La fotobiomodulazione spiegata dalla ricerca: effetti immediati su metabolismo, energia e benessere muscolare La luce come “nutriente” cellulare: un’idea che oggi trova conferme scientifiche.
Che la luce influenzi il nostro organismo è noto da sempre: regola i ritmi circadiani, l’umore e persino la produzione ormonale. Negli ultimi anni, però, la ricerca ha mostrato come alcune lunghezze d’onda specifiche – in particolare quelle del rosso e del vicino infrarosso – possano avere effetti ancora più profondi, interagendo con la fisiologia delle cellule. Da qui nasce la fotobiomodulazione (PBM), una tecnologia non invasiva che sfrutta LED o laser a bassa potenza per sostenere la funzione mitocondriale, migliorare l’efficienza energetica dei tessuti e modulare processi legati all’infiammazione e al metabolismo.
Perché studiare la PBM nel metabolismo?
L’obesità è una condizione complessa, caratterizzata da infiammazione cronica di basso grado, resistenza insulinica e ridotta efficienza mitocondriale. Tutti fattori che incidono sul dispendio energetico a riposo (REE), l’energia necessaria all’organismo per mantenere le funzioni vitali. Poiché il REE costituisce la parte più consistente del metabolismo giornaliero, migliorarne anche una frazione può supportare con efficacia gli interventi tradizionali su alimentazione, movimento, sonno e gestione dello stress.
Per approfondire gli effetti immediati della fotobiomodulazione sul metabolismo, ho condotto un trial randomizzato e controllato in collaborazione con l’Università di Milano, sotto la guida del prof. Roberto Codella. Lo studio ha coinvolto 32 donne, metà normopeso e metà con obesità, esposte in due sessioni casuali: una con luce rossa e NIR (633–660 nm e 850–940 nm) e una placebo con luci spente. Ogni esposizione è durata 12 minuti, distribuendo la luce su fronte e retro del corpo all’interno di un lettino PBM professionale. Il dispendio energetico a riposo è stato misurato tramite calorimetria indiretta, insieme alla valutazione della temperatura cutanea, dell’umore, della percezione dello sforzo e della flessibilità. Il paper completo è disponibile su Nutrients.
Risultato principale: +9% di metabolismo riposo nelle donne con obesità
Dai dati emerge un risultato chiaro: nelle donne con obesità, una sola sessione di 12 minuti di fotobiomodulazione aumenta il REE del 9,3% (da 1486 ± 327 a 1624 ± 314 kcal/giorno; p < 0.001). Il dato è ancor più interessante in quanto questo aumento avviene senza variazioni nel Respiratory Exchange Ratio (RER), indicando che l’organismo non cambia combustibile (grassi o carboidrati), ma diventa temporaneamente più efficiente nel consumo energetico globale. Nelle donne normopeso, invece, l’effetto è minore (da moderato nelle donne con obesità a piccolo nelle normopeso).
Cosa significa, concretamente?
Si tratta di una modulazione acuta, che si manifesta in tempi molto brevi (12 minuti) e in condizioni standardizzate. L’effetto è più evidente nei soggetti con maggiore stress metabolico e potrebbe, se ripetuto nel tempo, contribuire a un miglioramento dell’efficienza energetica. Sono risultati preliminari, ma coerenti con altri lavori scientifici che mostrano come la PBM migliori la microcircolazione, l’utilizzo di ossigeno e la funzionalità mitocondriale. Oltre all’incremento del metabolismo, lo studio ha osservato un miglioramento della flessibilità muscolare valutata tramite il test sit-and-reach, una riduzione della percezione di fatica in entrambi i gruppi e l’assenza di variazioni significative della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca. Nel complesso, la fotobiomodulazione è risultata ben tollerata, sicura e fisiologicamente favorevole.
Perché proprio la luce rossa e NIR?
Le lunghezze d’onda utilizzate nello studio sono quelle che interagiscono più efficacemente con i citocromi mitocondriali, in particolare con il complesso IV (citocromo c-ossidasi). Questa interazione può migliorare il po-
tenziale di membrana dei mitocondri, aumentare temporaneamente la produzione di ATP, ridurre lo stress ossidativo e sostenere i tessuti metabolica-
mente più compromessi. È verosimile che proprio per questo i benefici più marcati siano stati osservati nelle donne con obesità.
Conclusioni: una tecnologia promettente, da studiare su percorsi più lunghi
Lo studio dimostra che la fotobiomodulazione è in grado di aumentare acutamente il metabolismo a riposo, può essere utilizzata in sicurezza anche in popolazioni metaboliche delicate e produce benefici percepiti sia sul piano muscolare sia su quello psicologico. I prossimi passi riguarderanno studi più lunghi, per capire se l’aumento acuto del REE possa tradursi in miglioramenti stabili del metabolismo, della composizione corporea e della salute cardiometabolica.
A cura del dott. Massimo De Nardi
Ideatore, fondatore e titolare del centro Krioplanet
Krioplanet srl, Treviglio (BG)

