Dal tumore della prostata alla salute dell’uomo: un nuovo modello di prevenzione personalizzato, basato su età, familiarità, genetica e monitoraggio continuo.
La prevenzione urologica non dovrebbe iniziare con la comparsa di un sintomo, né essere identificata esclusivamente con il controllo della prostata dopo i 50 anni. La moderna medicina preventiva propone un modello differente: conoscere la storia clinica e familiare dell’uomo, identificare i fattori di rischio e programmare controlli appropriati nelle diverse fasi della vita. In questo contesto, il PSA (un marcatore ematico della prostata) rappresenta uno strumento fondamentale, ma non è di per sé un “test del tumore”: il suo valore deve essere interpretato dallo specialista considerando età, familiarità, caratteristiche della prostata ed eventuali ulteriori accertamenti diagnostici. L’obiettivo è passare da una medicina che interviene quando la malattia è già clinicamente evidente a una medicina capace di valutare precocemente il rischio e diagnosticare le neoplasie clinicamente significative nelle fasi iniziali.
Tumore della prostata: numeri e fattori di rischio
Il carcinoma della prostata rappresenta il tumore più frequentemente diagnosticato nell’uomo in Italia, con circa 40.000 nuove diagnosi ogni anno. La sopravvivenza netta a cinque anni dalla diagnosi è superiore al 90%. Questi numeri mostrano contemporaneamente l’elevata diffusione della malattia e l’importanza della diagnosi precoce, del corretto inquadramento prognostico e di percorsi assistenziali adeguati. L’età rappresenta uno dei principali fattori di rischio, ma non è l’unico. Un ruolo importante è svolto dalla familiarità. Nella valutazione preventiva dell’uomo è quindi importante ricostruire la storia oncologica sia materna sia paterna, considerando in particolare la presenza in famiglia di tumori della prostata e, nel contesto di possibili sindromi ereditarie, anche di tumori della mammella, dell’ovaio e del pancreas.
Negli ultimi anni è cresciuta considerevolmente l’importanza della genetica nella valutazione del rischio. Alcune varianti genetiche germinali ereditarie possono infatti aumentare la predisposizione allo sviluppo del carcinoma prostatico. Particolare attenzione è riservata a BRCA2, noto soprattutto per la sua associazione con il carcinoma mammario e ovarico, ma rilevante anche nel carcinoma prostatico, dove è associato a un rischio aumentato e a forme potenzialmente più aggressive. Altri geni di interesse comprendono BRCA1, ATM, CHEK2 e HOXB13. Questo significa che la prevenzione del futuro non può essere identica per tutti. In presenza di una storia familiare significativa o di specifiche caratteristiche cliniche, la consulenza genetica e, quando indicato, il test genetico possono contribuire a costruire un programma di sorveglianza realmente personalizzato.
I principali sintomi
Uno degli aspetti clinicamente più importanti è che il carcinoma prostatico localizzato è molto spesso asintomatico. Per questo, attendere la comparsa di disturbi prima di sottoporsi a una valutazione può vanificare il principio stesso della diagnosi precoce. Disturbi come difficoltà a urinare, riduzione del getto urinario, aumento della frequenza minzionale o necessità di alzarsi durante la notte sono molto comuni con l’avanzare dell’età e sono frequentemente associati a condizioni benigne, in particolare all’iperplasia prostatica benigna. La loro presenza non significa quindi automaticamente tumore. Nelle forme più avanzate possono invece comparire manifestazioni legate alla progressione locale o metastatica della malattia, tra cui ematuria e dolore osseo. La vera prevenzione consiste quindi nel valutare il rischio prima della comparsa dei sintomi, attraverso un percorso appropriato che integri anamnesi, familiarità, PSA, valutazione urologica e, quando indicato, metodiche diagnostiche di secondo livello come la risonanza magnetica multiparametrica.
Una prevenzione diversa per ogni età e per ogni rischio
È su questi presupposti che si sviluppa il modello del Centro Salute Uomo (CSU) di Bergamo: superare il concetto di un check-up identico per tutti e costruire percorsi definiti sulla base dell’età, della familiarità e dei fattori di rischio
individuali. In età giovanile l’attenzione urologica e andrologica riguarda soprattutto sviluppo dell’apparato genitale, fertilità, varicocele, patologie testicolari e infezioni sessualmente trasmissibili. Successivamente acquistano progressivamente importanza salute sessuale e ormonale, rischio metabolico e cardiovascolare e prevenzione delle patologie prostatiche e oncologiche.
