Incrementa in Italia il numero di persone che soffrono di alterazioni del sonno più o meno gravi. Tra le cause principali, uno stile di vita frenetico. Una problematica diffusa e sottovalutata. Poggiare la testa sul cuscino, chiudere gli occhi, addormentarsi: azioni che dovrebbero precedere una lunga notte di riposo ristoratore, ma che in realtà spesso e volentieri inaugurano ore infinite passate a rigirarsi nel letto. Il sonno è un processo fisiologico essenziale per il nostro benessere psicofisico: il corpo espelle le scorie metaboliche accumulate durante il giorno, il cervello riorganizza informazioni e ricordi, il sistema immunitario produce proteine speciali con cui si rafforza, le citochine. Eppure, ne sottovalutiamo l’importanza, adottando stili di vita disfunzionali che ne minano l’efficacia finché non ci troviamo a pagarne le conseguenze. Quello che inizia come un banale disturbo passeggero può facilmente sfociare in insonnia o patologie cliniche collegate. Le testimonianze raccolte dai medici e i dati dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) delineano un quadro chiaro: un numero crescente di persone lamenta un sonno insufficiente o di scarsa qualità, risvegli notturni frequenti e la frustrante difficoltà a mantenere il sonno. Questa preoccupazione è resa ancor più tangibile dal vero e proprio boom di acquisti di integratori naturali per favorire il riposo.
Non solo anziani: i giovani tra i soggetti più colpiti
La scienza indica che, in media, una persona dovrebbe dormire tra le 6,5 e le 7,8 ore per notte, sebbene il fabbisogno sia soggettivo e possa variare da un soggetto all’altro, oltre che in base all’età. Stando alle rilevazioni dell’Associazione Italiana di Medicina del Sonno (AIMS) effettuate nel 2023, più di 13 milioni di italiani soffrono di insonnia. Le statistiche storiche confermano che gli over 65 tendono fisiologicamente a dormire meno. Tuttavia, ciò che allarma di più oggi è che le alterazioni del sonno si manifestano in maniera sempre più massiccia tra i giovanissimi. Si stima infatti che un minore su 5 lamenti difficoltà legate al riposo notturno. Dato che porta a riflettere sulle abitudini delle nuove generazioni.
Perché dormiamo male?
Se i disturbi del sonno si allargano all’interno della popolazione in maniera indistinta, la colpa è da ricercarsi nel nostro stile di vita. Le luci blu emesse dai display di smartphone, tablet e PC inibiscono la produzione di melatonina, l’ormone che regola il ritmo circadiano. Sebbene scorrere i social media (il cosiddetto scrolling) prima di chiudere gli occhi possa essere percepito come un’attività rilassante, in realtà non fa che sovrastimolare il cervello, confondendo i meccanismi neurofisiologici che regolano l’alternanza tra sonno e veglia. Alla base di una notte insonne, però, rimangono sempre loro, stress e ansia. Un periodo di forte pressione, scolastica o lavorativa che sia, o un evento dal grande impatto emotivo possono alterare bruscamente il ritmo del nostro riposo. L’ansia di non riuscire a dormire crea poi un circolo vizioso che aumenta la “pressione del sonno”, cronicizzando il disturbo stesso.
Piccoli accorgimenti per un sonno migliore
Escludendo i casi più severi, gli esperti concordano sulla necessità di adottare una corretta “igiene del sonno”. Le alterazioni notturne raramente derivano da una singola causa, motivo per cui è indispensabile un approccio diversificato. Tra le abitudini comportamentali suggerite per tornare a riposare come si deve, la regola d’oro rimane evitare l’uso di dispositivi elettronici nelle ore immediatamente precedenti il riposo (l’ideale sarebbe spegnerli almeno un’ora di coricarsi). Altrettanto importante risultano la creazione di un ambiente esclusivamente adibito al riposo, mantenendolo buio, silenzioso e fresco, e lo sviluppo di una routine serale che, con la sua regolarità, “suggerisce” al cervello di prepararsi fisiologicamente all’addormentamento. Se il periodo di insonnia e di cattivo riposo si protrae oltre il mese e le soluzioni “fai da te” non bastano più, è raccomandabile rivolgersi tempestivamente a un professionista della salute. Ritrovare il sonno perduto è possibile, ma richiede consapevolezza e qualche piccolo cambiamento quotidiano.
A cura di Ivana Galessi

