Dalle scuole medie alle superiori. L’Abc per rendere il passaggio meno traumatico

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Il passaggio dalla scuola secondaria di primo grado, quella che un tempo si chiamava “scuola media”, alla scuola superiore è un momento delicato per ogni adolescente, caratterizzata da inevitabili incertezze rispetto al futuro scolastico e lavorativo. Non si tratta di un evento isolato, ma s’innesta in un progetto, più ampio, di crescita e di vita. E come tale deve essere affrontato. Con la giusta attenzione e con il giusto supporto. Come possono le figure di riferimento, ovvero genitori e insegnanti, aiutare i ragazzi in questa fase di cambiamento così importante? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Emanula Zini, psicologa e psicoterapeuta.

Dottoressa quali sono le sfide che attendono i ragazzi all’ingresso alle superiori?
L’incertezza, l’inquietudine e a volte il senso di angoscia che caratterizzano un adolescente non dipendono solo dagli eventi, più o meno traumatici della propria infanzia, ma anche dall’ambivalenza tra il desiderio e la paura di crescere. L’iscrizione alla scuola superiore porta, nella maggior parte dei casi, dei cambiamenti: l’uscita dal quartiere familiare, il prendere da solo un mezzo pubblico per recarsi a scuola, classi numerose in cui ci si sente sperduti, nessuna guida allo studio, a volte professori poco empatici. C’è un vero e proprio distacco dalla continuità precedente che, per la maggior parte dei casi, parte dalla scuola dell’infanzia fino alla fine della scuola media. A volte la dispersione sul territorio e le diverse scelte scolastiche tra coetanei portano alla fine di amicizie di lunga data, nate spesso alla scuola dell’infanzia. Nello stesso tempo, però, la scuola superiore apre nuove strade e permette la creazione di nuovi rapporti tra adolescenti provenienti da realtà diverse. Come afferma la psicologa Silvia Vegetti Finzi “la chiusa geografia dell’infanzia si amplia a comprendere nuovi luoghi e i rassicuranti confini del percorso casa-scuola si dilatano sino a sfumare nell’ignoto. Per evitare che aggregazioni fragili e provvisorie producano emarginazione e solitudine occorre che la scuola assuma centralità nella vita dei ragazzi, che non sia un luogo dove andare in attesa di uscire ma uno spazio di vita”.

E le insidie che si nascondono nel momento della scelta?
Uno dei rischi è certamente quello di addentrarsi in stili decisionali errati come:
> ipervigilanza: preoccuparsi eccessivamente della decisione da prendere, soffermandosi sui minimi dettagli;
> procastinazione: lasciar passare il tempo fingendo che il problema non ci sia per poi prendere decisioni affrettate;
> evitamento: evitare di prendere decisioni in prima persona, lasciando la responsabilità ad altri.

Per poter attuare uno stile decisionale corretto, invece, è utile:
> ricercare le informazioni rilevanti esaminare un insieme di opzioni possibili
> avere chiari i propri obiettivi pensare a come poter realizzare ciò che si desidera, una volta che si è deciso.

Come si possono aiutare i ragazzi nella scelta dell’indirizzo di studi
Si può orientarli a tenere in considerazione:
> i propri interessi: “cosa mi piace?”
> le proprie capacità: “cosa mi riesce meglio?”
> i valori: “cosa voglio ottenere con un determinato lavoro?” (carriera, sicurezza, prestigio, rendermi utile, coordinare...).

Inoltre gli adulti di riferimento, ossia genitori e insegnanti, devono cercare di abbassare l’ansia del futuro incerto, trasmettendo speranza, fiducia e ottimismo; motivare, individuando le attitudini e valorizzando i punti forti; lodare e gratificare; promuovere autonomia, intraprendenza e capacità di giudizio.

Quanto può essere autonomo un ragazzo davanti a una svolta così importante?
Sono pochi i ragazzi subito pronti alla scelta dell’indirizzo scolastico. Sarebbe ideale che la scelta venisse presa dal giovane in autonomia, ma in genere non riesce perché non sa valutare da solo le proprie attitudini e interessi e perché non conosce i percorsi e gli sbocchi professionali. Spesso la fatica non è solo quella del ragazzo, ma anche dei genitori, la loro ansia viene agita o assumendo posizioni estreme di imposizione “ti diciamo noi cosa è meglio fare” o delegando completamente “scegli tu quello che vuoi”, ma queste modalità estreme non sostengono il ragazzo. Oltre alla scuola ci sono altre attività. Iniziando le superiori potrebbe anche essere necessario riconsiderarle.

La partecipazione al sistema “Iscrizioni on line” per le istituzioni scolastiche paritarie è invece ancora facoltativa “Se tutto si prepara nell’infanzia, a cominciare dai primi giorni di vita, tutto si gioca nell’adolescenza” E. Kestemberg, psicoanalista

Come conciliarle con lo studio?
È importante valutare gli impegni extra scolastici, ossia tutte quelle attività sportive, di volontariato, artistiche o di lavoro che impegnano un ragazzo oltre all’orario scolastico. I genitori, quindi, devono essere consapevoli che il figlio oltre alla scuola e i compiti ha, per esempio, anche tre allenamenti di calcio alla settimana. I pro e i contro delle varie opzioni sono da pesare attentamente come anche la distanza dalla scuola: se un ragazzo impiega tanto tempo per studiare o svolgere i compiti o ha poca motivazione verso la scuola, scegliere un istituto troppo distante da casa potrebbe essere rischioso, potrebbe costargli troppe energie.

E se una scelta si rivelasse sbagliata?
L’importante, al di là della scelta, è che un ragazzo sappia che nel corso dei suoi studi potrà scegliere di cambiare e di avvicinarsi sempre di più alla sua realizzazione scolastica e poi lavorativa, per sentirsi gratificato in quello che farà un giorno, “da grande”.

A cura di Lella Fonseca
con la collaborazione della DOTT.SSA EMANUELA ZINI
Psicologa e Psicoterapeuta Studio di psicologia Ambivere

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