Cataratta come riconoscerla e curarla

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Ogni anno in Italia vengono eseguiti circa 500 mila interventi di cataratta, patologia che colpisce 1 persona su 4 dopo i 70 anni. La cataratta è l’opacizzazione del cristallino, la lente posta all’interno dell’occhio, che consente di mettere a fuoco le immagini sulla retina. Può colpire uno o entrambi gli occhi compromettendone la visione. Oggi è possibile recuperare la qualità visiva con un intervento veloce e indolore in day surgery.

Se la “lente” dell’occhio si opacizza
L’opacamento del cristallino, la lente interna all’occhio che focalizza le immagini sulla regione centrale della retina, denominata macula, provoca offuscamento della vista, peggioramento del contrasto nella visione, insorgenza o aggravamento della miopia. Nelle fasi iniziali, la cataratta in genere causa solo un modesto disturbo della vista che spesso si risolve con una variazione della gradazione delle lenti degli occhiali. Progressivamente, però, la vista peggiora diventando sempre più offuscata.

L’invecchiamento, la causa principale 
Nella quasi totalità dei casi, la cataratta è causata dal fisiologico processo di invecchiamento dell’organismo. Anche la familiarità gioca un ruolo importante nelle cause di questa patologia. Un ruolo di prevenzione potrebbe essere giocato dal riparo agli UV solari con semplici occhiali da sole. Esistono però alcune forme che possono comparire in giovane età, dovute a farmaci, traumi, patologie oculari e familiarità.

La terapia? Un cristallino artificiale su misura
Per curare la patologia, nei casi in cui la visione è compromessa, si rende necessario l’intervento chirurgico, praticato abitualmente in anestesia topica, cioè instillando sulla superficie oculare solo colliri anestetici. Consiste nella rimozione del cristallino naturale ormai opacato e contestualmente nell’impianto di una lente artificiale, che sostituisce la capacità diottrica del cristallino asportato. Attualmente sono disponibili anche cristallini artificiali costruiti su misura per ogni occhio (lenti premium) con caratteristiche tali da poter correggere gradi più o meno elevati di astigmatismo o permettere la visione sia da vicino sia da lontano senza l’utilizzo degli occhiali (cristallini multifocali, come le lenti progressive degli occhiali). Le moderne tecniche prevedono l’uso di una sonda metallica, fatta vibrare da ultrasuoni ad altissima frequenza (la cosiddetta facoemulsificazione) e introdotta nell’occhio attraverso un taglio o breccia chirurgica di circa due millimetri, che frantuma e asporta il cristallino catarattoso. Attraverso lo stesso taglio viene posizionato un cristallino artificiale pieghevole. L’intervento viene condotto con tecnica extracapsulare, cioè viene conservata la sottile capsula posteriore del cristallino naturale, su cui viene posizionato quello artificiale. Frequentemente, uno o due anni dopo l’intervento di cataratta, questa capsula può opacizzarsi e viene rimossa da un trattamento laser ambulatoriale. L’attuale orientamento privilegia l’utilizzo di lenti intraoculari statunitensi approvate dall’FDA (il Ministero della Salute americano), considerate attualmente le più sicure ed efficaci, sia per quanto riguarda i cristallini artificiali standard, sia per le lenti premium. L’impianto di cristallino artificiale, in sostituzione del cristallino opacato, rappresenta il più grande progresso dell’intervento di cataratta negli ultimi trent’anni. Se non venisse impiantato, infatti, il paziente sarebbe costretto a utilizzare occhiali molto forti con lenti spesse o lenti a contatto.

La valutazione preoperatoria
Per il successo dell’intervento è determinante l’attenta valutazione pre-operatoria sia dello stato generale della persona sia delle condizioni dell’occhio con esami di alta specializzazione oculistica: ecografia ed ecobiometria che danno i valori esatti del cristallino da utilizzare; microscopia endoteliale che consente di valutare le cellule della cornea; attenta osservazione della retina, che è la struttura nervosa dell’occhio. Per i pazienti che presentano alterazioni più o meno accentuate del fondo oculare connesse con l’età o con il diabete (per citare le più frequenti cause di maculopatia) è utile prevedere anche uno screening strumentale con angioOCT o con fluorangiografia affinché possa essere perfettamente valutata la funzionalità retinica.

Tempi di ripresa rapidi e solo un po’ di bruciore dopo l’intervento
A un taglio così piccolo come quello praticato, corrisponde un periodo riabilitativo breve, che permette una discreta visione già nelle prime ore dopo l’intervento e una visione piena, in relazione alle condizioni oculari, già 15-20 giorni dopo l’intervento. Nei primi giorni è consigliato un riposo a letto di qualche ora durante il giorno, soprattutto per le persone anziane. Sono normali bruciori oculari e sensazione di corpo estraneo (un buon occhiale da sole e la costante instillazione dei colliri consigliati al momento della dimissione risolveranno in gran parte questi problemi). Il paziente potrà tornare alle sue occupazioni abituali in due o tre giorni.

L’evoluzione dell’intervento: il Femtolaser, solo per pazienti selezionati 
Negli ultimi anni si è affacciato, anche nell’intervento della cataratta, l’uso del femtolaser, laser che emette una luce infrarossa della durata di un femtosecondo (un milionesimo di miliardesimo di secondo). Questo strumento prende il posto del bisturi tradizionale nelle prime fasi dell’intervento, con una precisione impensabile per la mano umana. Il vantaggio consiste nella maggiore accuratezza nella fase del taglio della porzione anteriore della capsula del cristallino e questo permette una maggiore precisione nell’impianto del cristallino artificiale, in particolare nel caso di utilizzo di una lente premium. La seconda parte dell’intervento viene condotta comunque con la tradizionale tecnica chirurgica della facoemulsificazione. Quindi le complicanze più temibili dell’intervento di cataratta (l’infezione attraverso la breccia chirurgica e la rottura della capsula posteriore su cui adagiare il cristallino artificiale) presentano le stesse probabilità che riscontriamo con le tecniche abituali. L’intervento di cataratta femtoassistito si pratica solitamente in occhi che non presentino patologie concomitanti alla cataratta. Solo poche strutture pubbliche in Italia hanno messo a disposizione dei propri pazienti questo strumento per Il suo elevato costo di gestione.

A cura del dott. Giulio Leopardi
Specialista in Oftalmologia
Responsabile Unità di Oculistica Policlinico San Pietro Ponte San Pietro

 

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