Defibrillatore in azienda: uno strumento salva-vita

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Ogni anno in Italia si registrano circa 60mila decessi per morte cardiaca improvvisa (AAC), la maggior parte dei quali provocati dalla fibrillazione ventricolare e quindi in buona parte evitabili se si intervenisse con un DAE (defibrillatore semiautomatico esterno) in tempi molto ridotti. L’AAC colpisce senza segnali premonitori, per strada, a casa, nei luoghi pubblici, al lavoro, lontano quindi da ospedali e strutture sanitarie. «In Italia il 5% degli AAC avvengono sul luogo di lavoro. Per questo da tempo cerchiamo di sensibilizzare le aziende: la legislazione non obbliga i datori di lavoro a dotarsi dell’apparecchio, ma sarebbe altamente consigliabile farlo» dice Federico Pelicioli di Tecno System. «Le Regioni ne suggeriscono l’installazione nelle compagnie, enti, ditte, associazioni, etc. dove ci sia un elevato afflusso di utenti e anche negli Istituti scolastici di ogni ordine e grado. I datori di lavoro dovrebbero considerare che, al di là delle norme, la perdita di un dipendente a causa di un arresto cardiaco, fatalità spesso evitabile con un dispositivo dal costo certamente abbordabile per un’azienda, ha un impatto negativo sulla percezione della sicurezza in azienda». Paradossalmente le statistiche evidenziano che i defibrillatori vengono installati nei luoghi di lavoro solo dopo che si è verificato un AAC, spesso fatale. L’INAIL ha individuato la presenza dei DAE nelle aziende e l’organizzazione di corsi Blsd (Basic life support defribillation, per insegnare ai dipendenti le manovre da compiere in caso di arresto cardiaco) tra gli interventi per il miglioramento delle condizioni di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, in aggiunta a quelli minimi previsti per legge. Questi interventi permettono di ottenere lo “sconto per prevenzione” da parte dell’ente. «La disposizione dei DAE nelle aziende va valutata in base al numero dei lavoratori e al tipo di attività. L’efficacia del primo soccorso dipende anche dall’organizzazione di un piano di soccorso interno, dalla formazione dei lavoratori, dalla veloce reperibilità del DAE (in modo da garantire l’intervento entro cinque minuti), dalla corretta esecuzione delle manovre di rianimazione cardiopolmonare e dall’attivazione precoce del 112 (in Lombardia numero unico dell’AREU). I DAE all’interno di un’azienda dovrebbero essere percepiti alla stregua degli estintori».

I lavoratori più a rischio
Nonostante gli eventi di morte cardiaca improvvisa (AAC) non siano prevedibili, esistono fattori lavorativi che possono contribuire a favorire o peggiorare alcune malattie cardiovascolari:
> asfissia da inalazione di gas tossici
> condizioni lavorative stressanti
> caldo o freddo estremi
> sforzo fisico
> elettrocuzione (cioè la scossa elettrica)

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