Nati prima del tempo. Come prendersene cura

prematuro


Nel mondo, un bambino su dieci nasce prematuramente e, con lui, una coppia su dieci si trova a dover affrontare un’esperienza che differisce, in modo radicale, dalle aspettative e dall’immaginario comune legato all’essere genitori. «La nascita di un bambino prematuro, ovvero prima della 37sima settimana, è un evento traumatico, che interrompe un complesso processo di maturazione fisica e psicologica del neonato e della coppia di genitori, generando difficoltà nello sviluppo psico-affettivo e relazionale di tutta la famiglia» osserva la dottoressa Claudia Proserpio, psicologa. «L’esperienza del ricovero in terapia intensiva neonatale (Tin), rappresenta una fase cruciale di questo percorso in cui la maturazione biologica del bambino si completa al di fuori del ventre materno grazie all’ausilio di incubatrice, sondino e macchinari sofisticati, a compensazione delle mancate funzioni materne uterine. Un’esperienza necessaria, ma, altresì, lontana dal fisiologico percorso di nascita e puerperio atteso da quella mamma e da quel papà, che si trovano catapultati in un mondo parallelo in cui niente è come avevano immaginato. L’arrivo di un bambino trasforma la vita di ogni genitore, ma per coloro i cui bimbi sono “nati troppo presto”, le sfide possono essere immense. Toccare, abbracciare, baciare e sentire l’odore del proprio figlio sono tutte esperienze che mancano alle mamme e ai papà dei bimbi in terapia intensiva neonatale, perché i contatti con i neonati sono mediati da un’incubatrice».

Una nascita è pretermine, secondo l’Oms, quando il parto avviene prima della 37sima settimana. La definizione di prematurità è stata stabilita negli anni Sessanta, attraverso due criteri: l’età gestazionale (Eg), corrispondente alla settimana compiuta al momento del parto e il peso alla nascita (Pn). Il primo è indice della maturazione neurologica, mentre il secondo del buon funzionamento degli organi

 Uno shock davanti al quale bisogna (e si può) “sperimentare” nuove risorse

Grazie ai progressi della scienza e della medicina, le condizioni di salute di questi bambini sono notevolmente migliorate, ma ciò non elimina il rischio di complicanze (vedi box). La nascita pretermine rappresenta infatti, tutt’oggi, la prima causa di morte e disabilità perinatale. «Non è sorprendente che i genitori di bambini prematuri siano potenzialmente esposti a rischio più elevato di depressione e ansia rispetto ai genitori di bambini sani e nati a termine della gestazione. Le loro esperienze sono molto diverse: mamme e papà di neonati prematuri, frequentemente, raccontano di aver vissuto una grande paura, uno shock improvviso, e di aver provato un enorme senso d’ansia e impotenza nell’essere separati dal loro figlio. Queste famiglie devono, altresì, affrontare un’esperienza di perdita: molti genitori parlano del senso di vuoto per la gravidanza interrotta repentinamente, altri della difficoltà di riconoscersi nel proprio bambino, mentre altri ancora dell’angoscia di separazione e del senso di colpa» continua la psicologa. Accanto a questo stravolgimento di aspettative, però, l’esperienza di prematurità può offrirsi come un’opportunità per sperimentare risorse e potenzialità di coppia e famiglia. «Sono in aumento i genitori di bambini prematuri che sperimentano buone pratiche, finalizzate non soltanto a migliorare la prognosi dei loro cuccioli, ma che consentono di riparare al vissuto difficile di una separazione precoce, favorendone la vicinanza. Tra queste, ad esempio, la Kangaroo Mother Care, nota anche come marsupioterapia, costituisce una metodica di grandissimo valore nell’accudimento del bambino pretermine, in cui il contatto pelle a pelle (skin-to-skin) tra genitore e bambino, ripristina la condizione di isolamento dell’incubatrice, migliora i parametri vitali, riduce i livelli di stress e favorisce l’avvio di un fisiologico percorso di allattamento».

I rischi per la salute
Le problematiche più frequenti nei nati pretermine sono soprattutto di tipo respiratorio (la completa maturazione polmonare avviene solo dopo la 32sima settimana. Nell’”immediato” i prematuri possono inoltre andare facilmente incontro a ipoglicemia per la scarsità di riserve; ipotermia; problemi di alimentazione (l’intestino è prematuro). Nel medio termine invece permangono difficoltà nell’alimentazione, un aumentato rischio infettivo rispetto ai neonati a termine, anemizzazione, problemi visivi (come, ad esempio, la retinopatia pretermine), problemi di crescita e di sviluppo neuropsicomotorio.

L’allattamento al seno? Una “cura” per i prematuri
Allattare al seno è un’opportunità preziosa che, se ben supportata e avviata nel periodo di degenza in terapia intensiva neonatale, può e deve proseguire una volta tornati a casa, rafforzando il legame di tutta la famiglia. «Ascoltare la voce dei propri genitori e nutrirsi di latte materno, secondo le più recenti ricerche, stabilizzano le condizioni di salute dei bambini prematuri, favorendo l’attaccamento mamma-bambino con potenziali benefici nella maturazione del sistema nervoso e nello sviluppo sociale. Anche il massaggio infantile può divenire un momento intimo e delicato, consentendo a papà, mamma e neonato di conoscersi e riconoscersi grazie al “tocco” e al calore corporeo» suggerisce la dottoressa Proserpio.

Il ritorno a casa, tra sollievo e preoccupazioni
Un momento tanto atteso, ma altrettanto delicato, è rappresentato dalla dimissione dall’ospedale: dall’ambiente ovattato della terapia intensiva neonatale, in cui i genitori sono circondati da operatori sanitari, volontari e altre mamme e papà, la famiglia si ritrova tra le mura domestiche. «Il rientro a casa è sollievo e rinascita, ma richiede anche l’attivazione di nuove risorse, sia per il piccolo sia per i neogenitori che avranno la necessità di abituarsi ad un nuovo ambiente e nuove routine. Dubbi, preoccupazioni e difficoltà legati alla salute e allo sviluppo del piccolo, possono permanere per un lungo periodo, ed è per questo importante motivo che le famiglie non devono essere lasciate sole. Per garantire il follow-up, prevenire situazioni di fragilità e disagio associate a un periodo di stress emotivo prolungato, può essere di grande aiuto rafforzare la rete territoriale di solidarietà, un supporto a domicilio, un progetto di intervento personalizzato, attingendo da professionisti e realtà associative dedicate al mondo perinatalità e del pretermine, che possa sostenere questi genitori “speciali” nell’affrontare, a piccoli passi, il percorso di vita insieme ai loro piccoli guerrieri» conclude la psicologa.

a cura di Elena Buonanno
con la collaborazione della Dott.ssa Claudia Proserpio
Psicologa clinica e perinatale, Psicoterapeuta
a Bonate Sopra (BG)