Sempre più diffusa in diversi contesti, la Terapia Occupazionale (TO) è una disciplina sanitaria riabilitativa che si rivolge a chi convive con una situazione fisica e/o mentale che in qualche modo ostacola la sua autonomia nell’iniziare, svolgere e portare a termine le attività quotidiane. «Con attività quotidiane si intendono gesti che consideriamo spesso scontati come allacciare la zip della felpa, gestire il dentifricio e lo spazzolino per lavarsi i denti, organizzare un’attività complessa come cucinare un pasto, impugnare una matita, usare le forbici» spiega Renata Canova, terapista occupazionale.

Dottoressa Canova, quindi in quali disturbi/situazioni è indicata?

Esercitata dal professionista in possesso di titolo di Laurea ed Esame di Stato di terapista occupazionale, la terapia occupazionale non è applicata a un selezionato elenco di patologie. Anzi il focus della terapia non è la malattia - temporanea o permanente - del paziente, bensì le capacità residue che la persona può sfruttare per raggiungere il più alto livello di autonomia possibile, senza dipendere dagli altri (o dipendere il meno possibile). La terapia occupazionale interviene quindi in tutte quelle situazioni in cui si ha difficoltà nello svolgimento delle attività quotidiane: paralisi cerebrali infantili, sindrome di Down, ritardo mentale, artrite e artrosi, traumi cranici, ictus, demenze etc.. Ovviamente per ciascuno di questi quadri clinici, per ciascuna persona, e anche di fronte a persone con la stessa diagnosi, l’approccio è del tutto personalizzato: per ognuno le attività quotidiane importanti da svolgere da solo sono diverse e quindi la terapia sarà centrata in modo specifico sulle individuali esigenze.

È adatta a tutte le età?

Certamente. Un bambino piccolo così come una persona anziana possono incontrare ostacoli durante la loro routine quotidiana che li porta a dipendere da altri. Ovviamente le esigenze di un bambino, di un giovane adulto e di un anziano sono diverse, pertanto il trattamento pur avendo come substrato comune l’obiettivo dell’autonomia, assume un significato diverso a seconda della situazione. Il bambino con disabilità ha bisogno di imparare da zero ad allacciare le scarpe, coordinare le mani per ritagliare, impugnare correttamente una posata o lo strumento grafico. In questo caso la collaborazione con i genitori e i fratelli è fondamentale: sono loro che conoscono a fondo il loro bambino e spesso alcune strategie vanno insegnate affinché il piccolo sia sostenuto nel fare le cose da solo, ma non sostituito o non troppo aiutato. Il giovane adulto potrebbe aver subito un trauma, ad esempio per incidente stradale, e aver riportato danni cognitivi (perdita di memoria, difficoltà a organizzare le sequenze di un’attività, ecc.), e fisici (amputazioni, lesioni midollari etc.).
In questo caso dovrà re-imparare a fare tutta una serie di azioni che già sapeva svolgere, ma che ora deve affrontare con una condizione diversa. Con la persona anziana, ad esempio affetta da demenza, la terapia è centrata sul mantenimento delle capacità pur nella consapevolezza che la situazione peggiorerà. Fondamentale anche in questo contesto l’insegnamento di strategie ai caregiver per non sostituirsi troppo al malato. È determinante far sentire la persona partecipe della propria vita anche in piccoli aspetti come scegliere quali abiti indossare, senza che siano altri a decidere per lei.

Come si svolge la terapia?

Il primo passaggio fondamentale è un colloquio con il paziente e la famiglia. In alcuni casi è utile organizzare anche incontri separati per avere un quadro più chiaro della situazione. Una volta identificati gli obiettivi del trattamento, si esegue una valutazione funzionale con la persona interessata: il terapista inizialmente osserva il paziente e il suo eventuale caregiver per vedere come vengono svolte le attività quotidiane riferite come difficoltose. Potrebbe trattarsi di qualsiasi attività purché sia significativa per il paziente stesso: essere più attivo durante l’igiene, riuscire ad allacciare i bottoni di una camicia, impugnare la penna mentre si scrive, preparare un piatto di pasta, riuscire a dedicarsi ad un hobby. L’incontro è basato quindi sull’esecuzione dell’attività stessa (concetto chiave della terapia occupazionale è il “fare”) e su una serie di eventuali esercizi motori e/o cognitivi preliminari per riuscire a fare meglio quella determinata azione. Il trattamento può essere svolto in vari luoghi: ospedale, casa di riposo, studio privato, domicilio e scuole. Non esiste un numero predefinito di sedute. Talvolta l’intervento si esaurisce con una consulenza e un appuntamento di controllo dopo qualche settimana, altre volte richiede un percorso più lungo e intenso. In altre occasioni ancora, ad esempio per malattie croniche o degenerative, è utile partecipare a cicli di terapia ogni qualche mese.

A cura di Elena Buonanno
in collaborazione con
la Dott.ssa Renata Canova
Terapista Occupazionale Valle Seriana e Centro Medico Boccaleone



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