Uno studio dell’Ospedale Niguarda di Milano dimostra che in 1 paziente su 4 con carcinoma del retto si può evitare l’approccio chirurgico tradizionale
Un paziente su quattro con carcinoma del retto medio-basso localmente avanzato guarisce completamente anche senza la chirurgia. Questo è quanto condiviso dagli autori dello studio No-Cut, i cui risultati sono stati presentati al Congresso Esmo 2024 tenutosi a Barcellona nel mese di settembre. I ricercatori dello studio - che è stato promosso e realizzato dall’Ospedale Niguarda di Milano - hanno dimostrato che preservare l’integrità del retto, garantendo gli stessi livelli di sicurezza e guarigione dati dall’approccio chirurgico tradizionale, è possibile.
Allo studio, condotto dal 2018 al 2024, hanno partecipato con radioterapisti, oncologi medici, chirurghi, radiologi, endoscopisti, patologi, biologi, farmacisti, coordinatori di studio, amministrativi e ricercatori in 4 istituzioni in Italia: l’Ospedale Niguarda di Milano (ente promotore), l’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, l’Istituto oncologico veneto (Iov) di Padova e l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. A illustrare i dati nel simposio presidenziale ‘Eyes to The Future’ l’oncologo Alessio Amatu di Niguarda: “Gli obiettivi traslazionali di genomica e trascrittomica, presentati per la prima volta al congresso Esmo, riguardano il valore predittivo del Dna tumorale circolante (ctDna, liquid biopsy) e dell’Rna tumorale e sono anch’essi significativi e indicativi perché in grado di predire la risposta clinica”.
L’approccio No-Cut
Nei tumori del retto localmente avanzato, una delle strategie di cura attualmente più utilizzate prevede la rimozione chirurgica della malattia. In particolare, i casi di carcinoma del retto medio-basso localmente avanzato fino al 2017 venivano sempre curati in tutti i casi con chemioradioterapia e chirurgia del retto, e a seguire chemioterapia precauzionale (adiuvante) post-chirurgica per diminuire il rischio di recidiva. Con lo studio No-Cut dell’Ospedale Niguarda, i ricercatori hanno voluto invece indagare l’efficacia di un percorso di cura che potesse preservare l’integrità del retto garantendo gli stessi livelli di guarigione e sicurezza dati dalla chirurgia. Il protocollo ha previsto la somministrazione preventiva di una terapia più intensa, composta da una prima fase di chemioterapia seguita da una seconda potenziata con radioterapia. Successivamente, se alla rivalutazione clinica strumentale (con esame rettale, risonanza magnetica nucleare, ecoendoscopia rettale e biopsia) veniva evidenziata una remissione clinica completa della malattia, il paziente poteva evitare la chirurgia rettale venendo invece sottoposto a sorveglianza attiva con stretti controlli nel tempo.
I risultati dello studio
Nello studio in questi anni sono state curate e studiate 180 persone e il risultato clinico è stato che una persona su quattro ha raggiunto la remissione clinica completa che si è mantenuta nel tempo. Una caratteristica che ha consentito loro di evitare la chirurgia del retto e la colostomia, migliorando sensibilmente la qualità di vita. All’interno dello studio No-Cut, inoltre, sono stati studiati alcuni biomarcatori multiomici (caratteristiche radiologiche e patologiche, ‘radiopatomica’; Dna del tumore e circolante nel sangue, ‘genomica e biopsia liquida’; Rna del tumore, ‘trascrittomica’), con lo scopo di identificare a priori in quali casi fosse possibile evitare la chirurgia del retto o coloro che, non raggiungendo una remissione clinica completa, avrebbero potuto beneficiare in futuro di nuove terapie.
“L’obiettivo principale dello studio - commenta Salvatore Siena, direttore Oncologia dell’Ospedale Niguarda di Milano e principal investigator di No-Cut - è molto innovativo e rilevante per lo sviluppo della terapia senza chirurgia del carcinoma del retto local
mente avanzato: si tratta di verificare se evitare la chirurgia (il Non-Operative Management, Nom) condizioni il tasso di metastasi del tumore. L’obiettivo principale è stato raggiunto ed è positivo, perché seguendo la Nom la sopravvivenza dei pazienti a distanza di 30 mesi era del 97%, e libera da metastasi. Un risultato ampiamente più favorevole di quanto atteso”. Lo studio No-Cut è finanziato dal grant IG-20685 di Fondazione Airc Ets, da Fondazione Oncologia Niguarda Ets e dal Fondo Divisionale della Struttura complessa Oncologia Falck di Niguarda.
A cura di Sara Carrara

