Interferenti endocrini: il decalogo per difendersi

interferenti endocrini

Si tratta di un gruppo di sostanze chimiche presenti in oggetti di uso comune, come padelle, contenitori per alimenti, plastiche, che possono alterare il funzionamento del sistema ormonale.
Imballaggi, plastiche, vernici, padelle antiaderenti, schiume per imbottiture, carta per alimenti, incensi possono contenere, o in passato hanno contenuto, gli interferenti endocrini, sostanze chimiche che possono essere una minaccia per la salute, in particolare la fertilità, e per l'ambiente.

 

 «Nell'ultimo decennio diversi studi stanno evidenziando che una categoria di sostanze chimiche con le quali conviviamo quotidianamente possono influire pesantemente sulla fertilità di coppia. Sostanze sospettate anche di essere causa di tumori ormono-dipendenti, disturbi neuro comportamentali e altre patologie, oltre che interferire con lo sviluppo cerebrale» dice Oscar Luciano Atzori, biologo, esperto di sicurezza alimentare e tutela della salute. Lo abbiamo contattato per saperne di più sull’argomento e soprattutto per capire come limitare i rischi.

 

Dottor Atzori, di che tipo di sostanze stiamo parlando? Dove si trovano?
I cosiddetti “interferenti endocrini”, che l’Organizzazione Mondiale ha definito come “sostanze o miscele esogene che alterano la funzione del sistema endocrino e di conseguenza provocano effetti negativi sulla salute di un organismo intatto, o la sua progenie o (sotto) popolazioni", sono costituiti da un grande ed eterogeneo gruppo di sostanze chimiche che possono permanere nell’ambiente o concentrarsi negli alimenti e in molti prodotti di consumo di uso comune (imballaggi, prodotti per la casa, abbigliamento, inquinanti ambientali). Tra questi: il perfluorottano sulfonato (PFOS) e l’acido perfluoroottanoico sale ammonico, due composti chimici persistenti sempre più diffusi usati in processi industriali e beni di consumo tra cui tappeti e rivestimenti in tessuto idrorepellente e antimacchia, prodotti di carta per uso alimentare resistenti all’olio, padelle con rivestimento antiaderente, ritardanti di fiamma contenuti nelle schiume presenti sia in alcuni materassi sia nei sedili delle auto, vernici per pavimenti; il dietilesilftalato, un plastificante che si può trovare in contenitori quali bottiglie usa e getta, pellicole, vassoi, confezioni blister, tappi a corona, imballaggi per il trasporto; gli idrocarburi policiclici aromatici provenienti non solo dall’inquinamento atmosferico, ma anche da fumo di sigaretta, fumo di cottura, combustione di incenso e fumo di candela.

Quali sono i maggiori pericoli a cui possono esporre?
Oltre all'incremento del rischio di patologie riproduttive (infertilità, endometriosi, aborto, criptorchidismo, intersessualità, ipospadia, diminuzione della qualità del seme umano), possono essere fattori di rischio per alcuni tipi di tumori (specialmente al seno e nei testicoli), causa di disturbi comportamentali nell'infanzia, forse anche di diabete e obesità.

Cosa si può fare per difendersi? 
Considerato che queste sostanze si trovano in tantissime sostanze con le quali conviviamo anche a stretto contatto, è necessario utilizzare verso questi probabili o sicuri interferenti endocrini delle misure atte a ridurre, ove possibile, l'interazione con il nostro organismo.

Ecco le principali.

1) Non riutilizzare mai i recipienti in plastica per gli alimenti se sono di tipo monouso.

2) Non utilizzare gli utensili da cottura (padelle, pentole e così via) antiaderenti se il loro rivestimento interno risulta deteriorato e soprattutto non acquistarli via Internet se non si è sicuri della loro provenienza (evitare gli utensili antiaderenti extra Ue, quindi privi della sigla Ce).

3) Accertarsi che quando si cuociono gli alimenti ci sia un'adeguata ventilazione, oppure utilizzare la cappa aspirante.

4) Non travasare mai i liquidi caldi in contenitori di plastica che non sono stati fabbricati per sopportare le alte temperature. Prima di effettuare questa operazione è bene far raffreddare il liquido. Per tale motivo sono stati eliminati dal commercio i biberon in policarbonato che comunque si possono ancora trovare all'estero o su Internet.

5) Utilizzare le pellicole trasparenti e le carte per alimenti sempre rispettando le indicazioni del produttore che sono obbligatoriamente riportate in etichetta.

6) Non assumere gli alimenti con parti carbonizzate.

7) Ridurre il consumo degli alimenti affumicati a caldo.

8) Limitare ogni forma di combustione negli ambienti chiusi, specialmente dovuta a sigarette, sigari, pipa, candele e incenso. Se ciò dovesse accadere, effettuar un adeguato ricambio dell'aria.

9) Se possibile moderare l'utilizzo dell'abbigliamento trattato con idrorepellenti e antimacchia.

10) Nell'acquisto di componenti d'arredo per la casa e l'ufficio limitare la scelta di prodotti fabbricati con Pvc morbido.

Ma se sono così pericolose, perché non sono vietate?
In realtà molte sostanze che contengono interferenti endocrini sono regolamentate e alcune anche vietate. Questo è il caso di specifici pesticidi e biocidi. Quindi si può affermare che la corrente legislazione già attua delle tutele nei confronti dei consumatori e dei lavoratori. Recentemente c'è stata un'azione dell'Ue che potrebbe portare a un'evoluzione della regolamentazione in merito, anche se presenta ancora delle ampie zone d'ombra. La strategia migliore per difendersi, quindi, resta per ora adottare nella quotidianità alcune precauzioni, come quelle che abbiamo suggerito.

IL BISFENOLO: FINO A QUALCHE ANNO FA NEI SUCCHIOTTI DEI BEBÈ
Uno degli interferenti endocrini più conosciuto è il discusso BPA, meglio noto come bisfenolo A, definito ad esempio nei testi del progetto “Previeni” - promosso qualche anno fa dal Ministero dell’ambiente in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità - come una “sostanza con effetti estrogenici e capace di alterare la funzione di tiroide e sistemi riproduttivo, nervoso e immunitario”. Il suo impiego è stato limitato solo da alcuni Paesi europei. L’Italia, in particolare, ha accolto la direttiva europea che riguarda il divieto di utilizzare il BPA nei biberon in policarbonato.

con la collaborazione del DOTT. OSCAR LUCIANO ATZORI
Biologo
- ESPERTO DI SICUREZZA ALIMENTARE E TUTELA DELLA SALUTE -
a cura di ELENA BUONANNO

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