Digiuno e semi-digiuno: funzionano davvero per dimagrire?

digiuno

 

«Non passa giorno che su giornali e siti non compaia una nuova dieta o un nuovo prodotto in grado di far perdere peso senza sforzo. Al netto del proliferare d’informazioni volutamente false e/o tendenziose (oggi definite fake-news), anche le rimanenti hanno spesso poco valore scientifico. Tra queste, una delle ultime in ordine di tempo, è la rinata e rivisitata moda del “digiuno”, protagonista di regimi alimentari che contemplano l’astensione completa da tutti i cibi solidi e liquidi tranne l’acqua per periodi più o meno lunghi (da 12 ore fino a uno o più giorni). Secondo chi li suggerisce, questi regimi servirebbero a “depurare” l’organismo, se non addirittura a “guarirlo” da varie malattie anche gravi». Chi parla è il professor Massimo Valverde, endocrinologo e farmacologo; lo abbiamo incontrato ora che è tempo di buoni propositi e di mettersi a dieta dopo gli eccessi delle feste, per parlare degli effetti del digiuno.

Professor Valverde, ma davvero digiunare per un certo numero di ore al giorno può aiutare a perdere peso senza correre rischi, anzi migliorando il proprio stato di salute?
Malgrado i regimi alimentari di questo tipo vengano in qualche caso suggeriti anche da medici, in realtà un comportamento alimentare espresso con il digiuno o il semi-digiuno, può avere solo due motivazioni. La prima, personale e lecita, è generalmente legata al proprio credo religioso come forma tradizionale di penitenza, sacrificio e igiene e quindi assolutamente coerente e indiscutibile. A questo proposito basta citare il digiuno rituale nelle tre maggiori religioni monoteiste (il venerdì per i cristiani romani e ortodossi, lo yom kippùr degli ebrei, il ramadan nella religione islamica e nelle religioni orientali quali ad esempio il buddhismo). La seconda è generalmente legata a una discutibile interpretazione del digiuno come strumento di guarigione che, nella realtà dei fatti, confligge direttamente con tutte le attuali conoscenze scientifiche provenienti dallo studio della fisiologia umana, della biochimica, e dell’endocrinologia. Escludendo il digiuno effettuato sotto diretto e costante controllo medico durante il decorso di una malattia o dopo un intervento chirurgico, le attuali conoscenze della fisiologia e della biochimica umana dei soggetti “sani” dimostrano infatti che il digiuno, ancorché breve e frequente, intrapreso essenzialmente con fini dimagranti e/o depurativi, provoca delle modificazioni organiche che di fatto annullano e spesso peggiorano i suoi eventuali vantaggi in termini di perdita di peso.

Ma cosa succede esattamente nell’organismo quando si digiuna?
Il digiuno è in grado di stimolare la capacità dell’organismo di aumentare l’estrazione e la metabolizzazione dei nutrienti. Una conseguenza del digiuno è certamente il consumo dei depositi di grasso (vedi box), che è l’effetto più desiderabile di una dieta dimagrante, ma il vantaggio è apparente, perché nello stesso tempo si produce anche un rallentamento del metabolismo.

Gli effetti del digiuno sono uguali per tutti?
Anche con brevi periodi di digiuno viene esaltata la capacità legata ai processi di sopravvivenza, tipici di ciascun organismo umano e controllata da caratteristiche sia “di base” (ovvero genetiche) sia “adattative” (dette epigenetiche). Proprio per questo ci sono persone che possono sopportare ed eventualmente trarre momentaneo vantaggio dagli effetti del digiuno meglio di altre. 1883.jpg

S.O.S. GLUCOSIO
Nelle prime 24 ore di privazione alimentare, per produrre l‘ATP (la “benzina“ necessaria per far funzionare tutte le cellule) l’organismo sopperisce alla carenza di glucosio utilizzando inizialmente la piccola quantità di “glucosio d’emergenza” prodotto e depositato nel fegato sotto forma di glicogeno.Questa scorta non è però in grado di far fronte a lungo a tutte le necessità metaboliche e, dopo averla consumata, l’organismo inizia a utilizzare per produrre l’ATP prima i grassi e, dopo averli esauriti, rielabora le proteine presenti nelle sue varie sedi. Quando vengono utilizzati i grassi l’organismo produce come scarto l’acetone, che si percepisce ad esempio nell’alito dei bambini quando hanno difficoltà nell’alimentarsi normalmente per una malattia. Il cervello, i globuli rossi e tutto il corpo in generale, che non sono in grado di utilizzare direttamente gli acidi grassi a scopo energetico, si affidano a questo meccanismo “alternativo“ per disporre di “energia” (ATP) partendo dai grassi o dalle proteine invece che, come al solito, dagli zuccheri.

Durante il digiuno non può mai mancare l’acqua, che è uno degli alimenti più importanti e deve essere consumata ogni giorno in abbondanza.

A cura di Lella Fonseca
con la collaborazione del professor Massimo Valverde
Specialista in Patologia della Riproduzione Umana, Endocrinologia, Farmacologia e Tossicologia
Direttore Sanitario Centro Medico MR Bergamo