Il racconto di una vita dedicata alla cardiochirurgia, tra battaglie in sala operatoria, insegnamenti umani e il futuro incerto di una disciplina che rischia di perdere giovani talenti. Il medico diventa scrittore.

La prima immagine che viene in mente leggendo “I miei primi 80 anni. A cuore aperto” non è quella di un curriculum, ma di un tramonto. Un tramonto denso di luce, che non chiude una giornata, ma racconta una vita: quella del cardiochirurgo Massimo Villani, che ha saputo intrecciare tecnica chirurgica e profonda umanità in circa diecimila interventi al cuore, tra adulti e bambini.

Nato a Salerno, Villani intraprende il suo viaggio professionale con la laurea a Napoli e un percorso formativo che lo porta oltre i confini nazionali, nel Regno Unito e negli Stati Uniti. È però l’incontro con Lucio Parenzan, pioniere della cardiochirurgia italiana, a Bergamo, a cambiare per sempre il suo destino, come raccontato da L’Eco di Bergamo.

All’ospedale di Bergamo, sotto la guida di Parenzan, Villani riflette in queste pagine la parabola di una crescita umana oltre che professionale. Parenzan non era solo un chirurgo: era un visionario che aveva reso Bergamo un centro di eccellenza mondiale nella cura delle malattie cardiache, soprattutto nei bambini. In quegli anni il reparto guidato da Parenzan eseguiva interventi a cuore aperto sui “bambini blu”, quei piccoli pazienti con gravi malformazioni cardiache come la tetralogia di Fallot che, fino ad allora, avevano poche speranze di sopravvivenza.

Villani ricorda con emozione il giorno in cui, appena 25enne, gli fu affidata la responsabilità del suo primo intervento in solitaria. Un atto di fiducia che lo rese il più giovane cardiochirurgo operativo in Italia e che testimonia come il maestro credesse nel talento, non nell’età. «Parenzan ci chiamava per nome», racconta Villani, ricordando l’immediatezza del suo pensiero e azione, la capacità di infondere coraggio e responsabilità a chi aveva accanto.

Dopo Bergamo, la carriera di Villani lo porta a Torino e infine a Lecce, dove dal 1998 al 2012 dirige la divisione di Cardiochirurgia dell’ospedale “Vito Fazzi”, trasformandola in un punto di riferimento per tutto il Sud Italia. Qui non trasferisce solo competenze tecniche, ma un’apertura internazionale che porta studenti da ogni parte del mondo per apprendere tecniche innovative, come l’operare a cuore battente senza l’ausilio della circolazione extracorporea.

Tra le pagine dell’autobiografia scorre una riflessione profonda sulla natura stessa della professione medica. Villani desidera che il suo libro non sia solo un memoir, ma un invito alle nuove generazioni a considerare la chirurgia - e in particolare la cardiochirurgia - non come un percorso da evitare, ma come una vocazione da vivere con dedizione, disciplina e umanità.

Oggi, tuttavia, quella vocazione sembra sotto pressione. In Italia, numerosi reparti e società scientifiche stanno lanciando l’allarme: la chirurgia, in tutte le sue declinazioni, rischia di rimanere senza specialisti, perché sempre meno giovani scelgono queste strade formative. Alcuni dati parlano di posti di specializzazione vuoti e di elevati tassi di abbandono, mentre molti laureati optano per altre specialità o perfino per percorsi lavorativi all’estero.

Tra le ragioni di questa tendenza c’è anche quella che Villani definisce “medicina astensiva”: in un contesto di sempre maggiori contenziosi legali, molti giovani chirurghi evitano casi complessi per paura delle conseguenze giudiziarie, indebolendo la loro esperienza clinica.

Questa sfida si intreccia con questioni più ampie: la necessità di tutelare chi opera ogni giorno tra turni estenuanti, la paura di un sistema giudiziario che non sempre distingue tra esito avverso e negligenza, e la carenza di percorsi formativi strutturati che combinino competenza tecnica, mentorship e qualità della vita. La Società Italiana di Chirurgia Cardiaca sottolinea l’importanza di promuovere la ricerca scientifica, l’aggiornamento e la tutela etica della professione per richiamare talenti verso questa disciplina fondamentale.

Villani, guardando al futuro, non nasconde le difficoltà, ma restituisce al lettore una visione che va oltre la tecnica: quella di un mestiere che richiede cuore, pazienza e cura.

Come gli insegnamenti di Parenzan, che di fronte a un’operazione ardua chiedeva al giovane allievo se “se la sentiva”, assicurandogli comunque il proprio sostegno. È questa relazione tra maestro e studente, questo passaggio di fiducia e responsabilità, che forse oggi più che mai deve essere custodito e celebrato. 

A cura di Sara Carrara

In questa rubrica gli operatori sanitari (medici, infermieri etc.) si raccontano, facendo conoscere oltre al loro lato professionale la loro attività di artisti, volontari, atleti...
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