Dopo anni di attesa l’Arrampicata Sportiva è entrata a far parte degli sport olimpici alle XXXII Olimpiadi di Tokyo, insieme a quattro altre nuove discipline: karate, skateboarding, surfing, baseball/softball. «L’arrampicata sportiva è uno sport che rappresenta una forte e coesa comunità, soprattutto di giovani, in grado di utilizzare e maneggiare le nuove forme di comunicazione» ha commentato Franco Carraro, relatore del Comitato Olimpico Internazionale. Elisabetta Salvioni e Davide Ghezzi, istruttori della Scuola CAI Valle Seriana, ci spiegano come ci si può avvicinare a questa attività sportiva.

Che cosa è l’arrampicata sportiva?
Potremmo definirla come l’altra faccia dell’alpinismo classico: il primo consiste in ascensioni su vette dove ci si trova soli con la montagna, con tutti i rischi e il bagaglio di conoscenze della natura e della meteorologia connessi a questo ambiente. L’arrampicata sportiva invece si pratica in palestra su pareti artificiali o all’aperto su falesie preparate e attrezzate e blocchi (boulder). L’arrampicatore, sia in allenamento sia in gara, è assicurato con una corda che non serve a issarsi ma solo per la sicurezza, generalmente gestita da un compagno che rimane alla base della parete. Le pareti artificiali sono dotate di “prese” di vario colore mentre le falesie naturali vengono attrezzate all’apertura con chiodi etc. quindi l’arrampicata sportiva non prevede che l’atleta usi il martello o installi dispositivi di fissaggio.

Chi può praticare questa disciplina?
Esistono corsi riservati ai più piccoli a partire dai sei anni. Come per quasi tutte le attività sportive serve un certificato di buona salute, inoltre è consigliato avvicinarsi all’arrampicata con un peso non troppo sopra il peso forma perché dovendo “portare su” per la parete la massa corporea l’attività diventa molto faticosa. Difficilmente chi sa di avere paura del vuoto e dell’altezza si avvicina a questa disciplina. Chi scopre di soffrirne durante i primi approcci spesso si abitua con gradualità e supera i timori, mentre una minoranza decide di non continuare. Essendo sempre assicurati con la corda anche in una situazione di panico si può scendere a terra senza rischi.

Quali consigli dareste a un neofita?
Di non provare da solo, soprattutto per questioni di sicurezza, ma anche per non acquisire posizioni e movimenti magari intuitivi ma sbagliati che poi è difficile correggere anche frequentando un corso.

Dopo quanto tempo si raggiunge una certa autonomia?
Dopo un primo corso della durata di qualche mese si possono acquisire le nozioni di base, teoriche e pratiche, come quelle sui materiali, nodi, catena di assicurazione, primo soccorso, movimenti, equilibrio etc.. A questo punto la coppia di arrampicatori, che si alternano nella scalata e nella gestione della corda, è pronta ad esercitarsi in autonomia su pareti indoor o su falesie di grado facile. Il grado di difficoltà dipende dalla natura della falesia e in palestra dal colore delle prese che individuano percorsi diversi su una stessa parete.

Quali sono i benefici per chi pratica l’arrampicata sportiva?
Sono molti, a partire dal contatto con la natura e la montagna nella pratica outdoor, limitando moltissimo i rischi non indifferenti dell’alpinismo classico. Dal punto di vista fisico è un esercizio completo perché utilizza praticamente tutte le parti del corpo, a livello di muscoli e di tendini. Per praticare l’arrampicata con successo è utile una preparazione atletica di base in palestra, includendo le mani e le dita che sono spesso trascurate. Scalare è un’attività che favorisce la concentrazione ma è anche divertente e socializzante: la pratica in coppia favorisce la coesione e allena la fiducia nell’altro. La progressione, pressoché infinita, nella difficoltà dell’ascensione è uno stimolo continuo a sfidare i propri limiti e rende questo sport educativo, divertente ed eccitante. 

A cura di Lella Fonseca
con la collaborazione di Elisabetta Salvioni e Davide Ghezzi
Istruttori di Arrampicata Sportiva Scuola CAI Valle Seriana

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