Negli ultimi anni la dieta chetogenica è diventata molto popolare, spesso associata al dimagrimento rapido. In realtà la sua storia nasce molto prima delle mode alimentari e affonda le radici nella medicina. La dieta chetogenica venne sviluppata negli anni ’20 come trattamento per l’epilessia farmacoresistente, soprattutto nei bambini. I medici osservarono che il digiuno prolungato riduceva la frequenza delle crisi epilettiche; per imitare gli effetti metabolici del digiuno senza privare completamente il paziente del cibo, venne ideato un regime alimentare molto ricco di grassi, con pochi carboidrati e una quota moderata di proteine. Ancora oggi la chetogenica è utilizzata in ambito neurologico specialistico per alcune forme di epilessia e viene studiata anche in altre condizioni cliniche, come alcune forme di cefalea ed emicrania.

Ma come funziona?

Normalmente il nostro organismo utilizza il glucosio, derivato soprattutto dai carboidrati, come principale fonte energetica. Quando i carboidrati vengono drasticamente ridotti, il fegato inizia a produrre “corpi chetonici” a partire dai grassi. Questo stato metabolico prende il nome di chetosi nutrizionale. I corpi chetonici diventano così un carburante alternativo per cervello, muscoli e altri tessuti. La dieta chetogenica classica prevede generalmente meno di 20-50 grammi di carboidrati al giorno, privilegiando alimenti come carne, pesce, uova, formaggi, olio extravergine d’oliva, avocado, frutta secca e verdure a basso contenuto di zuccheri. Vengono invece fortemente limitati pane, pasta, riso, dolci, bibite zuccherate e molti tipi di frutta.

Le sue applicazioni

Oggi la chetogenica viene utilizzata soprattutto in ambito nutrizionale per il trattamento dell’obesità e del sovrappeso, spesso con ottimi risultati nel breve termine. La perdita di peso può essere molto rapida, soprattutto nelle prime settimane, con una buona preservazione della massa muscolare se la dieta è ben formulata. In molti soggetti si osserva inoltre un netto miglioramento del controllo glicemico, della sensibilità insulinica e dei trigliceridi. Alcuni pazienti riferiscono anche maggiore lucidità mentale e riduzione della fame, probabilmente grazie all’azione saziante dei corpi chetonici.

Punti di forza e limiti della chetogenica

Tra i punti di forza della dieta chetogenica vi sono:
> rapida riduzione del peso corporeo;
> buon controllo dell’appetito;
> miglioramento del controllo glicemico in molti soggetti;
> possibile riduzione dei trigliceridi e della resistenza insulinica: forte motivazione iniziale grazie ai risultati spesso veloci.

La dieta chetogenica sembra inoltre esercitare effetti antinfiammatori e viene studiata come possibile supporto in diverse patologie caratterizzate da infiammazione cronica. Esistono però anche limiti e possibili effetti collaterali. Nei primi giorni possono comparire stanchezza, mal di testa, nausea, irritabilità e difficoltà di concentrazione: sintomi spesso definiti “keto flu”. Inoltre, la dieta può risultare difficile da seguire a lungo termine per la forte restrizione di carboidrati e per l’impatto sulla vita sociale. Quando utilizzata esclusivamente per dimagrire, la dieta chetogenica viene generalmente seguita per periodi limitati. In ambito clinico, invece, ad esempio nell’epilessia o in alcune forme di cefalea ed emicrania, può essere protratta anche più a lungo, purché sotto supervisione specialistica e con adeguato monitoraggio nutrizionale. Se mal pianificata, può portare a carenze di fibre, vitamine e minerali, con possibili disturbi intestinali e muscolari. Non è adatta a tutti: pazienti con particolari patologie epatiche, renali o metaboliche devono evitare il “fai da te” e rivolgersi a professionisti qualificati. È importante distinguere la chetosi nutrizionale dalla chetoacidosi diabetica, una condizione patologica grave che riguarda soprattutto il diabete non controllato. La chetosi indotta dalla dieta, in soggetti sani e monitorati, è invece un processo fisiologico.

Costruire un’abitudine sostenibile nel tempo

In conclusione, la dieta chetogenica non è una “dieta miracolosa”, ma uno strumento nutrizionale con solide basi scientifiche e calcoli estremamente precisi. Può essere utile in alcuni contesti clinici e nel trattamento del sovrappeso, purché venga personalizzata e seguita con supervisione professionale. Come accade per ogni strategia alimentare, il vero obiettivo non dovrebbe essere soltanto perdere peso rapidamente, ma costruire, nel tempo, abitudini sostenibili e compatibili con la salute nel lungo periodo.

A cura della Dott.ssa Simona Tadini
Biologa nutrizionista Master in nutrizione umana, master in fitoterapia, esperta in nutrizione sportiva e in nutrizione chetogenica
Treviglio (BG) e Bergamo