Calcoli renali Ora si “polverizzano” con il laser

calcoli


Sono sempre di più gli italiani che soffrono di calcoli renali. Secondo le statistiche ogni anno si registrano 100mila nuovi casi. Colpa, nella maggior parte dei casi, di dieta scorretta e della sedentarietà, primi fattori di rischio per la formazione di questi “sassolini” nelle vie urinarie (rene, uretere, vescica). La buona notizia, però, è che oggi abbiamo a disposizione diverse armi per combatterli, non solo mediche ma anche di chirurgia mini-invasiva, come i laser di ultima generazione.

Terapie diverse a seconda del tipo di cristalli
I calcoli sono formati da cristalli contenuti nelle urine che precipitano e si aggregano. I cristalli che costituiscono i calcoli sono principalmente cinque: in oltre l‘80% dei casi si tratta di ossalato di calcio, meno frequentemente sono costituiti da fosfato di calcio, acido urico, struvite e cistina. La composizione è importante perché la terapia medica di prevenzione per evitare le recidive o il tipo di approccio chirurgico possono variare in base alle caratteristiche del calcolo. La formazione dei calcoli renali è complessa e multifattoriale. Può esserci una predisposizione genetica, cioè familiarità per calcolosi renale, tuttavia la dieta e i processi metabolici giocano un ruolo importantissimo.

La chirurgia: basta tagli, meglio le tecniche mini-invasive
La chirurgia a cielo aperto per la calcolosi è stata praticamente abbandonata, non si “taglia” più, grazie all’avvento di tecniche mini-invasive. Per i calcoli dell’uretere e del rene si eseguono l’ureteroscopia semirigida o flessibile, che passando attraverso le vie naturali (uretra e vescica), con strumenti digitali e a fibre ottiche molto sottili, permettono di raggiungere i calcoli e polverizzarli mediante energia laser Holmium. La degenza è solitamente di una notte post operatoria e il dolore minimo. Per calcoli renali più grossi o multifocali utilizziamo invece la tecnica percutanea, con la quale si accede al rene attraverso un foro praticato sul fianco, a livello lombare, del diametro di un mignolo. Questa tecnica, denominata Mini-PCNL, permette di trattare calcoli complessi in maniera mini-invasiva. La degenza è di due notti post procedura. Per calcoli con particolari caratteristiche di sede (renali e ureterali), dimensione e durezza, può risultare efficace anche la litotrissia extracorporea, trattamento non invasivo della calcolosi nel quale onde d’urto focalizzate sul calcolo rompono il calcolo, facilitandone l’eliminazione.

Se si trasforma in colica
La presenza di calcoli, in genere, di per sé non causa sintomi particolari. Il problema nasce quando, spostandosi, vanno a ostruire le vie urinarie. Questa ostruzione a livello della via escretrice ostacola il normale deflusso dell’urina e ne aumenta la pressione distendendo le fibre nervose. Da qui la colica renale, con un’incidenza altissima del 15% circa (è uno dei motivi principali di accesso al pronto soccorso). Esordisce con un dolore acuto al fianco interessato inoltre, in un caso su due è associata a nausea e vomito. Il dolore ha andamento colico, cioè aumenta e diminuisce in modo ciclico e correlato agli spasmi dell’uretere che cerca di far progredire il calcolo. In base alla sede dell’ostruzione il dolore si può irradiare anteriormente e spingersi sino ai genitali del lato interessato, oltre a dare sintomi di tipo irritativo urinario (bruciore o frequenza aumentata). A differenza di altri dolori addominali, con la colica renale non si trova giovamento in nessuna posizione. Contrariamente a quanto molti pensano, bere non aiuta, anzi. Se si beve durante una colica il calcolo potrebbe essere spinto a valle, ma c’è il rischio di rottura della via urinaria e dell’aggravarsi della sintomatologia. è consigliabile quindi bere a piccoli sorsi, solo quando non si ha dolore, mettere una borsa dell’acqua calda sul fianco e assumere un anti-infiammatorio non steroideo, per bocca o tramite iniezione intra-muscolo. Se il dolore non passa o fosse associato a febbre è necessario rivolgersi al medico.

Il nostro impianto idraulico
La via escretrice urinaria è paragonabile a un impianto idraulico: il rene produce urina, come se fosse un rubinetto, mentre l’uretere è il canale attraverso cui l’urina scorre per essere raccolta nella vescica ed eliminata.

A cura del DOTT. RICCARDO GALLI
Specialista in Urologia
U.O. di Urologia Policlinico San Pietro
Ponte San Pietro