Sbiancamento dentale. Pro e contro

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“Bianco è bello”. Non si tratta di uno slogan razzista, ma di un concetto legato alla percezione di salute e all’estetica dei propri denti. Pensateci bene: quando una persona sa di avere i denti bianchi e sani aumenta considerevolmente la propria autostima e la convinzione di piacere agli altri. Tutto ciò ha quindi delle importanti ripercussioni sul quotidiano, sui rapporti che si instaurano con le altre persone e su come si affrontano diverse situazioni. Ma come si possono ottenere denti bianchi? Semplice, con lo sbiancamento. Esistono due modalità: la prima è definita office bleaching, vale a dire seduti in poltrona, nello studio dentistico; la seconda invece è l’home bleaching ed è lo sbiancamento domiciliare. Recentemente è emersa poi la modalità “fai da te” con prodotti che si possono trovare in farmacia, al supermercato o anche online, ma che nulla hanno a che vedere con l’efficacia del trattamento professionale. Prima di eseguire uno sbiancamento, infatti, è necessario effettuare una visita specialistica nel corso della quale si stabilisce se il paziente è idoneo o meno o se ci sono problematiche più urgenti da risolvere.

In studio, con led e laser…
Lo sbiancamento dentale è un trattamento estetico che ha l’obiettivo di schiarire i denti. Durante il trattamento alla poltrona al paziente viene applicato il prodotto sbiancante a base di perossido di idrogeno (acqua ossigenata) o perossido di carbamide (usato nei trattamenti domiciliari perché a bassa concentrazione). La durata del trattamento dipende dalla concentrazione del principio attivo scelto e dalla metodica adottata. Per accelerare la reazione chimica dello sbiancamento in uno studio dentistico si utilizzano la lampada a led o il laser: il perossido di idrogeno penetra quindi negli spazi interprismatici dello smalto, raggiunge i pigmenti colorati e, liberando ossigeno sulla superficie del dente, li converte in una tonalità più chiara. Questi pigmenti presenti all’interno dello smalto sono colorati perché hanno una particolare struttura elettronica che l’ossigeno va ad alterare. Lo sbiancamento nello studio dentistico prevede l’applicazione del perossido di idrogeno ad alte concentrazioni per tempi brevi. Questa procedura necessita però dell’utilizzo di una protezione particolare per le gengive, la diga liquida, una resina fotoindurente necessaria per isolare e proteggere la gengiva evitando effetti caustici (cioè corrosivi) sulle mucose. Prima di cominciare il trattamento si prende il colore iniziale dei denti del paziente per confrontarlo poi con quello finale: l’efficacia della seduta si valuta in base alla differenza tra i due momenti. Al termine dello sbiancamento alla poltrona è necessario seguire una dieta bianca per almeno 48 ore in modo da non inficiare la stabilizzazione del colore e utilizzare un dentifricio con basso indice di abrasività (per denti sensibili).

... A casa, con mascherine
Il trattamento domiciliare prevede invece l’utilizzo di una mascherina individuale, realizzata sulla base delle impronte delle due arcate e dotata di un serbatoio all’interno del quale il paziente applica il gel sbiancante (perossido di carbamide). Il gel resta a contatto con i denti per alcune ore durante il giorno o la notte e deve durare almeno due settimane. Il risultato migliore si ottiene attraverso un trattamento combinato che prevede lo sbiancamento in poltrona abbinato al mantenimento del colore a casa utilizzando mascherine individuali.

Attenzione alle controindicazioni
Il trattamento può rendere il dente transitoriamente più sensibile; per questo motivo il procedimento è sconsigliato ai pazienti che soffrono di sensibilità dentinale, di erosioni dentali e per chi presenta colletti scoperti. Lo sbiancamento è quindi un trattamento estetico che permette al paziente di ottenere denti bianchi e lucenti, ma non è indicato per tutti. Nei casi di pazienti con restauri conservativi o corone protesiche l’azione sbiancante non è efficace in quanto la reazione chimica avviene esclusivamente sui denti propri, sia vitali sia devitalizzati, ciò che cambia è la procedura utilizzata. Lo sbiancamento dentale non si può effettuare più di una volta all’anno. Concludendo, prima di uno sbiancamento è sempre consigliabile una seduta di igiene dentale per eliminare placca e tartaro. Perché “bianco è bello”, ma prima di tutto deve essere sano.


Il bianco? Non è uguale per tutti
Non esiste un “bianco universale” che vada bene per tutti i denti: il colore varia non solo da persona a persona, ma anche da dente a dente. Inoltre la colorazione caratteristica di ogni persona può essere alterata da fattori interni o esterni al dente; queste alterazioni sono chiamate discromie. Quelle esterne, dette estrinseche, sono solitamente causate da placca batterica, tartaro, abitudini alimentari, fumo, clorexidina o da farmaci (questi fattori si possono eliminare con una seduta di igiene orale). Le discromie interne, intrinseche, riguardano invece l’interno dei denti e sono provocate da farmaci come gli antibiotici (tetracicline), alterazioni durante lo sviluppo del dente, traumi, trattamenti endodontici, fluorosi o dal normale processo di invecchiamento.

a cura DI MANUELA SIMONINI
Igienista dentale e Psicoterapeuta
Studio dentistico Simonini - Grassobbio
e Wocare - Bergamo

 

 

 

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