Il Defibrillatore Semiautomatico Esterno (DAE) è un dispositivo salvavita quando una persona è colpita da Arresto Cardiaco Improvviso (ACC). Ormai è sempre più diffuso anche in Italia e la nuova legge n. 116 del 2021 prevede l’utilizzo del DAE in caso di emergenza cardiaca anche da parte di persone che non abbiano seguito un corso specifico (BLSD), a patto che venga prima chiamato il 112, i cui operatori sono in grado di guidare il soccorritore anche se inesperto. «È comunque auspicabile che sempre più cittadini si formino con un corso BLSD, che insegna a riconoscere i sintomi in una persona colpita da AAC, le manovre di rianimazione e l’utilizzo del DAE» osserva Federico Pelicioli, istruttore BLSD. Il soccorso a una persona colpita da AAC può essere necessario dovunque: a casa, per strada, a scuola, sui trasporti, in contesti sportivi o di lavoro etc. Tra gli ambienti in cui ci si può trovare a utilizzare il DAE potrebbe esserci il pavimento bagnato di un bordo piscina, il bagnasciuga di una spiaggia, una pista da sci, situazioni in cui il soccorritore e la vittima sottoposta a defibrillazione si trovano su una superficie con caratteristiche di conduzione elettrica aumentate. Lo stesso vale in presenza di grate metalliche poste sopra le autorimesse, sui giardinetti di poppa delle imbarcazioni, pavimenti di elicotteri etc..

«Il dubbio se rilasciare una scarica elettrica con il DAE in situazioni di aumentata conduzione (presenza di metallo o umidità) comporti dei rischi per il soccorritore e/o la vittima è una domanda ricorrente che viene posta durante i confronti con i responsabili della Prevenzione e Protezione delle aziende (Datori di Lavoro, RSPP, HSE, ecc.) e spesso nei corsi BLSD» osserva Pelicioli. «Chiariamo subito che questi timori non trovano fondamento. Il Dan (Divers Alert Network Furope), di cui faccio parte come istruttore Blsd, ha pubblicato uno studio in merito a questa problematica (According to the American Heart Association, metal surfaces “pose no shock hazard to either victim or rescuer”). I test dimostrano che somministrare una “terapia” elettrica in presenza di superfici bagnate o metalliche non comporta maggiori rischi di elettrocuzione per i soccorritori. La ricerca conferma che anche in questi casi la gran parte dell’energia erogata (corrente elettrica) “viaggia” attraverso il torace della vittima da ACC seguendo un percorso di andata e ritorno (onda bifasica) dove incontra minore resistenza, da placca a placca (elettrodi). In condizioni ottimali, a pavimento asciutto, invece il 100% della corrente attraversa la cute della vittima senza alcuna dispersione, “colpendo” solo il paziente nella parte compresa tra le due placche. Ma attenzione! Il rischio per i soccorritori non sussiste purché, come indicato dalle Linee Guida ILCOR - ERC, nessuno tocchi il paziente nell’esatto momento in cui viene erogata la scarica. Il DAE avverte esplicitamente i soccorritori di allontanarsi prima della scarica» conclude Pelicioli.

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