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Quando la redazione di Bergamo Salute mi ha chiesto, come Pneumologo, di inviare un articolo sul post Covid, mi sono posto il problema di come affrontare l’argomento. Se cioè fare il punto su quanto riportato in questi mesi sulla stampa generale e sulle più autorevoli riviste scientifiche, concentrandomi poi su quelli che potrebbero essere gli scenari futuri. O se invece partire dalla mia, particolare, esperienza personale. Ho concluso che, per i lettori, possa essere più stimolante partire dalla mia esperienza personale.

 

Sono il dott. Pietro Arnone, responsabile dell’Unità Operativa di Riabilitazione Respiratoria dell’Istituto Clinico Quarenghi di San Pellegrino. Una struttura quindi non per pazienti acuti. In questa struttura, nei mesi scorsi, sono verosimilmente venuto a contatto con persone apparentemente asintomatiche per Covid ma portatrici dell’infezione. Questo è un punto fondamentale per capire le difficoltà che presenta la prevenzione della diffusione del virus. Sta di fatto che, alla fine della prima settimana di Marzo, ho presentato sintomi compatibili con Infezione da SARS-CoV-2, poi confermata da tampone eseguito in Pronto Soccorso. È seguito ricovero con periodo di ventilazione meccanica in Terapia Intensiva e successiva quarantena in albergo. Intanto a San Pellegrino la Clinica era stata trasformata temporaneamente in ricovero per post-acuti Covid. Dal mio rientro al lavoro, ad inizio Maggio, abbiamo ripreso gradualmente l’attività normale. Con la ripresa delle visite ambulatoriali si evidenzia un discreto numero di pazienti che hanno presentato nei mesi scorsi sintomatologia lieve compatibile con infezione da SARS-CoV-2 ma che non hanno avuto la possibilità di eseguire accertamenti. Questo dato rende verosimile che il numero di pazienti diagnosticati sia la punta di un iceberg rappresentato dalla diffusione totale del virus.

Con il lockdown si è ottenuta una sempre maggiore circoscrizione della pandemia. Questa però si è intanto diffusa in numerosi paesi, in particolare in quelli che non hanno attivato tempestivamente le misure di prevenzione della diffusione (ad esempio Stati Uniti, Brasile, Russia). Ciò rende possibili, tenuto conto della globalizzazione, nuove ondate di diffusione del virus. A fronte di ciò persiste a tutt’oggi l’assenza di una terapia eziologica dell’infezione. Si registra un miglioramento nel trattamento ma che si limita all’uso di farmaci che sembrano abbreviare la durata dell’infezione (ad esempio Remdesivir). O si limita al trattamento con anticoagulanti di una delle manifestazioni principali dell’infezione che consiste nella formazione di microtrombi a livello vascolare polmonare. O tratta genericamente l’infiammazione, in particolare polmonare, con l’uso di cortisonici.

Il trattamento con plasma di soggetti guariti ed immuni, sperimentato a Pavia con discreto successo, non è proponibile su grandi numeri per la complessità della procedura e il costo. Lo scenario potrebbe cambiare non appena avremo a disposizione un vaccino specifico per questo virus. Intanto l’arma principale che abbiamo a disposizione continua ad essere l’osservanza delle misure di distanziamento, pulizia delle mani e uso delle mascherine. La possibilità che potesse verificarsi una pandemia da virus era nota da anni presso organizzazioni internazionali quali l’ONU e l’OMS. Qualche anno fa ne aveva pubblicamente parlato anche Bill Gates. Nonostante ciò nessuno ha considerato come realistica questa possibilità. Eppure era noto che anche i cambiamenti climatici in corso avrebbero potuto contribuire a favorire una pandemia da virus. Adesso che l’evento si è tragicamente verificato ne dovremmo trarre le necessarie conseguenze.

La prima è non considerare come raro e irripetibile l’evento cui siamo andati incontro. Ciò implica una modifica definitiva del nostro stile di vita. Vorrei concludere tornando brevemente alla mia esperienza dall’altra parte della barricata. Mi è capitato di tornare da ricoverato in quello stesso ospedale (Papa Giovanni XXIII) e unità operative in cui avevo lavorato (Pneumologia e Terapia intensiva e Subintensiva) dalla parte medica della barricata. Ebbene, ho potuto anch’io apprezzare l’impegno umano e professionale incondizionato profuso dal personale medico e infermieristico in una situazione drammaticamente difficile. Approfitto di questa occasione per ringraziarli e abbracciarli collettivamente. Un ringraziamento anche ai compagni di lavoro della Clinica Quarenghi che hanno dovuto portare avanti, a ranghi ridotti, un lavoro inconsueto di grande impegno.

Per noi Riabilitatori resta tanto da fare. Il Covid ha prodotto, in tanti pazienti, esiti radiologici e funzionali polmonari con indicazioni a trattamento riabilitativo respiratorio e, talvolta, anche motorio. In Clinica Quarenghi abbiamo elaborato un protocollo riabilitativo che comprende eventuale svezzamento dalla Ossigeno terapia e recupero dell’autonomia respiratoria. Prevenzione delle conseguenze del lungo allettamento attraverso lavoro di rafforzamento muscolare. Riabilitazione cardio-respiratoria con esercizi di ginnastica aerobica e recupero dell’autonomia personale finalizzata al rientro nella normalità domestica e sociale.

Dott. Pietro Arnone
Responsabile Ambulatorio Pneumologico
Istituto Clinico Quarenghi San Pellegrino Terme