“Mi vedo e sento diversa/o”. “Sono troppo o troppo poco rispetto a quello che la società vuole da me”. “Il mio corpo sta cambiando e fatico a starci dentro”. “Le persone che seguo sui social sembrano così perfette, perché io non sono come loro? Cosa devo fare?”. Questi sono solo alcuni dei pensieri delle e degli adolescenti di oggi che, complici anche i social media e il costante confronto con apparenti modelli di “perfezione”, sempre di più faticano ad accettarsi e ad accettare la propria immagine corporea ritenuta, spesso erroneamente, non all’altezza degli “ideali” proposti dalla rete. Ma perché per gli adolescenti è così difficile “fare pace” con se stessi? Cosa possono fare i genitori per aiutarli in questa fase delicata della loro vita? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Pamela Tassetti, psicologa e psicoterapeuta.

Dottoressa Tassetti, perché durante l’adolescenza l’aspetto corporeo diventa un elemento così cruciale?

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’adolescenza - “l’età dello tzunami” come definita da Alberto Pellai e Barbara Tamborini, esperti italiani dell’età evolutiva - è quel periodo della vita compreso tra i 10 e i 19 anni (periodo che possiamo estendere fino a 25 anni parlando di “giovani adulti”) contraddistinto da significativi cambiamenti fisici, psicologici e sociali. Si tratta di una fase caratterizzata da compiti evolutivi che, nella maggior parte dei casi risultano complessi e dolorosi da affrontare, sia per gli stessi adolescenti sia per i loro affetti. In un tempo relativamente breve viene chiesto loro di mentalizzare i cambiamenti del corpo che diventa capace di riprodursi, che può allungarsi e allargarsi, che diventa motivo di giudizio, sfida e confronto. In adolescenza il corpo acquisisce un’importante valenza a livello comunicativo, sessuale, relazionale. Dallo studio HBSC (Health Behaviour in School-aged Children) del 2020 emerge come peso e apparenza fisica siano preoccupazioni di grande rilievo tra gli adolescenti. Le ragazze in particolare hanno un atteggiamento più giudicante nei confronti del proprio corpo (“sono troppo grassa”) mentre i ragazzi tendono a concentrarsi maggiormente sulla propria prestanza muscolare.

Quanto influisce la percezione che i ragazzi e le ragazze hanno della loro corporeità sul loro comportamento e sviluppo?

La percezione che l’adolescente ha del proprio corpo impatta notevolmente sullo sviluppo e costruzione della sua identità. Numerosi studi scientifici, infatti, evidenziano come lo sviluppo in adolescenza di un’immagine corporea positiva favorisca la costruzione di una migliore stima di sé (“sono una persona adeguata, mi sento una persona amabile”) e l’adozione di comportamenti più sani e protettivi in termini di alimentazione e movimento. Di contro l’insoddisfazione per il proprio peso, aspetto e forma fisica genera insicurezza (“mi sento inadeguata, incapace, ingombrante, non sono una persona degna d’amore”), chiusura sociale e l’adozione di strategie malsane per cercare di uscire da questa situazione, fonte di grande dolore e disagio.

Quanto influiscono oggi i social media sulla costruzione della propria immagine corporea?

La costruzione dell’immagine corporea è sempre influenzata da fattori socio-culturali, che contribuiscono in modo rilevante allo sviluppo dell’ideale di bellezza tipico di ogni epoca. Complice la pandemia, negli ultimi anni c’è stato un incremento massiccio dell’uso dei social che, se da un lato è stato molto positivo per aiutarci a convivere con la condizione di isolamento alla quale tutti noi eravamo costretti, dall’altro ha esposto giovani e meno giovani a immagini di corpi esasperati dalla ricerca di un’ideale di perfezione da raggiungere. Subito dopo il primo lockdown una mia paziente di 14 anni mi ha detto: “sui social tutti parlavano della paura di ingrassare, talmente tanto che è venuta anche a me, così ho deciso di mettermi a dieta e seguire un programma online di allenamento ma…la situazione mi è sfuggita di mano. Non era mai abbastanza. Il mio corpo non era mai come quello dei profili social che seguivo…”. Sappiamo che tv e social media veicolano spesso standard di bellezza irrealistici e poco inclusivi. La ricerca suggerisce che l’esposizione prolungata sui social a contenuti relativi all’aspetto fisico possa influire sul modo in cui la persona si percepisce e sviluppare un’insoddisfazione corporea (“non mi sento abbastanza attraente e interessante”).

Cosa possono fare gli adulti per aiutarli?

Genitori, insegnanti, educatori possono accompagnare con discrezione e rispetto le trasformazioni che avvengono nell’adolescente. Obiettivo è quello di favorire in lei/lui l’integrazione della nuova immagine corporea con la percezione della propria rappresentazione psichica interna, caratterizzata dallo sviluppo di nuove competenze (cognitive, emotive, relazionali), dall’organizzazione dell’orientamento sessuale, dall’elaborazione del rapporto con i genitori e da molto altro. Come fare? È fondamentale scegliere attentamente le parole con le quali ci si rivolge loro. Le parole possono curare o ferire. Chiediamoci se è davvero necessario commentare o giudicare il corpo dei propri figli o quello dei loro amici. Chiediamoci se è necessario, in un’ottica di salute psico-fisica, imporre loro diete restrittive o altri trattamenti estetici. Aiutiamoli ad accogliere e coltivare ciò che stanno diventando. Aiutiamoli a mantenere uno sguardo ad ampio raggio su se stessi, uno sguardo capace di prendersi cura, in modo integrato, della propria parte interna e esterna. Uno sguardo che, se cerca un confronto con l’esterno, non lo faccia con lo scopo di svalutarsi, ma con lo scopo di apprendere e crescere. 

A cura di Viola Compostella
con la collaborazione della dott.ssa Pamela Tassetti
Psicologa e Psicoterapeuta
a Bergamo e Azzano San Paolo

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