L’emergenza Covid-19 ha inaspettatamente catapultato il mondo della scuola dalla didattica tradizionale a quella online. Una rivoluzione che in Italia tardava a prendere piede si è per necessità concretizzata in tempi brevissimi. Ce ne parla Biagio Calleja, professore di materie letterarie e sostegno presso la scuola media inferiore Leonardo da Vinci di Bergamo. «Non era necessario attendere la nota Bruschi per comprendere che fare didattica online, non vuol dire assegnare compiti sul registro virtuale per rispedirli al mittente corretti. Non vuol dire nemmeno fare lunghe videoconferenze dense di nozioni e tenere i ragazzi incollati al PC per 6 ore ogni mattina» esordisce l’insegnante. «Fare didattica online vuol dire considerare attentamente tutti gli aspetti caratteristici della didattica in aula e sfruttare le infinite potenzialità creative dell’ambiente virtuale per proporre ai ragazzi un’esperienza di apprendimento che sia il più possibile variegata, completa e coinvolgente. Anche in questa difficile situazione il benessere psico-fisico dei ragazzi deve essere sempre il cuore pulsante della loro esperienza di apprendimento».

Qualcuno storce il naso pensando che l’ambiente virtuale non possa creare benessere, vicinanza, calore e dibattito...
Sicuramente, come ricorda spesso la neusroscienzata Lucangeli, non c’é connessione più potente della vicinanza fisica, della presenza e del contatto quotidiano, ma in un momento storico di emergenza come quello che stiamo vivendo nella nostra città non possiamo soffermarci troppo a pensare alle inevitabili rinunce a cui queste misure straordinarie di quarantena ci stanno costringendo. Dobbiamo pensare a quello che possiamo fare adesso, che sicuramente sarà diverso rispetto a quello che facevamo in aula, ma non per questo sarà necessariamente sempre
peggiore. Nonostante la distanza fisica che ci separa dai nostri allievi e dai nostri colleghi, ora più che mai, noi docenti non possiamo portare avanti una didattica “fredda”. Non possiamo nasconderci dietro allo schermo. Non possiamo permettere che le turbolenze emotive e le domande che attraversano la mente dei ragazzi in questi giorni restino chiuse dentro di loro. Fare uscire queste vibrazioni interiori, condividerle con compagni e i docenti può essere il primo passo per rielaborare i vissuti complessi che attraversano noi bergamaschi in questi giorni.

Come fare allora per proporre una didattica a distanza che sia “calda” ed efficace?
In primis, dobbiamo essere sicuri di non lasciare indietro nessuno. La scuola deve mandare un
messaggio chiaro agli studenti: voi siete importanti per noi! Se voi non potete venire da noi, saremo
noi a venirvi a prendere per mano tutte le mattine ! Anche se gli ospedali esplodono e tutto attorno
c’è il caos, noi ci siamo!

Che succede quando le famiglie non riescono da sole ad accompagnare i ragazzi nell’accesso alle piattaforme virtuali?
Ogni iniziativa virtuale deve essere accessibile a tutti e deve assolutamente raggiungere tutti gli studenti. Anche se la maggior parte degli allievi naviga già in modo abile tra le onde del web, non bisogna mai dimenticarsi di chi non ha ancora preso confidenza con questo ambiente e ha necessità di essere assistito e guidato soprattutto nelle prime fasi di lavoro. Se in casa non ci sono le competenze necessarie devono essere i docenti e la scuola ad andare verso gli studenti per cercare di rimuovere le barriere al successo formativo virtuale. Esattamente come si fa tutti i giorni nelle aule. Dove non siano disponibili tablet e PC, proviamo con gli smartphone e se la rete internet non è abbastanza veloce? Alle videolezioni si può anche partecipare ascoltando e parlando al telefono fisso di casa!

