Nella maggior parte dei casi si tratta di un fisiologico periodo di adattamento, che può essere affrontato con maggiore consapevolezza e qualche semplice accorgimento. È un’esperienza piuttosto comune che il rientro dalle vacanze sia caratterizzato da una sensazione di malinconia, scarsa motivazione e irritabilità. Non si tratta di un semplice “malumore”, bensì di una risposta temporanea dell’organismo che prende il nome di post-vacation blues. Tale reazione ha basi psicologiche e neurofisiologiche ben precise e tende a manifestarsi nel passaggio da un contesto in cui le richieste emotive e cognitive si riducono, al ritorno a un ritmo di vita dove responsabilità e scadenze sono all’ordine del giorno.
Nel corso delle vacanze il funzionamento del nostro cervello è attraversato da modifiche rilevanti. La riduzione dello stress quotidiano favorisce un abbassamento dell’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, con una conseguente diminuzione dei livelli di cortisolo. Allo stesso tempo, la maggiore disponibilità di tempo libero, il contatto con la natura, il movimento, le relazioni sociali e le esperienze piacevoli contribuiscono ad attivare i circuiti cerebrali della ricompensa, sostenuti da neurotrasmettitori come dopamina e serotonina, coinvolti nella regolazione del tono dell’umore, della motivazione e del benessere.
Perché il rientro è così faticoso
Il termine delle ferie richiede al
cervello un rapido cambio di assetto. Tornano gli orari rigidi, gli impegni lavorativi, le responsabilità familiari e la necessità di mantenere elevati livelli di attenzione e controllo. Questa brusca riattivazione dei sistemi dello stress richiede un periodo di adattamento, durante il quale è comune sperimentare una sensazione di affaticamento mentale e una minore efficienza cognitiva. L’organismo ha il compito di riallineare ritmi biologici, processi cognitivi e regolazione emotiva. In questo contesto anche il sonno gioca un ruolo molto importante: spesso durante le ferie il ritmo sonno-veglia subisce delle modifiche rispetto alla routine quotidiana, aspetto che - inizialmente - può rendere faticoso il ritorno ai ritmi circadiani consueti. Nel corso della fase di riadattamento possono essere presenti sonnolenza, difficoltà di concentrazione e una maggiore irritabilità. Il cervello si trova poi a dover riattivare rapidamente funzioni come pianificazione, memoria di lavoro, capacità decisionale e controllo dell’attenzione, prevalentemente sostenute dalla corteccia prefrontale. Questo incremento del carico cognitivo spiega perché, nei primi giorni dopo il rientro, molte persone si sentano meno produttive o rallentate. Non ha nulla a che vedere con la mancanza di volontà, ma è il tempo fisiologico necessario affinché il sistema nervoso ritrovi un nuovo equilibrio.
Quando il disagio non è solo un momento di adattamento
Nella maggior parte dei casi il post-vacation blues si risolve spontaneamente nell’arco di pochi giorni o di un paio di settimane. Tuttavia, per alcune persone che soffrono ad esempio di disturbi d’ansia, depressione o livelli elevati di stress cronico può rappresentare un momento di particolare vulnerabilità. In questi casi le risorse adattive necessarie nel ritorno alla quotidianità possono essere ridotte, rendendo più delicata la regolazione emotiva nel corso di questo passaggio, durante il quale è possibile sperimentare una riacutizzazione dei sintomi. Le vacanze infatti, possono aver attenuato in modo temporaneo l’impatto del quadro sintomatologico, rendendo il rientro il momento in cui il disagio torna a manifestarsi con maggiore intensità. E’ quindi importante distinguere il fisiologico post-vacation blues da un disagio persistente. Se tristezza, ansia, insonnia o perdita di interesse si protraggono per diverse settimane, interferiscono con il funzionamento quotidiano o si accompagnano a una marcata sofferenza psicologica, è opportuno rivolgersi a un professionista della salute mentale. In questi casi il rientro dalle vacanze non è la causa del problema, ma può rappresentare l’occasione in cui emergono difficoltà preesistenti che meritano uno spazio di ascolto e trattamento.
Ripartire con gradualità
Ad ogni modo, vi sono alcune cautele che si possono mettere in atto per evitare un impatto troppo brusco con il ritorno ai ritmi della quotidianità, come organizzare il proprio rientro un paio di giorni prima di riprendere in mano la classica routine. Anche ripristinare gradualmente gli orari del sonno e pianificare gli impegni in modo progressivo, preservando spazi dedicati ad attività di svago e socialità, può creare un terreno fertile affinché il cervello si riadatti in modo più efficace. L’attività fisica regolare poi, può favorire tale transizione, dal momento che il movimento libera endorfine promuovendo un maggior senso di equilibrio. Il fatto stesso di conoscere questo fenomeno può aiutare a ridurre le aspettative di prestazione rispetto ai primi giorni di rientro, tenendo lontani sentimenti di frustrazione o senso di inefficacia. Comprendere che il cervello ha bisogno di tempo per riorganizzare i propri equilibri permette di vivere questa fase con maggiore consapevolezza, evitando di interpretare una fisiologica risposta allo stress come
un segnale di debolezza o inadeguatezza personale.
A cura della Dott.ssa Cristina Mattei
Psicoterapeuta e sessuologa Brain&Care Group, Torino

