Gelosia o ossessione?

gelosia


Da sempre la gelosia riveste un ruolo importante nella vita degli uomini: basti pensare a quanti libri e film sono incentrati su questo tema. I motivi di questa attenzione sono principalmente due: le conseguenze che ha su chi la prova e su chi la subisce e il fatto che sia un elemento che accompagna, in forme diverse, tutta la nostra vita, fin da quando siamo piccoli. Sicuramente, però, quando si parla di gelosia il primo pensiero va alla vita di coppia. “Perché non mi richiama?”, “Come mai torna così tardi dal lavoro?”, “Andrà davvero dalle amiche questa sera?”. Certo un po’ di gelosia è fisiologica e può essere perfino sana, se si impara a gestirla bene. Il problema è quando eccede fino a diventare un’ossessione, nei casi più gravi. Come ci spiega la dottoressa Laura Grigis, psicologa e psicoterapeuta.

Dottoressa Grigis, qual è la molla che fa scattare questo sentimento?
La gelosia è l’emozione che si prova al pensiero di perdere l’affetto di una persona per noi importante, a causa di un’altra persona. Nasce dalla percezione di una minaccia, dalla sfiducia, dalla sospettosità e dal timore che qualcuno possa portarci via la persona che amiamo. Come tutte le emozioni, ha una sua importante funzione: ci indica quello che conta per noi, ciò che è importante conservare, serve da spinta motivazionale per lottare per qualcosa a cui teniamo. Ha inoltre la funzione di regolare la distanza fra i partner: quando percepiamo un allontanamento, la gelosia ci porta ad attuare comportamenti per ridurre la distanza e ad attirare nuovamente l’attenzione dell’altro su di noi. Tutti noi sperimentiamo la gelosia, a diversi livelli di intensità; esistono però alcune importanti variabili che rendono questa emozione troppo forte e troppo spiacevole, come ad esempio considerare quella persona e quella relazione come l’unica cosa veramente importante della propria vita, avere una naturale tendenza alla sospettosità, poca fiducia nell’altro e scarsa considerazione del proprio valore; interpretare la possibile fine della relazione come un evento catastrofico. Inoltre la gelosia è strettamente legata al livello di autostima e al senso di autoefficacia. Se non credo molto in me stesso, difficilmente riuscirò a credere di poter essere interessante per un partner: confrontandomi con altre persone, ne uscirò sempre sconfitto e avrò come unica soluzione quella di impedire all’altro di fare nuove esperienze (e nuove conoscenze).

Ma quindi è normale e anche “sano” provarla…
In una certa misura sì, sebbene anche la gelosia normale, “sana”, abbia delle conseguenze spiacevoli: la persona gelosa soffre sia per il timore della perdita, sia per il fatto di provare con tale intensità questo sentimento di sofferenza che la fa sentire debole, vulnerabile e poco razionale. Da un punto di vista cognitivo si osservano inoltre delle modifiche della percezione (ci si focalizza su possibili minacce al rapporto di coppia) e della memoria (la persona gelosa è capace ricordare esattamente ogni singolo fatto che sia stato fonte di dubbio: orari, impegni, abiti, frasi…). La gelosia normale si sviluppa, il più delle volte, da un fraintendimento: due persone diverse, con personalità differenti e modi di vivere e vedere le relazioni differenti, devono imparare a leggere i comportamenti dell’altro prendendo in considerazione un nuovo punto di vista. Se la gelosia normale, che tutti noi abbiamo sperimentato, è gestibile e tollerabile, non si può dire altrettanto della gelosia patologica.

“Guardatevi dalla gelosia, mio signore. Un mostro dagli occhi verdi che dileggia il cibo di cui si nutre. Beato vive quel cornuto il quale, conscio della sua sorte, non ama la donna che lo tradisce: ma oh, come conta i minuti della sua dannazione chi ama e sospetta; sospetta e si strugge d’amore!
William Shakespeare
Otello

Quando diventa patologica? Come si fa a capire se si è passato il confine?
La gelosia non rientra nell’elenco delle patologie psichiatriche, ma è indubbio che, quando eccede nell’intensità e nella persistenza, da normale diventa patologica: la differenza principale sta nell’intensità e nella frequenza della gelosia provata, così come nella fondatezza dei sospetti. L’intensità della gelosia è direttamente proporzionale alla dimensione della catastrofe che la persona gelosa si immagina di dover sopportare: se al solo pensiero si sente disperato e senza un futuro, se la sua perdita è segno di sconfitta e fallimento personale, se teme di non potersi mai più innamorare, tutto contribuisce a ingigantire il dramma della gelosia. Nel caso invece della gelosia “paranoica”, i sospetti sono continui, frequenti, sistematici: ogni gesto, ogni parola, ogni situazione viene valutata come possibile indicatore di tradimento. Nella gelosia “delirante”, infine, vengono creati fatti che non esistono e i sospetti non hanno alcun fondamento razionale. Un altro elemento che cambia la definizione di gelosia da normale a patologica è il tipo di comportamento, di reazione del partner geloso: controlli continui e persistenti (cellulare, computer, borsa, portafogli, macchina), pedinamenti e visite a sorpresa, scatti di collera e gesti violenti o aggressivi, divieto di vedere amici o di frequentare locali sono senza ombra di dubbio indicatori di gelosia patologica. Spesso la gelosia è un sintomo di alcune importanti psicopatologie come il disturbo paranoide, il disturbo ossessivo compulsivo, il disturbo borderline e il disturbo dipendente. In conclusione, il problema della gelosia è risolvibile ed è importante farlo soprattutto quando si struttura all’interno di quadri patologici che possono dar vita a comportamenti aggressivi. Quando parliamo invece di gelosia fisiologica, è importante ricordare che la normalità non consiste nel non provarla, ma nel saperla gestire.

Gelosia e dipendenza affettiva: due facce della stessa medaglia
La letteratura scientifica afferma che la gelosia e la dipendenza affettiva sono legate a filo doppio (La gelosia: patologia o amore vero? di F. Fiore, C. Prinetti). Se è presente l’una è molto probabile sia presente anche l’altra: il dipendente affettivo agisce infatti spinto dalla necessità di non rimanere solo, di non perdere la persona amata.

A cura di Maria Castellano
con la collaborazione della dott.ssa Laura Grigis
Psicologa e Psicoterapeuta
A Bergamo, Polispecialistico Dental Italy Curno e Centro Polispecialistico Zogno



 

Ultimo numero