Ranica - Un teatro pieno, applausi calorosi e un messaggio profondo di umanità e resilienza. Si è tenuta sabato 23 maggio alle ore 16.30, al Teatro del Borgo di Ranica, all’interno dell’oratorio della Parrocchia di Ranica, la presentazione dello spettacolo “Pinocchio, il fiore dell’infanzia”, esito conclusivo del laboratorio annuale Teatro&Tremore promosso dall’Associazione Italiana Parkinsoniani – sezione di Bergamo.

L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Ranica, è stata introdotta dal presidente dell’associazione Marco Guido Salvi e presentata da Beppe Locatelli. Protagonisti dello spettacolo sono state persone affette da Parkinson insieme ai loro caregiver, coinvolti durante l’anno nel percorso laboratoriale condotto dal regista e formatore teatrale Francesco Michele Laterza.

Sul palco si sono esibiti Marisa Anesa, Carla Anesa, Sebastiano Carrara, Giulio D’Adda, Rachele Dolci, Giuseppe Frusteri, Luigina Glielmi ed Ermanno Lanfranchi, interpreti di un lavoro teatrale nato dall’incontro tra esperienza personale, memoria e creatività condivisa.

Per questa nuova stagione di Teatro&Tremore, il gruppo ha scelto di partire dal celebre Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi per esplorare il tema dell’infanzia come dimensione viva e ancora presente anche nella terza età. Il testo originale è stato rielaborato e riscritto collettivamente, diventando uno strumento per riattivare ricordi, immaginazione e desideri.

Particolarmente apprezzato dal pubblico è stato proprio il processo creativo sviluppato durante il laboratorio: sotto la guida di Francesco Michele Laterza, gli attori hanno intrecciato personaggi, episodi e simboli della storia di Pinocchio con racconti autobiografici, ricordi d’infanzia e frammenti della propria esperienza di vita. Da questo confronto è nato un testo originale, sorprendente e spesso poetico, capace di alternare ironia e profondità emotiva. Il celebre burattino di Collodi è così diventato uno specchio attraverso cui interrogarsi sul tempo che passa, sulle fragilità, sul desiderio di libertà e sulla capacità di continuare a stupirsi.

Sul palco si sono alternati momenti ironici e riflessivi, tra inseguimenti rocamboleschi, scene corali e richiami alla memoria personale dei partecipanti. Lo spettacolo ha cercato di interrogarsi su ciò che dell’infanzia continua a vivere dentro ogni individuo nonostante il passare del tempo, le difficoltà e il peso della malattia.

“Quale parte di noi sopravvive a tutte le intemperie della vita e continua a sorriderci dentro?”, è stata una delle domande centrali del percorso teatrale. Attraverso la figura di Pinocchio e i personaggi del racconto, i partecipanti hanno dato voce alle proprie esperienze, trasformando il teatro in uno spazio di relazione, espressione e condivisione.

L’iniziativa conferma ancora una volta il valore sociale e terapeutico delle arti performative, capaci di creare inclusione e benessere anche in contesti di fragilità. Un pomeriggio intenso e partecipato, che ha saputo unire cultura, comunità e sensibilità umana sotto il segno della leggerezza e della speranza. 

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