Nel ventre di Bergamo Alta si nascondono cripte millenarie, cisterne segrete, cannoniere e gallerie sotterranee. Un dedalo di cunicoli, che si svela a intrepidi esploratori. Ma c’è un luogo antico, custodito fra pareti moderne, dove una porta si spalanca sulla storia, sui sapori della tradizione e di altri per i palati più esigenti.
È Porticcioli di Piazza Mascheroni. Una location unica, tappa obbligata per gastronauti.
Là dove un tempo artigiani delle botteghe medievali e mercanti di passaggio si attardavano al desco dell’Hostaria della Croce Bianca oggi romantiche coppie e brigate di amici trascorrono serate fra crudi di mare, tartare, casoncelli e risotti. Ma non solo. Se all’architetto Adolfo Natalini, iniziatore della cosiddetta “architettura radicale”, una delle avanguardie degli Anni ’60 e ’70, spetta il merito di aver dato nuova vita a queste pagine della nostra storia, altrettanto merito va a Riccardo Condorelli, ideatore del brand Porticcioli, che da San Felice del Benaco è già approdato a Milano (prossimamente a Brescia) con un bistrot dal concept originale (cucina di pesce, atmosfera intima e pairing con gin d’autore). Al Porticcioli nel menu è compreso il sito archeologico delle antiche rovine della città capace di emozioni e suggestioni fra tenui luci, minuscoli anfratti e scorci talvolta indecifrabili. All’attento osservatore non può sfuggire la stratificazione delle pietre che racconta secoli e millenni di trasformazioni urbanistiche. Frammenti delle architetture storiche si sono sovrapposte nel tempo, dal VI secolo a.C. all’età tardo Repubblicana, dal Medioevo al Rinascimento.
L’architetto ha liberato le rovine dalla terra, illuminato lo spazio ipogeo, offrendo al visitatore testimonianze di epoca romana, resti di un pozzo, di antiche cisterne d’acqua, ma anche di porticati, cantinati, cortili. È in questo contesto che Porticcioli offre una cucina contemporanea che sposa singolarmente l’anima del Gin che accompagna i piatti di terra e di mare.
La carta valorizza il pesce, ad iniziare dal mix di crudité a gamberi rossi, ostriche e scampi. L’ouverture può passare da un polpo croccante in guazzetto a un rombo. Bypassando i primi si può approdare a una luccioperca marinato e impanato o a una rana pescatrice in crosta di bacon croccante. Non mancano la tradizione locale dai casoncelli a una varietà di paste, come pure le carni (black angus e la porchetta di coniglio cotta a bassa temperatura). Variegata la carta dei vini, che meriterebbe qualche bollicina in più.
Il Porticcioli resta in ogni caso un matrimonio di storie, quelle di un luogo e quelle dei sapori. Per chi volesse riscoprire esempi analoghi deve correre su e giù per lo Stivale.
L’Archeologia di Roma (ristorante costruito nel 1804 su resti sepolcrali) era un’antica stazione di posta per il cambio dei cavalli e un prestigioso crocevia per artisti e mercanti provenienti dal Mediterraneo. Oggi l’imponente rudere di una Tomba romana funge da quinta alla bucolica visione del giardino e del glicine che da oltre 300 anni fiorisce e regala un gioco di luci e ombre nel pergolato. Ben lontana dallo spettacolo archeologico offerto da Porticcioli,
conserva tuttavia alcuni resti interessanti. La cantina è custodita in un sepolcro ipogeo del I secolo d.c. e al suo interno si possono ammirare i resti di antiche urne e una finestrella da cui un tempo i carretti dei Castelli Romani scaricavano il vino per tenerlo in fresco.
A Oderzo (Treviso) il ristorante Gellius è ospitato in una ex prigione risalente all’Impero Romano. Il centro della città era un crocevia dell’epoca ed è noto per l’area archeologica del Foro Romano con i resti della basilica e un’ampia scalinata.
Più vicino a noi, anche a Milano si può cenare in mezzo alla storia. Al Pane e Vino di Largo Carrobbio 4. Il ristorante ha incorporato una torre romana del I secolo d.C. trasformandola in una sala da pranzo. Della torre è rimasta intatta la parte entro terra, a 2,7 mt sotto il livello della strada dove è allestita una scenografica saletta con pietre a vista. Intima e magica.

