L’Istituto Superiore di Sanità raccomanda di combattere la dipendenza da smartphone tra gli adolescenti. L’analisi del fenomeno del neuropsicologo Gabriele Zanardi.

L’Istituto Superiore di Sanità ha messo in cima alla lista delle raccomandazioni 2025 un invito a combattere la dipendenza da smartphone. “Oltre il 5% della popolazione mondiale soffre di dipendenze comportamentali o da sostanze, con un impatto grave su salute e relazioni. Tra le dipendenze comportamentali, l’uso problematico dello smartphone colpisce oltre il 25% degli adolescenti, con effetti negativi sul sonno, concentrazione e relazioni”. Qual è l’entità del problema? Quali le conseguenze e come uscirne? Risponde il dottor Gabriele Zanardi, neuropsicologo
e psicoterapeuta, responsabile dell’area neuroscienze e neuropsicologia del Gruppo Brain&Care.

Dott. Zanardi, qual è la portata del fenomeno?

Negli ultimi anni, l’uso degli smartphone tra i ragazzi è aumentato, passando dal 18% al 30% nella fascia di età fino a 16 anni. Secondo i dati dell’Istituto Veronesi molti bambini ricevono uno smartphone già a 11 anni e l’uso medio giornaliero è di 6 ore. Il 25% degli adolescenti tra gli 11 e i 18 anni supera le 8 ore al giorno, con il rischio di sviluppare una dipendenza. L’80% dei ragazzi è a rischio e il 30% sviluppa dipendenze patologiche. L’OMS stima che in Italia circa 700.000 giovani siano dipendenti da internet, social media e videogiochi, e 100.000 manifestano comportamenti ossessivi legati a TikTok.

È giusto parlare di dipendenza?

L’OMS non riconosce specificamente le dipendenze da dispositivi, ma classifica le dipendenze comportamentali. Un concetto sviluppato da Mark Potenza e successivamente esteso all’Internet Addiction Disorder da Young K.S. Ricerche neuroscientifiche dimostrano che l’uso eccessivo di social e dispositivi elettronici altera il cervello in maniera del tutto simile alle dipendenze da sostanze, riducendo l’inibizione e aumentando il desiderio di ripetere il comportamento. I social media sono progettati per massimizzare l’engagement tramite gratificazione immediata, stimolando il rilascio di dopamina. Il meccanismo del “mind shift” mantiene l’utente attivo grazie a contenuti personalizzati e coinvolgenti che catturano e trattengono l’attenzione, creando un’esperienza potenzialmente dipendente.

Quali sono i primi segnali della dipendenza da smartphone e tablet?

La dipendenza da smartphone si manifesta in tre principali aree:
> emotiva: irritabilità, ansia, cambiamenti improvvisi dell’umore, con difficoltà nella regolazione delle emozioni;
> cognitiva: difficoltà di concentrazione, alterazione del ritmo sonno-veglia e calo dell’attenzione;
> sociale: isolamento e perdita di interesse per le relazioni, con conseguenze su scuola o lavoro. La noia spinge a cercare gratificazione, generando comportamenti impulsivi e rischi, come acquisti online compulsivi e incidenti sia domestici che non;

Quali sono gli effetti negativi sulla personalità e sulle relazioni?

Gli adolescenti, mentre costruiscono la loro identità, sono vulnerabili all’influenza dei modelli irrealistici sui social media, che indeboliscono la loro autostima e li rendono molto dipendenti dall’approvazione esterna. Questo genera esclusione, inadeguatezza e sostituisce le relazioni autentiche con confronti superficiali, aumentando l’insicurezza emotiva. Il fenomeno dello “sdoppiamento dell’io” si verifica quando i ragazzi vivono a cavallo tra il loro “io reale” e quello virtuale creato sui social, portando a una maggiore vulnerabilità. La continua ricerca di validazione tramite “like” alimenta ansia, isolamento e difficoltà emotive, favorendo relazioni più superficiali.

Quali le conseguenze sul fisico di un uso di smartphone eccessivo?

Secondo l’Associazione Pediatri Americani, l’uso eccessivo dei dispositivi tecnologici causa insonnia, ma è anche legato a problemi di vista, come aumento della miopia, cefalee, affaticamento visivo e cambiamenti posturali, che possono danneggiare collo e schiena. Inoltre, l’esposizione precoce a contenuti sessuali può danneggiare la percezione del corpo e influire sullo sviluppo emotivo e relazionale, stimolando da un lato la sessualità precoce e dall’altro una sessualità malata, svincolata dall’aspetto affettivo della relazione.

La frequentazione poco consapevole della Rete espone anche a rischi provenienti dall’esterno…

L’uso eccessivo della rete senza filtri espone a rischi come cyberbullismo, “challenge” pericolose o phishing, che comportano il furto e la manipolazione dell’identità. Inoltre, i giovani sono vulnerabili a rischi legati alla pedofilia, al Revenge porn, al sexting e alla condivisione di foto personali che possono finire su siti inappropriati. Infine, c’è il rischio di finire nel dark web. I genitori, che sono anche utenti attivi della tecnologia, dovrebbero dare delle regole e fare da filtro, ma spesso sono i primi a non accorgersi del loro cattivo uso degli smartphone e dell’esempio che danno ai ragazzi.

Da quest’anno in Italia è in vigore il divieto di smartphone in classe…

Il divieto di smartphone in classe ha molto senso perché questa misura agisce su più fronti: ridurre le distrazioni e favorire la concentrazione. Limitando l’uso del cellulare, si libera tempo per attività che stimolano le aree cerebrali legate all’attenzione e all’apprendimento, migliorando così il rendimento scolastico. Il divieto può essere combinato con un utilizzo consapevole della tecnologia in applicazioni didattiche interattive, come Mentimeter, che trasformano il cellulare in uno strumento positivo per esercizi online.

Quali le soluzioni per uscire dalla dipendenza?

Limitare il tempo trascorso sui dispositivi e stabilire zone e momenti smarphone-free, per esempio la camera da letto oppure le ore pasti. Al contempo, i genitori devono stimolare attività offline, come lo sport o il campeggio, per riscoprire il piacere delle relazioni reali e che favoriscono il benessere fisico e mentale. Inoltre, quando si notano segnali rivelatori (aspetti fisici e comportamentali) come il bisogno costante di essere sui social, isolamento, calo nel rendimento, comportamenti ossessivo-ritualistici, agorafobia e paura della socializzazione, è importante rivolgersi a un professionista e chiedere aiuto.

A cura di Ivana Galessi
con la collaborazione del dott. Gabriele Zanardi
Responsabile dell’area Neuroscienze del Gruppo Brain&Care
Prof. presso Università di Pavia

banner cinema

ebikeme 1 240