Non serve soltanto a vedere: la luce contribuisce a regolare il ritmo sonno-veglia e influenza alcuni meccanismi legati all’umore. In ambito clinico, la fototerapia viene utilizzata in situazioni specifiche, con modalità e indicazioni precise.

Più luce, un ritmo più regolare

Con l’arrivo dell’autunno e dell’inverno le giornate si accorciano, trascorriamo più tempo al chiuso e può diventare più difficile mantenere ritmi regolari di sonno e veglia. Non è soltanto una questione di abitudini: la luce naturale è uno dei principali segnali che aiutano l’organismo a sincronizzare il proprio orologio biologico, influenzando anche la produzione di melatonina, l’ormone coinvolto nella regolazione del sonno. È proprio su questo meccanismo che si basa la fototerapia, una tecnica che utilizza la luce per ottenere effetti terapeutici. Il termine comprende applicazioni diverse: dalla terapia con luce intensa, impiegata soprattutto in alcuni disturbi dell’umore e del ritmo circadiano, ai trattamenti dermatologici che utilizzano specifiche lunghezze d’onda per affrontare determinate patologie della pelle. Non si tratta, quindi, semplicemente di stare più spesso all’aria aperta o di accendere una lampada quando fuori è buio. L’efficacia dipende dal tipo di luce utilizzata, dalla durata e dal momento dell’esposizione, oltre che dalla condizione che si intende trattare.

La luce intensa per alcuni disturbi dell’umore

Una delle applicazioni più conosciute è la terapia con luce intensa, chiamata anche bright light therapy. Viene utilizzata soprattutto nel trattamento del disturbo affettivo stagionale, una forma di depressione che tende a presentarsi in determinati periodi dell’anno, spesso durante i mesi autunnali e invernali. Il trattamento prevede generalmente l’esposizione, per un tempo stabilito, a una lampada specifica che emette una luce intensa, con caratteristiche definite e filtraggio dei raggi ultravioletti. La luce viene utilizzata per influenzare i meccanismi biologici che regolano il ritmo circadiano e possono contribuire alla comparsa dei sintomi depressivi stagionali.

In alcuni casi, la terapia può essere presa in considerazione anche per altri disturbi dell’umore o del ritmo sonno-veglia, ma le indicazioni non sono uguali per tutti e le prove di efficacia variano a seconda della condizione. La fototerapia non è una soluzione universale contro la stanchezza invernale né sostituisce automaticamente altri trattamenti, come la psicoterapia o i farmaci, quando indicati.

Non tutte le luci sono uguali!

Per ottenere un beneficio terapeutico non basta utilizzare una normale lampada da casa. I dispositivi destinati alla terapia con luce intensa devono avere caratteristiche adeguate e vanno impiegati secondo le indicazioni del professionista sanitario. Anche l’orario dell’esposizione può essere importante: intervenire nel momento sbagliato della giornata, infatti, può modificare il ritmo sonno-veglia in una direzione diversa da quella desiderata.

Prima di iniziare è opportuno confrontarsi con il medico, soprattutto in presenza di disturbi dell’umore, patologie oculari o condizioni che aumentano la sensibilità alla luce, oppure se si assumono farmaci fotosensibilizzanti. In alcune persone possono comparire effetti indesiderati, come mal di testa, affaticamento o difficoltà ad addormentarsi. È inoltre necessaria particolare cautela in caso di disturbo bipolare, perché la terapia può favorire episodi di attivazione dell’umore.

L’utilizzo in dermatologia

La fototerapia ha un ruolo importante anche in dermatologia, dove vengono utilizzate specifiche radiazioni luminose per trattare alcune malattie della pelle, tra cui la psoriasi e alcune forme di dermatite. In questi casi si ricorre a tecniche come la fototerapia con raggi ultravioletti di tipo B a banda stretta, effettuata con apparecchiature dedicate e sotto controllo medico. Questi trattamenti non vanno confusi con l’esposizione al sole o con l’utilizzo di lampade abbronzanti: le radiazioni, le dosi e le modalità di somministrazione sono differenti e devono essere attentamente controllate. Un’esposizione non corretta ai raggi ultravioletti può infatti provocare danni cutanei e aumentare i rischi per la salute.

Una terapia da personalizzare

La fototerapia dimostra come un elemento quotidiano, la luce, possa diventare uno strumento terapeutico quando viene utilizzato con obiettivi precisi e modalità appropriate. Questo non significa che ogni calo di energia nei mesi freddi richieda un trattamento: stanchezza persistente, alterazioni del sonno e cambiamenti dell’umore possono avere cause diverse e meritano una valutazione se interferiscono con la vita quotidiana. Mantenere orari regolari, trascorrere del tempo all’aperto durante le ore di luce e curare la qualità del sonno sono abitudini utili per il benessere generale. Quando, invece, si sospetta un disturbo specifico, è il professionista sanitario a poter valutare se la fototerapia sia indicata, con quale modalità e all’interno di quale percorso di cura. 

A cura di Sara Carrara