In Italia un adulto su due è in eccesso di peso: un fenomeno in crescita che interroga cultura, abitudini e politiche pubbliche.
Dal 1975 a oggi, l’obesità è triplicata nel mondo. In Italia, in particolare, oltre il 10% della popolazione adulta è obesa e quasi il 30% è in sovrappeso. In Lombardia abbiamo un tasso al 6,1% di obesità, in particolare nei ragazzi, e ci troviamo al 3°/4° posto per tasso di obesità in senso positivo. Ne parliamo con il dott. Rudy Alexander Rossetto, Presidente dell’Ordine dei Biologi della Lombardia.
Presidente Rossetto, come interpreta questi numeri e quali sono, secondo lei, le cause principali di questa crescita?
I numeri dell’OMS e del Ministero della Salute rappresentano un segnale d’allarme, ma anche un’opportunità di riflessione per le istituzioni e i professionisti della salute. La Lombardia, pur mantenendo dati relativamente contenuti rispetto ad altre regioni (ad esempio in Campania il dato si attesta al 18.1%), non è esente dal fenomeno. Le cause sono molteplici: da una parte l’aumento della sedentarietà e il calo dell’attività fisica nei bambini e adolescenti, dall’altra l’abuso di alimenti ultra-processati, ricchi di zuccheri semplici, sale e grassi saturi. A ciò si somma un impoverimento dell’educazione alimentare, sia in ambito scolastico sia familiare. Siamo di fronte a una crisi che non riguarda solo la nutrizione, ma il modello culturale ed economico in cui viviamo.
Secondo i dati del Ministero della Salute, in Italia circa il 45% della popolazione adulta è in eccesso di peso (oltre il 10% è classificato come obeso) e l’obesità infantile riguarda circa 1 bambino su 3. Che cosa ci raccontano questi dati sullo stile di vita e sulle abitudini alimentari nel nostro Paese?
Ci raccontano una verità scomoda: abbiamo smarrito il valore della prevenzione e la centralità della dieta mediterranea, nostro patrimonio culturale e salutistico. Lo stile di vita italiano sta rapidamente convergendo verso modelli meno sani, influenzati da un’alimentazione sbilanciata, dal consumo compulsivo e da un’informazione spesso distorta. La frenesia quotidiana ha ridotto il tempo dedicato alla preparazione dei pasti e alla convivialità, sostituendoli con pasti veloci, poco nutrienti e spesso consumati in solitudine. Sono pochi i modelli che tengono in considerazione l’ambiente urbano, le politiche scolastiche e la scarsa alfabetizzazione nutrizionale, che se non correttamente divulgate contribuiscono a mantenere un ciclo negativo difficile da spezzare.
L’obesità è oggi considerata una delle principali sfide per la salute pubblica a livello globale. Crede che la società contemporanea favorisca lo sviluppo di questa condizione?
Assolutamente sì. Viviamo in una società “obesogenica”, che favorisce l’accumulo di peso fin dalla nascita. L’ambiente moderno è strutturato per limitare il movimento e incentivare il consumo: automobili al posto delle passeggiate, ascensori al posto delle scale, pubblicità martellanti e cibi ipercalorici a basso costo. Il tempo è diventato una risorsa scarsa, e questo impatta direttamente sulla qualità della vita, del sonno e dell’alimentazione. L’obesità non è solo il risultato di scelte individuali, ma è il prodotto di un sistema che rende difficile fare scelte sane.
Negli ultimi anni si parla di obesità anche in relazione alla genetica e al microbiota intestinale. Quanto pesano le componenti biologiche rispetto a quelle ambientali?
Le componenti biologiche, come la predisposizione genetica e la composizione del microbiota intestinale, giocano sicuramente un ruolo importante, ma non sono deterministiche. L’epigenetica ci insegna che l’ambiente, lo stile di vita e la dieta possono influenzare l’espressione genica. Il microbiota, ad esempio, risente moltissimo dell’alimentazione e di altri fattori ambientali. È quindi fondamentale considerare un approccio integrato: le componenti biologiche ci aiutano a comprendere meglio le differenze individuali e a personalizzare gli interventi, ma è sull’ambiente e sulle abitudini quotidiane che possiamo agire concretamente su larga scala.
In molti paesi si sta cercando di combattere l’obesità con interventi a monte, come la regolazionedel marketing alimentare rivolto ai minori o l’etichettatura nutrizionale chiara. Ritiene che siano strumenti efficaci?
Sì, e sono strumenti che dovremmo adottare anche in Italia. La regolazione del marketing alimentare, soprattutto nei confronti dei più giovani, è essenziale per contrastare la costruzione di desideri alimentari disfunzionali. L’etichettatura chiara, semplice e leggibile può aiutare i consumatori a compiere scelte più consapevoli, ma deve essere accompagnata da campagne educative e da una cultura della prevenzione a livello scolastico, istituzionale e comunitario. La lotta all’obesità non può basarsi solo sulla responsabilità individuale: servono politiche pubbliche che mettano al centro la salute e la dignità delle per-
sone, come il Disegno di Legge unificato “Disposizioni per la prevenzione e la cura dell’obesità”, recentemente approvato dall’Aula della Camera dei deputati, che introduce un nuovo quadro normativo per affrontare l’emergenza sanitaria e riconosce l’obesità come malattia cronica progressiva. Questo disegno di legge permetterà ai pazienti affetti da obesità l’accesso a percorsi strutturati e riconosciuti dal SSN, anche attraverso i livelli essenziali di assistenza. Come Presidente dell’Ordine dei Biologi della Lombardia, ho espresso profonda soddisfazione per l’approvazione di questo provvedimento, frutto del lavoro condiviso nei tavoli tecnici e nei Comitati Scientifici come l’intergruppo consiliare “Diabete, obesità e stili di vita” di Regione Lombardia. Un esempio di questa attenzione è il World Obesity Day Summit, un evento annuale organizzato dal nostro Ordine che ha lo scopo di formare i professionisti, aprire un dialogo interdisciplinare e sensibilizzare i cittadini sui rischi dell’obesità, sulla prevenzione e sulla corretta gestione della malattia.
A cura di Ivana Galessi
con la collaborazione del Dott. Rudy Alexander Rossetto
Presidente Ordine dei Biologi della Lombardia

