Con due lauree ho vinto la sordità.

fabio bosatelli


Su Facebook ha postato una simpatica foto. È abbracciato alla sua fidanzata Anna e ha in mano un cartello su cui campeggia la scritta “Sono un collezionista di lauree”. Sì, la collezione però si ferma “soltanto” a due lauree magistrali, la prima in ingegneria edile, l’altra in economia aziendale. Tutte e due conseguite all’Università di Bergamo, la seconda a metà aprile. Fin qui nulla di strano se Fabio Bosatelli, 27 anni di Pedrengo, non fosse sordo profondo dalla nascita. «È la dimostrazione che con impegno e tanta fatica si può vincere anche la disabilità. Non bisogna mai mollare anche se costa sacrifici, a volte emarginazione e/o offese da bulli. Nulla è comunque impossibile: bisogna impegnarsi a fare sempre meglio. Questo è il mio messaggio per chi è disabile come me, ma in realtà vale per la società intera. Nessuno deve abbattersi, ma si deve reagire anche se all’inizio ci si sente come di fronte a una montagna da scalare. L’importante è fare il primo passo, sapendo che poi ce ne saranno tanti altri che porteranno sulla vetta».

Incontriamo Fabio al Tennis Club di Pedrengo di cui è presidente e direttore tecnico. Sta facendo lezione a una decina di bambini che lo seguono con entusiasmo mentre i genitori si coccolano con lo sguardo i loro minicampioni. Anche lui ha preso in mano la racchetta da piccolino. Era un modo per sentirsi meno solo, per rompere l’emarginazione, per integrarsi con i compagni. E intanto si applicava con entusiasmo nelle sessioni di logopedia, svariate volte alla settimana. «Non riuscivo a parlare bene. I miei genitori, Carmen e Alessandro, sono stati meravigliosi, pur vivendo il dramma di un figlio sordo, hanno saputo trasmettermi la voglia di mettermi sempre in gioco e di prendere energie dai piccoli successi quotidiani» racconta. «I bambini imparano a parlare senza accorgersene, ripetendo i suoni che sentono. Io purtroppo no. I miei genitori, insieme ad altre persone vicine, mi hanno dato serenità e insegnato che di fronte a una disabilità bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare per rendere meravigliosa la vita. La sordità mi è stata diagnosticata all’età di un anno e da allora porto le protesi altrimenti non sentirei nulla e rischierei anche la vita in determinate situazioni. Sono un sordo profondo di tipo neurosensoriale con invalidità all’80%. Ho una soglia uditiva pari allo zero. In pratica, tanto per capirci, comincio a sentire un sibilo, meno del rumore che fa una zanzara se mi trovo su una pista di un aeroporto mentre sta decollando un aereo a distanza di pochi metri. È stato difficile, faticoso. Mi ha aiutato moltissimo anche il percorso affrontato con la musicoterapia e dalle conoscenze infinite della professoressa Giulia Cremaschi Trovesi. A scuola non ho avuto grandi problemi, gli insegnanti e i compagni di classe mi hanno sempre aiutato anche se qualche volta non è mancato il bulletto che mi prendeva in giro. In queste ultime situazioni devo ringraziare in particolare Nadia Giove che, come insegnante di sostegno, mi ha sempre fatto provare sulla pelle l’aspetto più importante della vita ossia la responsabilizzazione verso se stessi, il sapersela cavare sempre da soli e l’essere autonomi il più possibile».

Fabio sorride. «Voglio ricordare quelli che mi hanno aiutato girandomi gli appunti che faticavo a prendere o aiutandomi con le piccole cose che, con la mia disabilità, diventano complicate. Lo stesso vale per i professori. Qualcuno mi ha risposto in malo modo quando gli dicevo che ero sordo pensando che volessi trattamenti di favore, mentre chiedevo solo che spiegasse rivolgendosi dalla mia parte per permettermi di leggere le labbra e capire meglio. Comunque devo dire che quasi tutti sono sempre stati disponibili con me. Anche al liceo scientifico Mascheroni sono stato accolto bene e ho ancora tanti amici, come all’Università. Resto convinto che i migliori insegnamenti li ho ricevuti proprio nei momenti di difficoltà o quando mi sono trovato di fronte a persone che non erano disposte ad aiutarmi, perché in quelle situazioni si apprende sempre una prospettiva diversa che arricchisce e dà la possibilità di essere pronti sempre a nuove eventualità. Purtroppo, o per fortuna, non si finisce mai di imparare». Tra una partita di tennis, lo studio, la logopedia e la musicoterapia Fabio faceva il pony pizza e per anni ha fatto addirittura il pizzaiolo. «Ora preparo le pizze una volta all’anno quando raduniamo tutta la famiglia a casa di mio zio Marino che ha un forno in taverna. Sì, faccio anche le acrobazie con la pasta. La faccio roteare, saltare. Tutti dicono che le mie pizze sono buone, ma può essere solo una scusa per mangiare e bere in compagnia» dice ridendo.

E così messa da parte l’arte del pizzaiolo, si è laureato due volte, anzi tre: prima la triennale in ingegneria edile, seguita a distanza di meno di due anni dalla magistrale e poi in economia aziendale e direzione amministrativa. Ha trovato lavoro subito dopo la prima laurea in Enel Green Power in Northern Area dove ha seguito per due anni la manutenzione degli impianti e i controlli economici. Ha messo così in pratica gli insegnamenti universitari apprendendo da chi ha molta più esperienza nel campo dopo lunghi anni di lavoro. Adesso sta seguendo alcuni progetti all’interno dell’azienda che lo portano a trasferte settimanali nella sede centrale di Roma. Il sabato e la domenica si dedica alle sue passioni, insegnando tennis ai bambini e gestendo le attività del circolo, e alla sua fidanzata che studia giurisprudenza all’Università di Bergamo. Si sono conosciuti la sera del 27 luglio 2011. Lei, Anna Dezza è nata a Volgograd da padre bergamasco e da madre russa, ma vive a Bergamo da quando aveva sei anni. «Ci siamo visti la prima volta a una festa a casa di amici. È stato amore a prima vista e da allora abbiamo scoperto la nostra felicità». Ma per il momento non si parla di fiori d’arancio.

Un aiuto dalla musicoterapia
Fabio è stato aiutato molto dalla musicoterapia. Non sentiva alcun suono ma attraverso le onde sonore ha cominciato a provare emozioni, sensazioni e a cominciare a capire le parole. La musicoterapia rappresenta una risorsa importante nella prevenzione, trattamento e riabilitazione di diverse forme di disabilità, tra cui anche la sordità. Può essere definita come una tecnica che utilizza la musica e i suoi elementi (ritmo, suono, melodia, armonia) come strumenti per aprire dei canali di comunicazione. Il musicoterapeuta utilizza la musica e le sue componenti costitutive come risorse essenziali per il conseguimento di obiettivi terapeutici, sia a livello psicologico sia fisico.

a cura DI LUCIO BUONANNO

 

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