La maggior parte delle persone ne ha sentito parlare, ma la sedentarietà resta diffusa. I dati del sondaggio condotto da ALT EF mostrano quanto informazione e prevenzione siano ancora una sfida aperta.
Una parola conosciuta, una malattia ancora sottovalutata
La trombosi è una condizione che la quasi totalità delle persone dichiara di conoscere almeno per nome, ma la consapevolezza reale dei rischi e dei meccanismi che la determinano è ancora incompleta. Secondo un sondaggio promosso da ALT Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle Malattie Cardiovascolari - Ente Filantropico, il 97,5% degli intervistati ha sentito parlare della patologia e oltre il 74% si definisce informato. Il dato è stato raccolto in occasione della 15ª Giornata nazionale per la lotta alla trombosi, celebrata il 15 aprile 2026, dedicata quest’anno al tema della prevenzione e della consapevolezza. L’obiettivo dell’iniziativa è stato quello di sensibilizzare la popolazione su una malattia che, pur essendo molto diffusa, resta spesso poco riconosciuta nei suoi fattori di rischio quotidiani.
Sedentarietà e stili di vita: il punto critico della prevenzione
Il quadro che emerge dal sondaggio evidenzia un paradosso evidente: una buona conoscenza teorica della malattia non corrisponde a comportamenti sempre coerenti con la prevenzione. Nonostante l’86,8% degli intervistati dichiari attenzione all’alimentazione, il 25,7% non svolge mai attività fisica e complessivamente il 44% conduce una vita sedentaria. La sedentarietà rappresenta uno dei principali fattori di rischio modificabili insieme a fumo, sovrappeso e squilibri metabolici. Gli specialisti sottolineano come la trombosi non sia una malattia che si eredita in senso diretto, ma una condizione complessa in cui la predisposizione genetica si combina con fattori ambientali e comportamentali. Il punto centrale è proprio questo: la prevenzione non richiede interventi straordinari, ma una costanza nelle abitudini quotidiane, come movimento regolare, alimentazione equilibrata e controllo dei principali parametri clinici.
Informazione e consapevolezza: tra web e medico curante
Un altro elemento significativo riguarda il modo in cui le persone si informano sulla salute. Secondo il sondaggio ALT, oltre il 68% degli intervistati utilizza internet come principale fonte informativa, mentre poco più della metà si rivolge al medico di base. Nonostante la diffusione del digitale, quasi tutti i partecipanti riconoscono la necessità di informazioni più chiare, accessibili e soprattutto affidabili sulla prevenzione della trombosi. Questo dato evidenzia una crescente attenzione al tema, ma anche una possibile fragilità nella qualità dell’informazione ricevuta. Gli esperti ricordano infatti che la corretta interpretazione del rischio cardiovascolare richiede sempre una valutazione medica, capace di integrare dati clinici e stile di vita individuale.
Un rischio globale che si può ridurre
La trombosi è una delle principali cause di eventi cardiovascolari gravi come infarto, ictus ed embolie. Si tratta di un fenomeno legato alla formazione di coaguli nel sangue che possono ostacolare o bloccare la circolazione, con conseguenze anche molto serie. Secondo le evidenze scientifiche, una quota significativa di questi eventi potrebbe essere prevenuta agendo sui fattori di rischio modificabili. La prevenzione, in questo senso, non è un concetto astratto ma un insieme di azioni concrete: attività fisica regolare, controllo del peso, alimentazione equilibrata, abolizione del fumo e monitoraggio dei principali valori clinici come pressione, glicemia e colesterolo.
La Giornata nazionale per la lotta alla trombosi, celebrata il 15 aprile 2026, ha rappresentato proprio un’occasione per riportare al centro del dibattito pubblico il ruolo dello stile di vita nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.
Dalla conoscenza all’azione: la sfida della prevenzione quotidiana
I risultati del sondaggio ALT restituiscono un’immagine chiara: la consapevolezza esiste, ma non è ancora sufficiente a modificare in modo diffuso le abitudini quotidiane. La sfida della prevenzione non riguarda solo l’informazione, ma la capacità di tradurla in comportamenti sostenibili nel tempo.
La trombosi, infatti, non è soltanto una patologia da conoscere, ma una condizione su cui è possibile intervenire in modo concreto attraverso scelte quotidiane. In questo senso, lo stile di vita diventa il primo vero strumento di prevenzione, accessibile a tutti e determinante nel ridurre il rischio complessivo.
Una maggiore consapevolezza, unita a una migliore educazione sanitaria, può contribuire a colmare il divario tra sapere e fare, rendendo la prevenzione non un’eccezione, ma una parte stabile della vita di ogni giorno.
A cura di Sara Carrara

