Ecografia delle anse intestinali Utile in caso di dolore e gonfiore addominale che non passa

intestino


Dolore e gonfiore dell’addome, problemi di intestino irritabile, alternanza di diarrea a stitichezza. In tutti questi casi, se il problema non passa, può essere indicato sottoporsi a un esame semplice, veloce e non invasivo in grado però di dare molte informazioni offrendo una sorta di “fotografia” delle condizioni di salute del piccolo intestino (digiuno e ileo) del colon. Ma come si svolge? E in particolare in quali casi può essere utile? Risponde il dottor Gianluca Castellaneta, gastroenterologo ed ecografista.

Dottor Castellaneta, a cosa serve e cosa “vede” l’ecografia delle anse addominali?
L’ecografia delle anse intestinali è una tecnica diagnostica basata sulla rilevazione degli echi prodotti da onde ultrasonore nell’attraversare i diversi tessuti dell’addome. Analogamente a un sonar di un sottomarino, utilizzando due sonde diverse (convex e lineare), il medico esplora i tessuti ed è in grado di studiare buona parte del piccolo intestino e del colon (grosso intestino o crasso) alla ricerca di ispessimenti delle pareti o dilatazioni delle anse intestinali e ne valuta la mobilità e la comprimibilità. Quest’esame, quindi, da un lato permette di “vedere” tutte le pareti del colon, dall’altro cosa è contenuto nel colon stesso, come gas o feci; spesso infatti i pazienti che soffrono di dolori addominali hanno coliche dovute alla presenza eccessiva di gas nell’intestino e grazie a questo esame si può distinguere questo tipo di dolore da un dolore legato ad esempio a un problema di infiammazione.

Ma è doloroso? 
L’esame è generalmente indolore; tuttavia in caso di dolore addominale, durante le compressioni è possibile una lieve momentanea intensificazione del dolore.

A chi è indirizzato l’esame?
È utilizzato da alcuni anni ormai nello screening e monitoraggio del paziente con sospetto di malattia infiammatoria cronica intestinale (MICI) e frequentemente rappresenta il primo approccio in caso di dolore addominale sub-acuto, nel sospetto di flogosi appendicolare (appendicite) o sindrome del colon irritabile (disordine funzionale gastrointestinale caratterizzato da dolore addominale e da un’alterata attività intestinale, con alternanza di stipsi e diarrea, in assenza di una specifica patologia organica).

Quanto dura l’esame?
Può durare da 12-15 a 20 minuti circa.

Serve una preparazione?
Abitualmente viene prescritto il digiuno da cibi solidi da sei ore, consentendo una normale idratazione con acqua naturale (non gasata). Per un’adeguata visualizzazione della regione inferiore si consiglia di non urinare nelle tre-quattro ore precedenti l’esame per raggiungere una corretta distensione vescicale. Non è necessario sospendere alcun tipo di farmaco.

Ci sono controindicazioni all’esecuzione dell’esame?
No, non ha controindicazioni.

Può essere un’alternativa ad altri esami più invasivi come la colonscopia?
L’esame ecografico delle anse intestinali non può sostituire la colonscopia, in particolare nello screening dei tumori del colon retto; tuttavia, previa valutazione medica, grazie alla sua buona accuratezza diagnostica, alla natura non invasiva, all’assenza di radiazioni e ai costi relativamente contenuti rappresenta un valido strumento nel percorso diagnostico iniziale e nel follow-up dei pazienti con patologia intestinale nota (MICI), prima di indagini più invasive.

MICI: colpiscono i giovani, sono in aumento ma sottostimate
Le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI in italiano o in inglese IBD, inflammatory bowel disease) si manifestano con dolore addominale, diarrea, muco e sangue nelle feci, mal di pancia, in alcuni casi anche febbre, sintomi che però spesso non vengono inquadrati correttamente e tempestivamente. Si tratta di infiammazioni croniche delle mucose intestinali, con fasi di riacutizzazioni e remissioni, che colpiscono l’apparato gastrointestinale, in particolare il colon, l’ileo e il retto, e si distinguono in malattia di Crohn e colite ulcerosa. In Italia ne soffrono circa 200.000 persone, soprattutto giovani tra i 16 e i 35 anni, ma si tratta di numeri sottostimati e in costante aumento. Diversi sono oggi i farmaci a disposizione, prima di ricorrere alla chirurgia, per controllare l’infiammazione e quindi il progredire della malattia. Un aiuto nel ridurre l’impatto di queste malattie sulla vita quotidiana viene anche dall’alimentazione (tra i primi consigli, evitare fibre in caso di diarrea e in generale abolire gli alcolici).

a cura di Maria Castellano
con la collaborazione del dott. Gianluca Antonio Castellaneta
Ecografista Docente per la Società Italiana di Ecografia (SIUMB)
Smart Clinic OrioCenter e Le Due Torri