Ma gli insegnanti sono pronti?
È necessario che non solo la classe ma anche i docenti entrino in sintonia con la struttura stessa del
Web: una rete aperta, fluida, fatta di strumenti e di contenuti più o meno attendibili, creati e condivisi da una miriade di soggetti differenti. Fossilizzarsi sull’uso di una sola piattaforma o di un solo software sicuramente, alla lunga, non sarà produttivo, esattamente come non lo è ripetere sempre la stessa attività in aula, e ci porterà ad avere una visione troppo ristretta delle potenzialità e delle criticità dell’ambiente virtuale. Una volta che si è preso confidenza con gli strumenti di comunicazione e condivisione del materiale (team, classroom, meet, zoom, etc.) che sono la base imprescindibile per costruire/condurre una qualsiasi attività didattica online, bisogna studiare ed esplorare insieme agli studenti quell’universo di possibilità divertenti e accattivanti che la rete ci pone a disposizione.

C’è qualche mezzo didattico più adatto di altri in rete?
La scelta del mezzo didattico virtuale più adeguato non può avere una ricetta standard: esso varia
in base alle specificità della classe che ci si trova davanti, agli interessi dei singoli ragazzi e può anche essere variata in itinere, durante una videolezione, in base agli stimoli che nascono in diretta nella comunità virtuale che si confronta continuamente sia con le videochat sia nei commenti ai post del prof e dei compagni. Le possibilità di personalizzazione e di variazione delle proposte didattiche virtuali sono davvero infinite come anche le possibilità di fornire sostegno e potenziamento personalizzato a chiunque ne abbia necessità. Anche in ambiente virtuale non possiamo esimerci dall’alternare momenti di lavoro cooperativo tra pari, momenti di lavoro guidato con il docente in grande e/o in piccolo gruppo a momenti di lavoro in totale autonomia. Potenzialmente si possono creare infiniti percorsi e “stanze” diverse per rispondere alle esigenze relazionali e didattiche di ognuno, l’importante è essere consapevoli che questi strumenti devono essere congeniali allo stile di apprendimento dell’allievo e devono favorire il suo benessere.

> Vogliamo fare una sfida a colpi di Quiz a squadre o individuali? Abbiamo Quizlet, abbiamo Kahoot!, abbiamo google moduli…. Vogliamo commentare in gruppo un articolo di giornale? Ecco che ci si aprono davanti siti, banche Dati, edizioni in PDF…
> Vogliamo creare un’opera d’arte collettiva? Vogliamo entrane nel Louvre per un tour 3D? Vogliamo progettare una scuola ecosostenibile? Ecco SketchUp, Autocad, etc…
> Vogliamo esplorare i sentieri delle valli Bergamasche? O sorvolare la centrale di Chernobyl? Ecco BigMap 3D, googleHeart, ecoMuseum, siti UNESCO, National Geographic, etc…
> Vogliamo semplicemente leggere insieme e sottolineare il libro di testo facendo un esercizio? Abbiamo HubSchool, le piattaforme virtuali delle case editrici che ormai permettono tutte di utilizzare i libri di testo in ambiente virtuale…
> Vogliamo leggere cosa scrive su Facebook il Presidente del Consiglio dei Ministri? Vogliamo intervistare in diretta un medico operativo nell’affrontare l’emergenza COVID? Abbiamo il mondo dei social!
> Vogliamo ascoltare in diretta una conferenza o un documentario del prof. Barbero? Abbiamo i canali youTube!

E dopo aver esplorato queste possibilità, perché non provare a farle proprie come strumenti espressivi? Perché non provare a creare un canale youtube o una webradio o un giornale online di classe? Questo infinito ventaglio è estremamente attrattivo, variopinto e strabiliante. Tocca a noi aprirlo e chiuderlo con maestria, stabilirne precise regole e modalità di utilizzo, mixarne i colori in modo che possa sprigionare tutta la sua bellezza e mantenere vivo nei ragazzi il fuoco del desiderio di apprendere. La tecnologia non distruggerà la nostra voglia di stare insieme, anzi… essa sarà solo il nostro medium didattico privilegiato, almeno per un po’.

E se, nonostante la progettazione e le infinite prove tecniche qualcosa andasse storto?
Faremo tesoro per migliorare la prossima lezione a distanza.

A cura di Lella Fonseca
con la collaborazione del prof. Biagio Calleja,
insegnante di materie letterarie e sostegno presso la scuola media inferiore Leonardo da Vinci di Bergamo.
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