Quali sono le cause del manfunzionamento del cantiere osseo e come possiamo proteggerlo?
Consideriamo spesso le nostre ossa una struttura rigida e immutabile, che ci sostiene e nulla più. In realtà, lo scheletro è un organismo vivo, un cantiere sempre aperto: esso si rinnova ogni giorno attraverso un processo detto rimodellamento osseo, che nasce da un equilibrio tra osteoclasti, cellule che “demoliscono” l’osso vecchio o danneggiato, e osteoblasti, cellule che costruiscono nuovo osso, proprio come muratori. Quando il cantiere rallenta o quando il ritmo della demolizione supera quello della ricostruzione la microarchitettura dell’osso si deteriora. Ma quali sono le principali cause del malfunzionamento del cantiere osseo?

Il Capocantiere non dà le istruzioni giuste: il ruolo dei fattori ormonali

Gli ormoni sono i “capocantieri”, ovvero dicono alle cellule quanto e quando lavorare. Se mancano le istruzioni il lavoro si ferma, come accade in menopausa per il calo degli estrogeni o in andropausa per il calo del testosterone. Viceversa, anche un eccesso di istruzioni può portare all’osteoporosi, come accade nell’iperparatiroidismo quando le ghiandole paratiroidi producono troppi ormoni e il corpo interpreta il segnale come una richiesta di immettere più calcio nel sangue, prelevandolo dall’osso.

La mancanza di materie prime: il ruolo della nutrizione

In un cantiere senza mattoni, non si può costruire nulla. Quando la dieta è povera di calcio il corpo lo preleva autonomamente dai depositi (ovvero dalle ossa stesse!), rendendole porose. Se invece manca la vitamina D l’intestino non riesce ad assorbire il calcio: è come avere i mattoni, ma non avere il camion per trasportarli in cantiere. Infine, ci sono condizioni, come celiachia o malattie infiammatorie intestinali, che possono impedire l’assorbimento dei nutrienti essenziali, lasciando il cantiere a secco.

Le ferie degli operai: il ruolo della sedentarietà

L’osso è un tessuto intelligente che si rinforza solo se viene sollecitato: quando non carichiamo le ossa camminando o facendo sport, gli osteoblasti (gli operai del cantiere), ricevono il messaggio che non c’è molto lavoro da fare perché la struttura non ha bisogno di essere così solida: il cantiere riduce la produzione, manda i suoi operai in ferie e l’osso si indebolisce.

Infiltrati e sabotatori: il ruolo di farmaci e malattie

A volte, agenti esterni interferiscono con i lavori del cantiere: tra i principali sabotatori ci sono i glucocorticoidi (cortisone); sopprimono l’attività degli osteoblasti (i costruttori) e aumentano la vita degli osteoclasti (i demolitori). Nello stesso modo agiscono alcune malattie infiammatorie croniche, come l’artrite reumatoide o il diabete, ove si producono molecole infiammatorie che accelerano il riassorbimento osseo.

Invecchiamento cellulare: il ruolo dell’età

Con il passare del tempo gli operai invecchiano e le loro prestazioni calano; quando gli operai anziani non vengono sostituiti da giovani muratori il lavoro rallenta o diventa meno efficiente: la forza lavoro si riduce perché le nuove generazioni (cellule staminali) non sostituiscono più gli anziani. Quando questi 5 fattori si combinano il cantiere entra in un deficit strutturale cronico e la “muratura” diventa piena di buchi (da qui il termine osteo-porosi): le ossa non cambiano forma, ma diventano fragili come pietra pomice. L’osteoporosi non dà dolore, non avvisa, finché un movimento banale o una piccola caduta non causano una frattura. Per una persona anziana una frattura da fragilità (specialmente al femore o alle vertebre) non è solo un infortunio osseo, è un evento che mette a rischio autonomia, socialità, qualità di vita e, talvolta, la vita stessa: ecco perché prevenire non significa
solo evitare un gesso, ma proteggere la propria libertà.

La MOC: uno strumento prezioso per la prevenzione

Oggi la medicina ci offre uno strumento straordinario e preciso per testare la resistenza della nostra impalcatura: la MOC (Mineralometria Ossea Computerizzata), che da esame radiologico diventa una bussola per la nostra longevità. La MOC è un esame rapido e non invasivo: il paziente si distende sul lettino mentre un braccio meccanico scorre scansionando colonna lombare e femore, con una dose di radiazioni bassissima. Sottoporsi ad una MOC è un atto di responsabilità verso sè stessi e verso i propri cari: sapere in
anticipo se le proprie ossa sono a rischio permette, infatti, di intervenire con un’integrazione corretta, attività fisica mirata o terapie specifiche, cambiando radicalmente il corso degli anni futuri. Proteggere le nostre ossa oggi, significa garantirci un domani in piedi, attivi e indipendenti.

Dott.ssa Silvia Dal Bello 
Responsabile Servizio di Radiologia
Casa di Cura Palazzolo - Bergamo