Madre di Alessandro, bambino autistico, ha dato il via a una rete di esercizi commerciali sensibili e preparati ad accogliere famiglie con bambini autistici. Un’iniziativa costruita passo dopo passo, con l’aiuto dell’associazione Live Charity. A volte non bastano le parole. Servono silenzio, pazienza e uno sguardo nuovo. Lo sa bene Elena Graziani, mamma di Alessandro, un bambino autistico di sette anni, che vive con la sua famiglia a Nembro. Una diagnosi che ha trasformato radicalmente la vita quotidiana, ma che ha anche acceso in Elena una determinazione fuori dal comune: trasformare la fatica in impegno con-
creto, per sé e per gli altri.
«Quando sono nati i miei gemelli, Tommaso e Alessandro, mi sono accorta subito che qualcosa non andava. Alessandro non mi guardava mai negli occhi, non rispondeva al mio richiamo». Poi il latte rifiutato, il fastidio per l’acqua, la fatica di ogni piccolo gesto quotidiano: il bagnetto, una passeggiata, un’uscita al ristorante. Ogni stimolo poteva trasformarsi in una crisi. «Preferiva il silenzio dei boschi alla confusione della città. Persino metterlo nel seggiolino dell’auto era impossibile».
Con il tempo, alle difficoltà si sono aggiunti gli sguardi giudicanti di chi non capiva. «Molti pensavano fosse solo un bambino maleducato. Ma dietro quei comportamenti c’era solo sofferenza». La diagnosi di autismo è arrivata intorno ai tre anni, seguita da un intenso percorso terapeutico basato sull’analisi comportamentale applicata (Aba), logopedia e psicomotricità. «Abbiamo cominciato al centro Strabiliaba di Albino e già dopo sei mesi abbiamo visto grandi miglioramenti».
Un episodio in particolare ha segnato una svolta. «Eravamo in gelateria. Alessandro si è agitato perché il gelato si era sciolto subito. Le persone ci guardavano male. Una terapista ha parlato con il titolare, che ci ha detto che, se avessimo avvisato prima, ci avrebbe riservato una saletta. Lì ho capito che serviva solo un po’ di informazione in più».
Così è nato il progetto “Autism friendly”, una rete di esercizi commerciali sensibili e preparati ad accogliere famiglie con bambini autistici. Un’iniziativa costruita passo dopo passo, con l’aiuto dell’associazione Live Charity, di cui Elena è oggi consigliera. «Abbiamo creato materiale informativo, braccialetti, adesivi da esporre in vetrina. Vogliamo cambiare lo sguardo delle persone, insegnare che dietro certi comportamenti ci sono condizioni complesse, non cattiva educazione».
Il progetto è cresciuto, si è allargato ad altre famiglie e associazioni, ed è arrivato anche a Curno, dove lunedì 26 maggio è stato presentato in un incontro pubblico dal titolo “Autismo e disabilità”. Al centro, oltre alla voce di specialisti e terapisti, ci saranno le testimonianze dei genitori. «La condivisione è fondamentale. Nei primi anni ci siamo chiusi in casa, ci sentivamo soli. Raccontarsi è il primo passo per uscire dall’isolamento».
L’obiettivo è creare spazi più inclusivi, in cui i commercianti possano diventare un punto di riferimento, anche solo offrendo un gesto semplice: evitare la fila in caso di crisi, accogliere senza giudicare, offrire un ambiente tranquillo. «Ovviamente non chiediamo miracoli. Ma anche un piccolo segnale può fare la differenza».
Ai negozianti aderenti viene consegnato un decalogo con alcuni comportamenti tipici dei bambini autistici: il rifiuto del contatto visivo, le urla improvvise, la selettività alimentare. E un messaggio forte e chiaro: «Non sono maleducato, sono autistico». «Ogni bambino è diverso, ma tutti hanno bisogno di essere accolti per come sono. Le crisi non si risolvono con una sgridata, serve empatia».
Oggi Alessandro frequenta la seconda elementare. Ama gli animali, in particolare i dinosauri. «Sta facendo grandi progressi, anche se i cambiamenti restano difficili da affrontare. Ma ora possiamo uscire, abbiamo nuove amicizie, una rete che ci sostiene. Vogliamo offrire la stessa possibilità ad altre famiglie».
Dietro ogni adesivo in vetrina c’è la storia di una madre che ha trasformato la fatica in azione, che ha scelto di non restare in silenzio. «Il nostro sogno è una società dove le differenze non siano un ostacolo, ma un’opportunità per crescere insieme».
In questa rubrica pubblichiamo la storia di una persona che ha superato un incidente, un trauma, una malattia e con il suo racconto può dare speranza agli altri. Vuoi raccontare la tua storia su Bergamo Salute? Scrivici su facebook o redazione@bgsalute.it!
A cura di Claudio Gualdi

