Si chiama la triade dell’atleta e riguarda soprattutto, ma non solo, le giovani atlete ad alti livelli che si allenano eccessivamente senza alimentarsi in modo adeguato. Una condizione clinica caratterizzata da tre elementi: deficit energetico, spesso associato a disturbi dell’alimentazione;disturbi mestruali e amenorrea (assenza di mestruazioni); perdita di massa ossea e osteoporosi, ancora poco conosciuta e spesso sottovalutata che però può esporre a rischi di salute importanti e in alcuni casi irreversibili.

Più a rischio le giovani ginnaste
La “Female Athlete Triad” (Triade dell’Atleta Femmina) è una patologia diffusa fra chi pratica sport ad alto livello e in particolare in sport come la ginnastica artistica femminile e la ginnastica ritmica, in cui le giovani atlete sono sottoposte a regimi di allenamento inadeguati ed eccessivi per intensità e durata. Si tratta, come dice il nome, di una combinazione di tre fattori, strettamente interconnessi, che possono presentarsi singolarmente oppure associati a formare un quadro clinico che la ricerca scientifica ha individuato e delineato sempre più chiaramente solo in tempi recenti (Arch Pediatr Adolesc Med.2006;160:137-142). Oltre agli allenamenti particolarmente stressanti le giovani atlete subiscono spesso condizionamenti culturali e tecnico agonistici secondo i quali il rapporto peso-potenza e l’aspetto fisico sono ritenuti fondamentali. Sinteticamente e a grandi linee, alla base di questa patologia sono gli allenamenti troppo impegnativi e stressanti, la mancanza di adeguato riposo e un apporto calorico insufficiente, la cui concomitanza ha ripercussioni significative sull’organismo e può determinare alterazioni del normale profilo ormonale.

Ritardo o assenza del ciclo mestruale, il segnale più evidente
Nell’atleta femmina la manifestazione più evidente è il ritardo nella comparsa del ciclo mestruale (ricordiamoci il caso di Nadia Comaneci) o, nel caso di soggetti già fertili, la comparsa di amenorrea prolungata. Queste alterazioni hanno conseguenze meno evidenti ma non meno rilevanti, soprattutto in termini di salute. Infatti, gli ormoni estrogeni che inducono e regolano il ciclo hanno anche un ruolo fondamentale nella mineralizzazione delle ossa. Pertanto, una loro carenza nell’età dello sviluppo, dovuta a un’alimentazione insufficiente e/o a una condizione di stress prolungato, determina un apporto di calcio nelle ossa insufficiente e a volte irreversibile. Questo predispone allo sviluppo di una condizione di osteoporosi, unitamente ad altre e immediate manifestazioni patologiche a carico del sistema muscolo scheletrico, quali fratture da stress (quelle che intervengono in assenza di particolari eventi traumatici), lesioni muscolari etc.. Questo quadro, già di per sé preoccupante, può essere ulteriormente aggravato dal manifestarsi nell’atleta di alterazioni del comportamento alimentare. Alterazioni che costituiscono infatti la terza faccia della Female Athlete Triad. I disturbi del comportamento alimentare possono variare da forme leggere e reversibili fino ai casi più gravi e pericolosi di anoressia nervosa, i cui sintomi più evidenti sono una preoccupazione e un susseguente rifiuto nei confronti del cibo e del proprio peso corporeo, rituali psicologici che accompagnano i pasti, spesso associati a vomito auto-indotto, abuso di lassativi, perdita di peso etc.. Se a questi sintomi si aggiungono quelli relativi agli aspetti già considerati, ovvero assenza di ciclo mestruale, stato di affaticamento, ridotta capacità di concentrazione, fratture da stress e infortuni muscolari, si ha il quadro sintomatologico completo della Triade.

L’importanza della prevenzione
Con riferimento a questa patologia, la più importante organizzazione mondiale di medicina dello sport e di scienza dell’allenamento, l’American College of Sports Medicine, raccomanda come prioritaria “l’azione preventiva basata sull’informazione e sull’educazione di atlete, genitori, allenatori, giudici e dirigenti”. Il caso della ginnastica sportiva femminile, artistica e ritmica è emblematico. Nel contesto di queste attività sportive, infatti, è facile riscontrare tutti gli elementi che predispongono a questa patologia. I programmi tecnici internazionali, su cui inevitabilmente vengono modellati i programmi tecnici delle singole Federazioni Nazionali, sono tali da favorire, soprattutto nella ginnastica artistica, una tipologia fisica in cui ogni etto di massa grassa è visto, e oggettivamente è, come un ostacolo in più, per il raggiungimento della performance ottimale. Ciò determina, da parte di atlete molto motivate e/o dei loro tecnici, un’attenzione particolare al profilo ponderale della ginnasta. A ciò si aggiungono almeno altri due fattori: il primo è la convinzione, per diversi aspetti discutibile, che la ginnastica sportiva di alto livello necessiti di molte ore giornaliere di duro allenamento. Contemporaneamente manca spesso il convincimento sull’assoluta necessità di adeguati e corrispondenti periodi di riposo, che invece rientrano, con pari importanza, nel processo di allenamento nel suo complesso. Il secondo fattore è l’aspetto fisico: un particolare tipo di fisico non di rado rientra addirittura nei criteri “occulti” di giudizio e, quindi, è in grado di influenzare il punteggio dell’atleta. Alla luce di queste semplici e incontrovertibili constatazioni appare in tutta la sua essenzialità la raccomandazione dell’American College of Sports Medicine. La ginnastica sportiva, anche quella di alto livello, può e deve essere uno strumento di salute, ma è assolutamente indispensabile che tutti, atlete, genitori, allenatori, giudici e dirigenti siano informati prima e protagonisti poi di quei cambiamenti tecnici e soprattutto culturali indispensabili a contrastare questa insidiosa e diffusa patologia. 

A cura del Prof. Massimo Valverde
Specialista in Patologia della Riproduzione Umana, Endocrinologia, Farmacologia e Tossicologia
Direttore Sanitario Centro Medico MR Bergamo

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