dall’acido lisergico presente nella segale cornuta e sintetizzata da Albert Hofmann nel 1938 che viene usata per il trattamento dell’ansia grave, della depressione, delle dipendenze e nella cura della cefalea a grappolo. Ha una durata d’azione prolungata (fino a 12 ore) con intensi effetti visivi, cognitivi ed emotivi che facilitano la ristrutturazione del pensiero.
> La MDMA è un composto semisintetico classificato come empatogeno piuttosto che come psichedelico. Una sostanza empatogena è una sostanza psicoattiva che distorce la percezione della realtà aumentando l’empatia, l’apertura sociale e la comunicazione. È in fase avanzata di approvazione per la psicoterapia assistita del PTSD (disturbo da stress post traumatico), in quanto riduce la paura e aumenta l’empatia, la fiducia e l’apertura emotiva.
> La chetamina è un anestetico dissociativo sintetico, già ampiamente utilizzato in clinica per il trattamento rapido della depressione resistente e delle ideazioni suicidarie. Agisce sul sistema del glutammato (recettori NMDA) inducendo un effetto antidepressivo quasi immediato e promuovendo la crescita di nuove connessioni sinaptiche.
> L’Ayahuasca, un decotto cerimoniale amazzonico a base di due piante principali, studiato per la depressione, i disturbi d’ansia e il trattamento delle dipendenze severe, e che provoca un’esperienza visionaria e introspettiva molto intensa, spesso accompagnata da una forte componente di rilascio emotivo e catarsi fisica.
Gli psichedelici classici agiscono principalmente come agonisti dei recettori della serotonina; il cervello a riposo è dominato dalla Rete dello stato di default (Default Mode Network DMN), iperattiva in caso di depressione, ansia e rimuginio. Le sostanze psichedeliche ne riducono temporaneamente l’attività, abbattendo le barriere abituali del cervello: regioni cerebrali che non comunicano iniziano a dialogare intensamente, portando a una maggiore flessibilità cognitiva. Gli psichedelici sono anche dei potenti psicoplastogeni, ovvero molecole capaci di rimodellare la struttura e la funzione del cervello, stimolando la crescita di nuovi dendriti e aumentando la formazione di nuove sinapsi. Tutto questo permette al cervello di disimparare circuiti di pensiero rigidi e patologici, rendendo la psicoterapia associata estremamente più efficace.
La psicoterapia assistita da psichedelici (PAP)
I protocolli per la PAP variano in base alla sostanza utilizzata e al disturbo trattato, ma seguono tutti una struttura standard suddivisa in tre fasi principali:
> preparazione: composta da una valutazione, cioè uno screening medico e psicologico per escludere controindicazioni, e dalle prime tre (circa) sessioni, che servono a costruire l’alleanza terapeutica e a prepararsi all’esperienza vera e propria;
> sessione di dosaggio (dosing): si attua in un setting confortevole e sicuro e con il supporto di due terapeuti che cercano di intervenire solo quando necessario;
> integrazione: avviene nelle sessioni successive ed è composta dall’elaborazione dell’esperienza e dall’applicazione, cioè l’aiuto nel tradurre le intuizioni emerse in cambiamenti comportamentali e cognitivi stabili nella vita quotidiana. Attualmente l’efficacia maggiore si riscontra nei protocolli MAPS per il PTSD con MDMA e nei protocolli per la depressione maggiore resistente ai farmaci con psilocibina o chetamina.
Gli ostacoli sistemici
Ci sono quattro grandi ostacoli sistemici nell’uso della psicoterapia assistita da psichedelici:
> Regolamentazione: molte sostanze sono ancora inserite nelle tabelle restrittive delle droghe d’abuso, il che frena la ricerca e i processi di approvazione da parte degli enti regolatori. Trattandosi di terapie combinate (sostanza + psicoterapia), i modelli di approvazione standard dei farmaci hanno difficoltà a valutare e standardizzare il ruolo essenziale del terapeuta e del setting;
> Stigma: decenni di narrazioni negative hanno associato gli psichdelici esclusivamente allo sballo e alla criminalità, creando forte resistenze, non solo nell’opinione pubblica ma anche nella comunità medica tradizionale, che temono ancora che queste sostanze inducano psicosi o danni permanenti;
> Rischi: vulnerabilità psicologica se in presenza di terapeuti non formati correttamente e sicurezza clinica;
> Accessibilità: le sessioni spesso dalle 6 alle 8 ore e richiedono la presenza costante di due terapeuti certificati in cliniche specializzate, rendendo il trattamento economicamente elitario, considerando anche che non sono presenti l’inserimento nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e il rimborso da parte delle assicurazioni sanitarie; mancano inoltre programmi accademici standardizzati e diffusi per certificare il personale specializzato.
Dalla sperimentazione alla potenziale integrazione
In conclusione, la Psicoterapia assistita da psichedelici è ormai prossima al passare da una dimensione sperimentale a una potenziale integrazione nei sistemi sanitari. Negli USA, le molecole più vicine all’approvazione definitiva sono la psilocibina per la depressione farmacoresistente e il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) e l’MDMA per il PTSD. Il paradigma
si sta spostando dalla somministrazione giornaliera di psicofarmaci tradizionali a un modello che si può definire di impulso episodico, in cui la sostanza viene assunta pochissime volte all’interno di un percorso psicoterapeutico strutturato. Le sostanze in questione agiscono come catalizzatori biologici che inducono un picco di neuroplasticità che può sbloccare la rigidità cognitiva, permettendo al terapeuta e al paziente di rielaborare i traumi e gli schemi di pensiero disfunzionali
in tempi abbastanza rapidi. Una delle sfide principali, oltre al superamento dello stigma, sarà lo sviluppo di modelli di rimborso assicurativo o pubblico sostenibili, per evitare che rimanga una terapia d’élite. Altri obiettivi su cui si sta lavorando sono la creazione di composti analoghi ma con durata dell’effetto minore e di molecole capaci di stimolare la neuroplasticità senza indurre l’effetto psichedelico, permettendo quindi un’assunzione casalinga come normali farmaci, eliminando perciò la necessità di una supervisione terapeutica costante e costosa.
A cura del Dott. Aiden Miragliotta
Psicologo Clinico
MindFit Clinic, Bergamo

