Arresto cardiaco: il DAE può salvare la vita

defibrillatore

In Italia, ogni anno, muoiono circa 60.000 persone per arresto cardiaco (ACC). Non sono persone malate e non ci sono segnali premonitori. Succede per strada, a casa, al lavoro, nei luoghi pubblici, lontano quindi da ospedali e strutture sanitarie. In caso di arresto cardiaco abbiamo solo pochi minuti per agire e salvare una vita: dopo 1 minuto le possibilità di sopravvivenza si abbassano del 10% e dopo 5 minuti del 50%. «Purtroppo davanti a questo tipo di emergenza ancora oggi in Italia sono moltissime le persone che non sanno come comportarsi» osserva Federico Pelicioli di Tecno System. «È soprattutto un problema di cultura, da anni mi batto in vari ambienti per fare capire quanto sia importante conoscere il problema, prima ancora di dotarsi di un DAE (Defibrillatore Semiautomatico Esterno)».

Che cosa è dunque necessario sapere? Per prima cosa si devono sempre attivare i soccorsi chiamando il 112, il numero unico di emergenza dell’AREU (Azienda Regionale Emergenza Urgenza) attivo in Lombardia. Il servizio localizza la richiesta d’aiuto e invia al più presto l’ambulanza, ma questo non basta. I dati dicono che quando ci si limita a chiamare soccorso il 94% delle vittime di AAC muore prima di raggiungere l’ospedale. L’operatore AREU può guidare il soccorritore al primo intervento e questo può fare la differenza. Anche se non ha un addestramento specifico può fare le manovre preliminari previste dalle Linee Guida per la Rianimazione Cardiopolmonare (30 compressioni toraciche e due insufflazioni per circa due minuti). Poi se sul luogo del malore è disponibile un DAE il soccorritore viene guidato a impiegarlo. Esistono corsi di cinque ore sull’uso del DAE, erogati da centri di formazione accreditati dall’AREU, ma tutti devono sapere che chiunque in caso di emergenza può utilizzarlo.

L’apparecchio riporta chiaramente le semplici operazioni da fare. Essendo semiautomatico analizza l’attività cardiaca e quando il soccorritore preme il pulsante eroga la scarica solo se ci sono le condizioni. In poche parole una persona non addestrata non potrà mai nuocere all’infortunato utilizzando il DAE, mentre utilizzandolo può salvargli la vita.

«La diffusione del DAE sul territorio è fondamentale, le società sportive hanno ormai l’obbligo di dotazione, ma pensiamo a quanti luoghi pubblici, di lavoro o residenziali potrebbero entrare nella catena della sopravvivenza! Ad esempio il 5% degli AAC avvengono sul luogo di lavoro, da tempo cerchiamo di sensibilizzare le aziende in questo senso» conclude Pelicioli.

a cura DI FRANCESCA DOGI
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