Training autogeno. Una tecnica alternativa contro stress e ansia

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Soffrite di ansia o insonnia? Provate con il training autogeno tecnica di rilassamento ideata negli anni Trenta dal neurologo tedesco Schultz, oggi utilizzata con successo in campo medico, psicoterapeutico, psicopedagogico e sportivo. Da non confondere con altre tecniche di rilassamento, è un metodo clinico e terapeutico riconosciuto, validato da numerose ricerche scientifiche. Conosciamolo meglio con l'aiuto della dottoressa Claudia Proserpio, psicologa e psicoterapeuta.

Dottoressa Proserpio, a chi può essere utile?
Il training autogeno è indicato per le persone che hanno ritmi di vita molto accelerati e stressanti e, in particolare, a chi soffre di ansia, somatizzazioni, attacchi di panico e insonnia. Si rivolge però anche a chi desidera "semplicemente" acquisire una maggiore consapevolezza del proprio mondo interiore e del rapporto con il corpo, migliorando il proprio benessere psico-fisico e favorendo uno stato di armonia. Con il training autogeno si impara a rimanere più calmi e distesi e diventa così possibile scaricare meno le tensioni sui vari organi, ottenendo buoni risultati sui disturbi psicosomatici. Inoltre consente un recupero più rapido di energie (motivo per il quale è usato dagli sportivi), un miglioramento della concentrazione nello studio e nel lavoro, una migliore gestione delle risorse fisiche e mentali, una maggiore sicurezza e fiducia in se stessi e di conseguenza un accrescimento della capacità di affrontare gli stress. È adatto a tutti: adulti e bambini, studenti e sportivi, donne in stato di gravidanza, anziani.

In cosa consiste in pratica?
Il training autogeno è costituito da una serie di esercizi standard di rilassamento, che riguardano sei distretti fisiologici: muscolare, vascolare, cardiaco, respiratorio, addominale e cefalico. Gli esercizi fondamentali sono: l'esercizio della pesantezza, che produce uno stato di rilassamento dei muscoli (sia quelli scheletrici sia quelli degli organi interni); l'esercizio del calore, che produce una vasodilatazione periferica con conseguente aumento del flusso sanguigno. A questi si aggiungono poi alcuni esercizi complementari: l'esercizio del cuore, che produce un miglioramento della funzione cardiovascolare; l'esercizio del respiro, che favorisce un miglioramento della funzione respiratoria; l'esercizio del plesso solare, che produce un aumento del flusso sanguigno in tutti gli organi interni; l'esercizio della fronte fresca, che può favorire l'eliminazione di eventuali mal di testa, poiché produce un leggera vasocostrizione nella regione encefalica.

Quanto tempo serve per imparare la tecnica?
Servono almeno dieci incontri con cadenza settimanale, in sedute individuali o in piccoli gruppi, sotto la guida di un professionista esperto (psicologo, o psicoterapeuta, specializzato). Una volta imparata bene la tecnica si può praticarla anche da soli.

a cura di VIOLA COMPOSTELLA
Con la collaborazione DOTT.SSA CLAUDIA PROSERPIO
Psicologa e Psicoterapeuta
- PRESSO STUDIO DI PSICOLOGIA CLINICA DI MOZZO (BG) -