L’incidenza dell’ictus in Italia e i numeri che non possiamo ignorare.
In Italia, l’ictus colpisce circa 200.000 persone ogni anno, di cui l’80% sono nuovi episodi. È la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e i tumori, e rappresenta la prima causa di invalidità. Nel nostro Paese vivono oltre 900.000 persone che hanno avuto un ictus e sono sopravvissute con esiti più o meno invalidanti. I numeri della disabilità sono ancora più impressionanti: a un anno dall’evento, un terzo dei sopravvissuti presenta un grado di disabilità così elevato da essere totalmente dipendente nelle attività quotidiane. Tra le conseguenze più frequenti ci sono i disturbi motori (debolezza o paralisi di un lato del corpo), i problemi di linguaggio come l’afasia, e i deficit cognitivi che interessano memoria, attenzione e capacità di pianificazione. Il fenomeno è in costante crescita per l’invecchiamento della popolazione: il 75% degli ictus riguarda persone over 65, ma ogni anno anche 12.000 persone sotto i 55 anni vengono colpite. Di fronte a questi numeri, diventa cruciale non solo prevenire l’ictus, ma anche garantire la migliore riabilitazione possibile a chi ne è stato colpito. Ed è qui che entrano in gioco le neurotecnologie innovative come la Stimolazione Magnetica Transcranica.
La riabilitazione funziona perchè il cervello si “allena”
Dopo un ictus, molte persone affrontano difficoltà nel movimento, nel linguaggio, nell’attenzione o nella memoria. Queste conseguenze dipendono da quale area cerebrale è stata colpita e quanto
è esteso il danno. Ma c’è una notizia incoraggiante: il cervello può imparare di nuovo. Non si tratta di magia, ma di un processo biologico ben documentato chiamato plasticità neuronale: il nostro cervello, anche in età adulta, è capace di riorganizzare le proprie connessioni, creando nuovi percorsi nervosi per aggirare le aree danneggiate. È per questo che la riabilitazione va iniziata il più precocemente possibile: nei primi giorni e settimane dopo l’ictus, la plasticità è massima. Ogni movimento ripetuto con la fisioterapia, ogni parola ricercata con la logopedia, ogni esercizio di memoria sono un “allenamento” che stimola il cervello a ricostruirsi. Oggi però sappiamo che possiamo
fare di più: esistono strumenti in grado di rendere il cervello ancora più allenabile, potenziando proprio quei meccanismi plastici su cui si basa la riabilitazione tradi-
zionale. Uno è la Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS).
Che cos’è la TMS e perché è così efficace nella riabilitazione
La TMS è una tecnica di stimolazione cerebrale non invasiva che utilizza impulsi magnetici (simili a quelli della risonanza magnetica, ma molto più precisi) per stimolare aree specifiche del cervello. Non richiede anestesia, non provoca dolore e si esegue in ambulatorio. Dopo un ictus, il cervello cerca spontaneamente di compensare il danno. L’emisfero sano, non colpito, tenta di “aiutare” prendendo il controllo di alcune funzioni. A volte però lo fa in modo eccessivo, inibendo il recupero dell’emisfero danneggiato. Si crea uno squilibrio: un lato del cervello lavora troppo, l’altro troppo poco. La TMS interviene proprio su questo squilibrio. Può:
> riattivare le aree cerebrali “addormentate” dall’ictus, stimolando direttamente i fenomeni plastici;
> ridurre l’iperattività dell’emisfero sano, “liberando” quello danneggiato;
> preparare il cervello alla riabilitazione, rendendolo più ricettivo agli esercizi che seguiranno.
In pratica, la TMS crea le condizioni ottimali perché il cervello possa riorganizzarsi più rapidamente ed efficacemente durante la fisioterapia o la logopedia.
Per quali disturbi è indicata
Nelle fasi post-ictus, la TMS è indicata per il recupero della funzione motoria, in quanto migliora forza, coordinazione e precisione di movimenti del braccio e della mano. Applicata prima o subito dopo la seduta di fisioterapia, facilita il riapprendimento motorio. Inoltre, la stimolazione di specifiche aree cerabrli, come il cervelletto, può consentire un miglioramento dell’equilibrio e della stabilità posturale durante il cammino. Protocolli di stimolazione TMS possono supportare la riabili-
tazione logopedica per quelle persone con afasia migliorando la capacità di trovare le parole, costruire frasi e comprendere il linguaggio, potenziando gli effetti della logopedia. Inoltre, la TMS può migliorare attenzione, memoria di lavoro, capacità di
pianificazione e concentrazione, spesso compromesse anche dopo ictus “lievi”.
Quando intervenire
Per molto tempo si è pensato che la TMS fosse efficace solo nelle prime settimane o mesi dopo l’ictus, quando la plasticità cerebrale è al massimo. Ed è vero: intervenire precocemente offre i risultati migliori. Ma la ricerca degli ultimi anni sta cambiando questa prospettiva. Studi clinici stanno osservando miglioramento anche a distanza di molti mesi dall’ictus, quando il recupero sembra essersi stabilizzato, la TMS può dare nuovi risultati. La chiave è personalizzare il trattamento: protocollo, intensità e parametri di stimolazione devono essere calibrati sui sintomi specifici del paziente, sul tipo di lesione e sulle funzioni da recuperare. In fase cronica, infatti, il cervello conserva comunque una certa capacità plastica, anche se meno intensa. La TMS, stimolando direttamente le reti neurali coinvolte, può “risvegliare” connessioni latenti e favorire un recupero che sembrava impossibile. Prima si inizia, meglio è. Ma non è mai troppo tardi per provare, se il trattamento viene studiato in modo mirato.
Come si svolge un ciclo di trattamento
Un percorso TMS per la riabilitazione post-ictus prevede, generalmente, 10-20 sedute (solitamente 5 giorni a settimana per 2-4 settimane). Ogni seduta può La TMS viene eseguita immediatamente prima o dopo la seduta di fisioterapia, logopedia o terapia cognitiva. Le valutazioni cliniche devono essere periodiche per monitorare i progressi e adattare il protocollo. Il trattamento è generalmente ben tollerato. L’effetto collaterale più comune è una lieve sensazione di “picchiettio” sul cuoio capelluto durante la stimolazione, che scompare subito dopo.
Cosa non può fare la TMS
La TMS non è una soluzione miracolosa e non funziona per tutti allo stesso modo. I risultati dipendono da:
> tempo trascorso dall’ictus;
> estensione e localizzazione della lesione cerebrale;
> intensità della riabilitazione abbinata;
> motivazione e condizioni generali del paziente.
La TMS non sostituisce la riabilitazione tradizionale, ma la potenzia. È un alleato che prepara il terreno, ma serve l’impegno quotidiano nella fisioterapia e negli esercizi.
Chi può accedere
La TMS per l’ictus è disponibile in centri neurologici specializzati. È necessaria una valutazione neurologica approfondita per verificare l’idoneità (alcune condizioni, come epilessia non controllata o dispositivi metallici nel cranio, sono controindicazioni), definire gli obiettivi riabilitativi e scegliere il protocollo TMS più adatto al proprio quadro clinico.
A cura della Dott.ssa Graziella Madeo
Neurologa
Direttrice Sanitaria Rimini Socia fondatrice Brain&Care

