Una ricerca americana svela perché alcuni anziani mantengono un cervello giovane e una mente brillante anche dopo gli 80 anni.
Il segreto? Neuroni speciali, resilienza e una vita sociale attiva.
C’è chi a 80 anni dimentica dove ha messo gli occhiali e chi, alla stessa età, ricorda un elenco di parole come un quarantenne. A questi ultimi la scienza ha dato un nome: SuperAgers, o “super anziani”. Uomini e donne che, nonostante l’età, conservano una memoria e capacità cognitive eccezionali, tanto da incuriosire i neuroscienziati di tutto il mondo. Un recente studio pubblicato sulla rivista Alzheimer’s & Dementia dalla Northwestern University ha analizzato oltre cento SuperAgers, individuando le caratteristiche che rendono il loro cervello così straordinario. La scoperta principale? A differenza della maggior parte degli anziani, la corteccia cerebrale – l’area che regola memoria, motivazione e decisione – non si assottiglia con il passare
del tempo. In alcuni casi risulta persino più spessa di quella di persone più giovani.
Un cervello che invecchia più lentamente
Gli studiosi hanno individuato due meccanismi chiave: resistenza e resilienza. Alcuni SuperAgers sembrano “resistere” alla formazione delle proteine tossiche amiloide e tau, associate all’Alzheimer; altri le producono, ma il loro cervello è “resiliente”, cioè non ne subisce gli effetti negativi. In pratica, la loro mente continua a funzionare come se fosse più giovane di decenni. Nel tempo, grazie ai cervelli donati alla scienza da alcuni partecipanti, i ricercatori hanno scoperto che i SuperAgers possiedono una maggiore quantità di neuroni von Economo, cellule rare coinvolte nelle relazioni sociali e nell’empatia, e neuroni entorinali più grandi, fondamentali per l’immagazzinamento dei ricordi. Queste differenze biologiche potrebbero essere la chiave della loro longevità cognitiva.
Socievoli, curiosi e tenaci
Ma non si tratta solo di biologia. Quasi tutti i SuperAgers condividono un tratto della personalità: sono socievoli. Mantengono relazioni solide, fanno volontariato, partecipano alla vita della comunità. Non si isolano e non smettono di coltivare passioni o curiosità. Secondo la neuropsichiatra Tamar Gefen, autrice dello studio, “si tratta di persone che vivono la vita secondo le proprie regole, curiose, empatiche e con una forte motivazione”. La loro corteccia cingolata anteriore, che regola attenzione ed emozioni, è più spessa del normale – un segno di maggiore tenacia e capacità di affrontare le difficoltà. Non a caso, molti SuperAgers amano sfidarsi: imparano nuove lingue, suonano strumenti, leggono molto o mantengono una vita affettiva attiva. In alcuni casi continuano a lavorare o a insegnare, convinti che restare utili agli altri sia il miglior modo per restare giovani. Gli studiosi raccontano di donne di 85 anni che fanno escursioni in montagna, uomini di 90 che partecipano a club di lettura, coppie ottantenni che ballano il tango o imparano a usare i social network per tenersi in contatto con amici e nipoti. Sono esempi di vitalità quotidiana che, più di ogni altra statistica, mostrano cosa significhi “invecchiare bene”.
Uno stile di vita “protettivo”
Sebbene la genetica giochi un ruolo importante, lo stile di vita rimane determinante. Studi recenti mostrano che fino al 45% dei casi di demenza può essere prevenuto con attività fisica regolare,
alimentazione equilibrata e relazioni sociali stimolanti. I Super-Agers sembrano confermare questa regola: anche chi non segue diete perfette o allenamenti intensivi mantiene comunque una vita piena di interazioni e passioni. Non a caso, la socialità è stata definita “l’elisir di giovinezza mentale”. Il contatto con gli altri stimola la produzione di dopamina e serotonina, riduce lo stress e
mantiene attive le connessioni neuronali. In questo senso, la mente si comporta come un muscolo: più la si allena, più resta forte. E anche l’atteggiamento conta. La tendenza a vedere il bicchiere mezzo pieno, a reagire con ottimismo e curiosità, sembra un ulteriore fattore protettivo.
Cosa possiamo imparare da loro
Gli scienziati della Northwestern sottolineano che i SuperAgers non sono immuni dai cambiamenti cerebrali legati all’età. Alcuni presentano segni di Alzheimer, ma conservano una grande quantità di neuroni vitali che compensano i danni. È questa capacità di adattamento – più che la perfezione biologica – a renderli unici. Per questo gli esperti invitano a ispirarsi al loro esempio: coltivare amicizie, curiosità, nuovi interessi e attività che richiedano impegno mentale. Anche piccoli gesti, come leggere un libro, risolvere un cruciverba o imparare qualcosa di nuovo, contribuiscono a costruire quella “riserva cognitiva” che protegge il cervello. Come spiega la neuroscienziata Sandra Weintraub, “i SuperAgers dimostrano che una memoria eccezionale in età avanzata è possibile. Il cervello non è destinato al declino: può restare giovane, se lo manteniamo vivo ogni giorno”. E forse il segreto sta proprio in questo: continuare a scegliere la vita, in tutte le sue forme, anche quando gli anni si accumulano.
a cura di Sara Carrara

