Prevenzione, diagnosi precoce e percorsi multidisciplinari per una sfida di salute pubblica. 
Per molto tempo l’obesità è stata raccontata come il risultato di scelte personali scorrette. Oggi questo approccio è superato. La comunità scientifica e le istituzioni sanitarie riconoscono l’obesità come una malattia cronica complessa e multiorgano, che coinvolge metabolismo, sistema cardiovascolare, assetto ormonale, infiammazione cronica e dimensione psicologica. Questo cambio di paradigma è fondamentale perché sposta l’attenzione dalla colpevolizzazione della persona a una responsabilità collettiva, fondata su prevenzione, diagnosi precoce e presa in carico continuativa.

Un’emergenza che inizia presto

In Italia sovrappeso e obesità sono in costante aumento, con un dato particolarmente preoccupante: la crescita dell’obesità infantile e adolescenziale. Intervenire tardi significa esporsi a un rischio più elevato di diabete tipo 2, ipertensione, malattie cardiovascolari e riduzione della qualità e dell’aspettativa di vita. Agire precocemente, invece, vuol dire prevenire le complicanze e rendere il sistema sanitario più sostenibile.

Il DDL Obesità: cosa cambia nella pratica

Il Disegno di Legge sull’obesità rappresenta un passaggio decisivo perché riconosce formalmente l’obesità come malattia croni-
ca, da affrontare con percorsi strutturati e non episodici. Le ricadute pratiche sono concrete:
> maggiore centralità della prevenzione, soprattutto in età pediatrica;
> sviluppo di percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (PDTA) dedicati;
> integrazione tra ospedale, territorio e case di comunità;
> valorizzazione del lavoro multidisciplinare tra professionisti sanitari. 

Si passa così dalla logica del “peso da perdere” a quella della salute da proteggere nel tempo, con interventi personalizzati e monitorati.

Perché l’obesità non è solo una questione di calorie

Per molti anni l’obesità è stata spiegata come il semplice risultato di un disequilibrio tra calorie introdotte e calorie consumate. Oggi questa visione è considerata riduttiva. La ricerca scientifica ha dimostrato che il peso corporeo è regolato da un sistema estremamente complesso, in cui intervengono meccanismi biologici, ormonali e metabolici che vanno ben oltre la forza di volontà. 
Un ruolo chiave è svolto dal microbiota intestinale, l’insieme dei microrganismi che vivono nel nostro intestino e che influenzano l’assorbimento dei nutrienti, il metabolismo energetico e i processi infiammatori. Alterazioni del microbiota possono favorire l’aumento di peso e rendere più difficile il mantenimento dei risultati nel tempo. 
A questo si aggiunge la programmazione biologica precoce: ciò che accade durante la gravidanza e nei primi anni di vita può condizionare il metabolismo e il rischio di obesità in età adulta. Anche i sistemi ormonali che regolano fame e sazietà, come leptina e insulina, possono andare incontro a meccanismi di resistenza che rendono inefficaci gli approcci standard. 
Infine, non vanno trascurati i fattori psicologici, sociali e ambientali, che incidono sul comportamento alimentare e sul rapporto con il cibo. È per questo che le diete “uguali per tutti” funzionano sempre meno: l’obesità non ha una sola causa e non può avere una sola soluzione.

Nutrizione, microbiota e personalizzazione: il cuore dei nuovi percorsi di cura

La gestione moderna dell’obesità si basa sempre più su un principio fondamentale: la personalizzazione. La Biologia applicata alla nutrizione consente di leggere l’obesità nella sua complessità, superando l’approccio centrato esclusivamente sul peso corporeo. Valutare la composizione corporea, il metabolismo, lo stato nutrizionale e le abitudini alimentari permette di costruire inter-
venti realmente su misura, più efficaci e soprattutto più sostenibili nel tempo. In questo contesto, il microbiota rappresenta un elemento di grande interesse, perché il suo equilibrio è strettamente legato alla risposta individuale alla dieta e agli stili di vita.

L’obiettivo non è proporre regimi alimentari restrittivi di breve durata, ma percorsi di educazione nutrizionale e prevenzione, inseriti in un lavoro multidisciplinare che coinvolga più professionisti sanitari. Questo approccio favorisce una migliore aderenza alle indicazioni, riduce il rischio di recidive e migliora gli esiti sulla salute generale.

Personalizzare significa anche tenere conto delle diverse fasi della vita — infanzia, età adulta, gravidanza, invecchiamento — adattando le strategie nutrizionali alle esigenze biologiche e cliniche della persona. È qui che la nutrizione diventa uno strumento di salute pubblica, e non solo di controllo del peso.

Il World Obesity Day: dalla teoria alla pratica

In questo contesto si inserisce il grande evento nazionale organizzato in occasione del World Obesity Day e tenutosi il 4 e 5 marzo a Milano. Un congresso che ha affrontato l’obesità come malattia cronica multiorgano, lungo tutto l’arco della vita: dall’obesità infantile alla gravidanza, dallo sport alla clinica dell’adulto. Il focus è
chiaro: trasformare l’evoluzione scientifica e normativa in azioni concrete, capaci di migliorare davvero la presa in carico delle persone. Il World Obesity Day non è solo una ricorrenza, ma un invito a cambiare prospettiva. Informarsi, prevenire e affidarsi a percorsi basati sulla scienza è il primo passo per affrontare l’obesità senza stigma e con strumenti efficaci. Perché parlare di obesità oggi significa parlare di salute
pubblica, futuro e qualità della vita. E riguarda tutti. 

A cura del Dott. Rudy Alexander Rossetto
Biologo Nutrizionista
Già Presidente dell’Ordine dei Biologi della Lombardia