L’infarto si può prevenire e io lo insegno in un film

casari

Colpito da un attacco al cuore, il cardiologo Casari ha realizzato da attore un documentario e porta nelle scuole la sua esperienza. 
Per anni, da primario di cardiologia degli allora Ospedali Riuniti di Bergamo, ha salvato migliaia di pazienti colpiti da infarto, ma qualche anno dopo essere andato in pensione, mentre si accingeva a mettere gli sci per una giornata sulla neve in Alto Adige, è stato lui colpito da infarto e curato dai colleghi di Bolzano. Da allora il dottor Angelo Casari, ottantenne bergamasco, si è maggiormente coinvolto nelle attività dell’Associazione Cuore e Batticuore, andando nelle scuole per spiegare agli studenti del penultimo anno delle superiori cosa è l’infarto, quali sono i sintomi, come s’interviene e soprattutto cos’è la cosiddetta “rete di salvataggio”. Ha realizzato anche, da “attore” protagonista, un filmato didattico, in collaborazione con l’Ordine dei Medici di Bergamo, che si può vedere sul sito di Cuore Batticuore-Onlus, dal titolo “ Il tempo è vita”.

«Da quando si avvertono i primi sintomi c’è poco tempo, un’ora, al massimo due ore, per ottenere i massimi benefici da un intervento di angioplastica coronarica» ci spiega. «La “rete” è determinante in questi casi perché riducendo i tempi dell’intervento permette di minimizzare i danni prodotti da un infarto cardiaco acuto. La rete nella nostra provincia è composta da una cinquantina di autoambulanze dotate di elettrocardiografo e defibrillatore e collegate telefonicamente con una centrale operativa e con cinque ospedali (Papa Giovanni, Bolognini di Seriate, Treviglio, Policlinico San Marco di Zingonia e Humanitas Gavazzeni) dotati di una speciale sala operatoria detta emodinamica». La rete si attiva chiamando il 112, segnalando i propri sintomi. In pochi minuti arriva l’autoambulanza a casa del paziente che viene sottoposto all’elettrocardiogramma e riceve le prime cure. Intanto all’ospedale, che è collegato con gli operatori dell’ambulanza, preparano già la sala di emodinamica.

«Ho vissuto sulla mia pelle questa esperienza. Quella mattina ero a Dobbiaco pronto per andare a sciare quando ho sentito un dolore allo stomaco, uno dei tanti sintomi di infarto. Oltre al dolore, che ha caratteri diversi come l’oppressione di un macigno che schiaccia il torace o un dolore costrittivo come lo stringimento del petto in una morsa oppure un bruciore soprattutto allo stomaco, altri sintomi sono la sudorazione fredda, nausea o vomito, mancanza di fiato, agitazione, vertigini, svenimento. Mi sono preoccupato. Ho pensato subito a un infarto. Nella mia famiglia purtroppo ci sono stati tanti casi. Ho chiamato il 112, è arrivata l’ambulanza, mi hanno fatto gli esami che hanno confermato i miei sospetti e mi hanno trasferito in elicottero a Bolzano. Quando sono arrivato i colleghi erano già pronti a intervenire in sala operatoria e dopo un’ora e un quarto la coronaria che si stava chiudendo è stata riaperta ed è stato messo in posizione uno stent. Il giorno dopo ero a casa e oggi posso continuare a fare una vita normale, fare sci di fondo, andare in bici».

Non tutti gli infartuati però hanno lo spirito del dottor Casari. Alcuni infatti si lasciano prendere dalla paura di avere un altro attacco di cuore. «In effetti il rischio è più alto rispetto a chi non ne ha mai avuto» spiega l’ex primario. «E proprio per aiutare queste persone due anni fa Cuore e Batticuore ha iniziato il “progetto cardio-fitness” che prevede l’esecuzione regolare di attività fisica. Dopo una valutazione cardiologica con una prova da sforzo al cicloergometro il paziente nell’arco di un mese esegue otto sedute (due alla settimana della durata di un’ora) pedalando su una cyclette con uno sforzo calibrato da un medico sulla capacità cardiaca del paziente che così impara qual è lo sforzo che il suo cuore può sopportare e acquista sicurezza nelle sue forze allontanando la paura».

Intanto il nostro cardiologo, alternandosi con altri medici di Cuore e Batticuore, i dottori Giudici, Mazzoleni e Pitì, e in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Territoriale e l’Azienda Sanitaria Territoriale, ha tenuto nell’anno scolastico in corso 43 lezioni di cardiologia in 27 istituti scolastici di Bergamo e provincia coinvolgendo 4780 alunni.

«Si tratta di due lezioni, una teorica, illustrata con l’aiuto di numerose diapositive, fatta a gruppi di 100-200 studenti che ha come argomento “Nell’infarto acuto il tempo è vita” e la “rete di salvataggio” di cui pochi conoscono l’esistenza e pertanto è poco utilizzata. È comunque una vera e propria lezione di cardiologia molto estesa e approfondita che gli studenti apprezzano. Ci fanno tante domande. Vogliono sapere quali sono i sintomi dell’infarto cardiaco acuto e come lo si può prevenire. Innanzitutto spieghiamo che occorre fare una vita sana e tanto movimento, passeggiate, sport. I fattori di rischio sono tanti: fumo, ipertensione, diabete, grassi elevati nel sangue, stress, obesità addominale, scarsa assunzione di frutta e verdura, abuso di alcol. Chi avesse tutti questi nove fattori avrebbe un rischio di infarto 330 volte superiore a chi non ne ha nessuno. L’altra lezione che teniamo è pratica, dura due ore per un gruppo di 50 studenti e si divide in tre momenti: nella prima mezz’ora, con l’uso di diapositive, spieghiamo perché nell’ischemia cardiaca, che è la fase acuta dell’infarto, il cuore può fermarsi (arresto cardiaco e morte improvvisa) per la comparsa della fibrillazione ventricolare, pericolosissima aritmia. Poi per un’ora, con la collaborazione dei soci volontari di Cuore e Batticuore e con l’uso di manichini di plastica gonfiabili conosciuti come MiniAnne, insegniamo agli studenti a riconoscere l’arresto cardiaco, a chiamare il 112, a eseguire correttamente il massaggio cardiaco esterno che consiste in ritmiche compressioni toraciche che, se eseguite correttamente, consentono di mantenere in vita il cervello. Nell’ultima mezz’ora insegniamo agli studenti l’uso del defibrillatore». Tutto per imparare a salvare una vita.

a cura di Lucio Buonanno
In questa rubrica gli operatori sanitari (medici, infermieri etc.) si raccontano, facendo conoscere oltre al loro lato professionale la loro attività di artisti, volontari, atleti...
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