Controllare le notifiche mentre il partner parla può sembrare un gesto innocuo, ma se diventa un’abitudine rischia di compromettere la comunicazione e far sentire l’altro trascurato. Il fenomeno del phubbing. Siamo seduti a tavola, sul divano o a letto prima di dormire. Il partner racconta la propria giornata, ma nel frattempo lo sguardo scivola sullo smartphone: arriva una notifica, si apre un messaggio, si controlla un social e, quasi senza accorgersene, la conversazione passa in secondo piano. È una scena comune, che può sembrare poco significativa, soprattutto quando dura pochi istanti. Se però si ripete frequentemente, rischia di creare una distanza tra due persone che si trovano fisicamente vicine.

Questo comportamento ha un nome: phubbing, parola che nasce dalla fusione dei termini inglesi phone (telefono) e snubbing (snobbare). Indica l’abitudine di trascurare l’interlocutore presente per concentrarsi sul proprio dispositivo. Nella vita di coppia può tradursi nella sensazione di non essere ascoltati, considerati o abbastanza importanti da meritare attenzione.

Il fenomeno è collegato alla cosiddetta technoference, ovvero l’interferenza della tecnologia nelle interazioni quotidiane. Se quest’ultima comprende anche le interruzioni provocate da chiamate, messaggi e notifiche, il phubbing riguarda più direttamente il gesto di rivolgere volontariamente l’attenzione allo schermo mentre si è in compagnia.

Perché è così difficile posare il telefono?

Guardare lo smartphone mentre il partner parla non significa necessariamente essere disinteressati alla relazione. Spesso entrano in gioco automatismi difficili da riconoscere e gestire: si prende il telefono per controllare rapidamente un messaggio e ci si ritrova, poco dopo, a scorrere contenuti senza una ragione precisa. A favorire questo comportamento può contribuire anche la FOMO (Fear of Missing Out), cioè la paura di perdersi qualcosa. Il desiderio di rimanere aggiornati, non perdere una notizia o sapere che cosa accade sui social alimenta il bisogno di controllare continuamente il dispositivo. Inoltre, le applicazioni sono progettate per catturare e mantenere l’attenzione, rendendo facile prolungare l’utilizzo oltre le intenzioni iniziali. Nella coppia, però, le conseguenze possono andare oltre il tempo sottratto alla conversazione. Chi parla può sentirsi ignorato o poco considerato, anche quando sa razionalmente che il partner non intende ferirlo. Se questa dinamica si ripete, possono aumentare la frustrazione e il senso di distanza emotiva, rendendo più difficile condividere pensieri, emozioni e problemi.

Piccoli accordi per ritrovarsi

Per ridurre il phubbing non è necessario rinunciare alla tecnologia, ma imparare a utilizzarla in modo più consapevole. Un primo passo consiste nel riconoscere le situazioni in cui si tende a controllare il telefono automaticamente e chiedersi se sia davvero necessario farlo in quel momento.

Può essere utile stabilire insieme alcuni confini: lasciare gli smartphone lontani durante i pasti, evitare di consultarli appena svegli o dedicare una parte della serata alla conversazione senza schermi. Anche disattivare le notifiche non indispensabili o attivare la modalità “non disturbare” può aiutare a ridurre le interruzioni. Soprattutto, è importante parlarne senza trasformare il tema in un’accusa. Dire al partner che ci si sente poco ascoltati è più utile che attribuirgli subito mancanza di interesse. Allo stesso modo, chi si accorge di distrarsi può impegnarsi a riconoscere il comportamento e a correggerlo, senza minimizzare l’effetto che produce sull’altro.

Dieci minuti di ascolto autentico

La qualità della comunicazione non dipende soltanto dalla quantità di tempo trascorso insieme, ma anche dall’attenzione che ci si dedica. Può bastare ritagliarsi ogni giorno dieci minuti per raccontarsi la giornata, ascoltarsi senza interruzioni e fare domande per comprendere davvero ciò che l’altro sta vivendo. Il telefono non è l’unico aspetto della vita digitale che merita un confronto nella coppia: anche la scelta di pubblicare fotografie insieme, condividere la propria posizione o accedere al dispositivo del partner può sollevare questioni legate alla privacy e ai confini personali. In questi casi, è importante che le decisioni siano condivise e rispettino l’autonomia di entrambi. Ritrovare un equilibrio tra connessione digitale e presenza reale significa, in fondo, ricordare che una relazione si nutre anche di gesti semplici: guardarsi, ascoltarsi e dedicarsi attenzione. Non serve essere sempre disponibili, ma è importante che entrambi possano sentirsi accolti e considerati nei momenti in cui cercano un contatto.

A cura di Ivana Galessi