Il modello CSU prevede quindi percorsi differenziati per fasce d’età, ulteriormente modulabili sulla base del profilo di rischio individuale. Il Centro Salute Uomo nasce con l’obiettivo di sviluppare un modello sanitario personalizzato e multidisciplinare, rivolto sia all’uomo sia alla donna, attraverso l’area dedicata Spazio Nina.
Il CSU è accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale e integra le competenze urologiche e andrologiche con differenti discipline, nell’ambito di un approccio multidisciplinare alla prevenzione. La collaborazione internazionale, tra cui quella con professionisti e ricercatori della Keck School of Medicine della University of Southern California (USA), contribuisce a inserire questo progetto in una visione della medicina orientata al confronto scientifico e all’innovazione. Il principio centrale è la personalizzazione: anamnesi, età, familiarità, profilo genetico quando indicato, stile di vita e fattori di rischio vengono considerati per costruire un percorso preventivo coerente con le caratteristiche della singola persona.
CSU Health Connect: prevenzione durante tutto l’anno
Una delle evoluzioni del progetto è CSU Health Connect, sviluppata per superare un limite della medicina tradizionale: il rapporto spesso episodico tra paziente e struttura sanitaria. La prevenzione, infatti, non dovrebbe esaurirsi in una visita o in un check-up annuale. CSU Health Connect introduce un modello ibrido, in presenza e digitale, finalizzato a mantenere nel tempo la continuità del percorso di prevenzione e il collegamento con un team multidisciplinare. All’interno di questo modello si inserisce il CSU Health Score, uno strumento digitale che, attraverso un questionario strutturato e l’analisi dei principali fattori di rischio, offre una valutazione orientativa e personalizzata del profilo di salute individuale. L’obiettivo è individuare precocemente le aree che richiedono maggiore attenzione e favorire la definizione di percorsi di prevenzione mirati, con il supporto dei professionisti sanitari. Attraverso un questionario dedicato vengono considerate diverse aree della salute, tra cui rischio cardiovascolare e metabolico, attività fisica, alimentazione, sonno e benessere, condizioni cliniche e terapie, salute uro-andrologica e adesione agli screening.
L’obiettivo non è formulare una diagnosi né sostituire la valutazione medica, ma identificare le aree che meritano maggiore attenzione e orientare la persona verso un percorso di prevenzione personalizzato. Il risultato può così diventare il punto di partenza per definire controlli, approfondimenti e interventi sullo stile di vita coerenti con il profilo individuale.
Il CSU Health Score può inoltre essere aggiornato nel tempo, permettendo di seguire l’evoluzione dei principali indicatori e trasformando la prevenzione da una fotografia occasionale a un processo dinamico. Eventuali elementi clinici che richiedano particolare attenzione vengono gestiti separatamente dal punteggio e indirizzati alla valutazione
del professionista sanitario.
Attraverso CSU Health Connect è quindi possibile mantenere aggiornate le informazioni relative al proprio percorso di salute, monitorarne l’evoluzione e favorire una relazione più continuativa e proattiva tra medico e paziente. Il paziente non viene considerato semplicemente come destinatario di esami, ma diventa parte attiva di un percorso che prosegue durante tutto l’anno.
È questo il concetto alla base del progetto Centro Salute Uomo: trasformare la prevenzione da evento occasionale a processo clinico continuativo, personalizzato e basato sul rischio, nel quale valutazione individuale, competenze specialistiche, tecnologia e rapporto medico-paziente concorrono a un obiettivo comune: individuare precocemente le condizioni di rischio e le eventuali patologie e presesvare nel tempo la salute e la qualità di vita. La prevenzione maschile non comincia quando compare un sintomo. Comincia quando un uomo, ancora in salute, decide di prendersi cura del proprio futuro.
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A cura del dott. Francesco Greco
Professore di Urologia
Università di Vienna (Austria)
Direttore e Fondatore di Centro Salute Uomo
Bergamo

