La neve come riscatto. A 16 anni ha perso un piede in un incidente in moto, oggi veste la maglia della nazionale italiana di snowboard paralimpico. «Volevo dimostrare a me stesso che non era finita» Una vita può cambiare nel giro di pochi istanti. Per Davide Epis, 21 anni di Sedrina, quel momento è arrivato quattro anni fa, quando un incidente in moto gli è costato l’amputazione del piede sinistro. Da allora, però, la sua storia non è diventata quella di una rinuncia, ma di una ripartenza. Lo sport, iniziato come parte del percorso di riabilitazione, si è trasformato in una passione e poi in una carriera, fino a portarlo nella nazionale italiana di snowboard paralimpico.
Davide ha raccontato il proprio percorso intervenendo al 44° convegno medico dedicato agli sport invernali, organizzato dal Comitato Coppa Angelo Quarenghi a San Pellegrino Terme. Con il sorriso di chi ha imparato a guardare oltre gli ostacoli, ha ripercorso le tappe che lo hanno portato ai massimi livelli della disciplina.
«Dopo essere uscito dall’ospedale ho iniziato a fare sport per riabilitazione - racconta -. Mi sono accorto che riuscivo a ottenere buoni risultati e ho deciso di continuare. Prima dell’incidente praticavo skateboard con discreti risultati, mentre lo snowboard lo facevo solo ogni tanto. Cercavo uno sport in cui l’utilizzo della protesi avesse un ruolo importante e lo snowboard era perfetto». L’inizio è stato tutt’altro che semplice. Davide si allenava da solo, filmando le proprie discese. Quei video sono poi arrivati a Igor Fortin, oggi suo allenatore, che gli propose un periodo di prova con la squadra B della nazionale italiana. Da quell’incontro è iniziato un percorso di crescita che lo ha portato prima alle competizioni internazionali e poi nella squadra A, dove gareggia ancora oggi.
Per poter partecipare alle gare ufficiali è stato necessario affrontare anche la classificazione paralimpica nei Paesi Bassi, dove una commissione medica valuta il grado di disabilità e assegna la categoria agonistica. Da quel momento sono iniziate le trasferte tra Coppa Europa e Coppa del Mondo, quasi sempre all’estero.
Davide compete in due specialità. Lo snowboard cross, disputato su un tracciato con salti e curve dove quattro atleti si sfidano contemporaneamente a eliminazione diretta, e il banked slalom, prova individuale contro il tempo caratterizzata da curve paraboliche già modellate nella neve.
Per lui, però, lo snowboard è molto più di uno sport. «Mi ha aiutato a imparare a usare meglio la protesi anche nella vita quotidiana. Volevo dimostrare prima di tutto a me stesso che, dopo l’incidente, non era tutto finito. Ero sempre stato uno sportivo e non volevo lasciarmi abbattere».
Il sogno paralimpico sembrava ormai a un passo. Epis era stato convocato per i Giochi di Milano-Cortina 2026, ma un infortunio arrivato alla vigilia delle qualificazioni gli ha impedito di esordire. Una delusione difficile da accettare, che però non ha cambiato il suo approccio. «La vita dell’atleta è molto più impegnativa di quanto immaginassi. D’estate riesco a dedicarmi a palestra, nuoto e famiglia. D’inverno, invece, sono spesso in viaggio. A volte è faticoso, ma è anche la parte più bella perché permette di conoscere posti nuovi».
Tra i ricordi più belli conserva la trasferta in Finlandia, nel gennaio 2025. «Era la prima volta che andavo lì. Ho visto l’aurora boreale e già quello sarebbe bastato. Poi è arrivato anche il secondo posto in Coppa Europa, un risultato che non mi aspettavo. Quando ero al cancelletto sapevo di essere tra i primi quattro e ne ero già felice. Salire sul podio è stata un’emozione indescrivibile». Lo sguardo, ora, è rivolto al futuro. «L’obiettivo è entrare stabilmente nel circuito di Coppa del Mondo. Poi vedremo dove riuscirò ad arrivare».
Una testimonianza che, secondo il presidente del Comitato Coppa Quarenghi, il dottor Giampietro Salvi, va oltre il risultato sportivo. «La storia di Davide dimostra che anche nei momenti più difficili si può trovare la forza per ripartire. Lo sport gli ha insegnato che la sfida più importante non è battere gli altri, ma superare se stessi. Non conta da dove si parte, conta non smettere mai di credere nelle proprie possibilità e continuare a migliorarsi, nello sport come nella vita».
A cura DI Claudio Gualdi

