Un modello di accoglienza innovativo e umano per le famiglie dei piccoli pazienti dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Dall’esperienza personale alla rete solidale: ampliamento della struttura e obiettivi per il futuro.

Un porto sicuro chiamato Casa

Non è facile trovare le parole giuste per descrivere La Casa di Leo. Per qualcuno è un alloggio, per altri un rifugio. Per chi la vive davvero, però, è molto di più: è una casa, un porto sicuro, una famiglia. Situata a Treviolo, alle porte di Bergamo, La Casa di Leo nasce per rispondere a un bisogno urgente e troppo spesso invisibile: offrire ospitalità e supporto alle famiglie dei bambini in cura presso l’ASST Papa Giovanni XXIII. Istituita nel 2018, è diventata nel tempo una realtà unica in Italia, capace di coniugare accoglienza, supporto psicologico, relazione e normalità, anche nei momenti più difficili. La sua ispirazione viene da una storia personale: quella di Leonardo Morghen, un bambino speciale, affetto da una malattia rara e tuttora sconosciuta. Il coraggio, la resilienza e il sorriso di Leo sono diventati la bussola del progetto, grazie all’impegno dei suoi genitori, Susanna e Michele, oggi attivi nel Comitato Direttivo. La Casa di Leo, oggi, è il frutto di quella esperienza trasformata in solidarietà concreta.

Housing condiviso per non sentirsi soli

Il cuore pulsante della Casa è il concetto di housing pediatrico temporaneo condiviso: un modello innovativo che unisce l’accoglienza abitativa con una rete di servizi educativi, psicologici e sanitari, costruiti su misura per ogni famiglia. Qui non si è mai soli. Ogni famiglia ospitata ha una propria stanza di circa 23 mq, dotata di tutti i comfort, ma condivide con gli altri momenti di vita quotidiana, come cucinare, giocare, confrontarsi. Questa dimensione collettiva diventa forza, sollievo, scambio. La Casa non è isolata, ma profondamente integrata con il tessuto sanitario e sociale del territorio. L’ingresso delle famiglie avviene sempre in accordo con l’ASST, tramite l’Ufficio degli assistenti sociali, e tutti i percorsi psicologici, riabilitativi o scolastici sono pensati in sinergia con i professionisti della struttura sanitaria. Un sistema che si prende cura non solo del piccolo paziente, ma dell’intero nucleo familiare, aiutandolo a ritrovare un equilibrio durante il periodo della cura.

“Leo diventa grande”: un sogno che prende forma

Il 2025 ha segnato una svolta decisiva nella storia della Casa di Leo. Il progetto di ampliamento “Leo diventa grande” è diventato realtà: con l’inaugurazione dei nuovi spazi nel mese di febbraio, la struttura ha aumentato notevolmente le sue dimensioni, passando da 5 a 15 camere, aggiungendo tre appartamenti per pazienti immunodepressi e introducendo spazi fondamentali come due playroom, una palestra riabilitativa, un ambulatorio e un’area verde completamente rinnovata. Questo passo è stato possibile grazie a una rete di sostegno ampia e generosa, che ha coinvolto istituzioni pubbliche come l’ASST Papa Giovanni, Regione Lombardia e Comune di Treviolo, realtà del terzo settore come CESVI, e soggetti privati tra cui Intesa Sanpaolo. Un ulteriore tassello dell’ampliamento è rappresentato dalle nuove cucine inaugurate nel mese di luglio e realizzate con il contributo di Enel Cuore. Non si tratta solo di un intervento funzionale, ma di un gesto fortemente simbolico: le cucine sono il luogo dove le famiglie si incontrano, condividono sapori, tradizioni e momenti di normalità. Cucinare insieme, in un ambiente sereno e accogliente, diventa parte stessa del percorso di cura.

Verso un’accoglienza ancora più ampia

I nuovi spazi de La Casa rispondono a un bisogno reale e crescente: sempre più famiglie, spesso provenienti da fuori regione o dall’estero, si affidano all’eccellenza dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII per trattamenti complessi come trapianti, cure oncologiche o malattie rare. Per queste famiglie, avere un luogo dove sentirsi a casa significa molto più che comodità logistica: significa dignità, umanità, respiro. Ma l’ampliamento non si ferma alla struttura fisica. Il progetto include nuove attività: percorsi di supporto scolastico per i bambini, alfabetizzazione per le mamme straniere, laboratori all’aperto, inserimento scolastico durante le degenze prolungate e, non meno importante, accompagnamento nel ritorno al territorio di origine. È un’accoglienza che non finisce con la fine del ricovero, ma continua nel tempo, attraverso un legame che resta vivo anche a distanza.

Un futuro di relazioni, cura e speranza

Guardando avanti, gli obiettivi di La Casa di Leo sono ambiziosi ma chiari: consolidare la rete di supporto territoriale, potenziare i servizi educativi e sanitari, rafforzare la formazione dei volontari e accrescere la capacità di accoglienza. L’intento non è solo numerico, ma qualitativo: continuare a offrire una casa che non sia solo “dove dormire”, ma dove sentirsi accolti, ascoltati, capiti. Il valore del progetto sta proprio nella sua capacità di unire le forze: famiglie, volontari, istituzioni, aziende, cittadini. Tutti insieme per restituire normalità in un momento eccezionale. La Casa di Leo è questo: un luogo dove ogni bambino, ogni genitore, può sentirsi meno solo. Dove la fragilità diventa forza condivisa. Dove, davvero, si può tornare a respirare. Anche in mezzo alla tempesta. 

A cura di Sara Carrara

La Casa di Leo (progetto di Eos aps)
Treviolo (BG)
Via Aldo Moro, 47 - Segreteria: 035 04 00 130
info@eosaps.org / PEC: eosaps@pec.it
IBAN: IT 40 D 05034 53650 000000011590

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