Successo per la prima a Parma e le repliche a Bergamo del progetto teatrale di Silvia Barbieri: «La forza sta nel coraggio delle donne medico di mostrarsi senza maschere». Un gesto di restituzione collettiva, uno sguardo profondo sul mondo delle donne medico, tanto potente quanto invisibile.

Straordinaria partecipazione di pubblico alla prima a Parma e per gli spettacoli in scena domenica 25 maggio a Bergamo. Un successo, quello de “Le Medichesse – Sempre cercando di essere là dove il mondo si muove”, dovuto alla forza e alla fragilità delle donne in medicina che, pur trovandosi ad affrontare sfide quotidiane, riescono a superare ogni ostacolo con coraggio e passione. Un progetto che porta sul palco 15 donne medico per un racconto corale, poetico e autentico che intreccia storie di vita vera, riflessioni profonde e poesia scenica.

La regia e la drammaturgia sono firmate da Silvia Barbieri, da anni impegnata in progetti di teatro sociale, per dare voce a persone
non professioniste, guidandole in un percorso di narrazione e consapevolezza attraverso il linguaggio scenico. Un impegno che si concretizza nel format da lei ideato, “Teatro Buona Medicina”, già sperimentato in progetti come “Siamo in scena con l’affido – Un cuore di casa”, promosso dall’Ambito del Comune di Bergamo.

Silvia Barbieri, che ha ideato il progetto insieme a Daniela Gianola (intervistata sul numero scorso di Bergamo Salute) e Fabiola Bologna, ha scelto di raccontare l’universo dell’Associazione Italiana Donne Medico attraverso una lunga azione preparatoria: un laboratorio di scrittura autobiografica guidato dalla scrittrice e storica collaboratrice Adriana Lorenzi, che ha coinvolto circa 30 professioniste in un processo di raccolta di memorie, riflessioni e testimonianze sul senso profondo del loro lavoro.

Dagli scritti intimi e potenti sui temi dell’identità, della relazione medico-paziente, della vita ospedaliera e familiare, della fatica e del coraggio del curare, Silvia Barbieri ha costruito una drammaturgia originale, intessuta con cura come un’opera di sartoria, inserendo anche la figura simbolica di Igea, dea della salute e simbolo dell’Associazione, come filo conduttore poetico e ispiratore.

L’epilogo è una lettera simbolica per una giovane laureata in medicina, frutto del lavoro collettivo di 15 dottoresse non attrici che hanno affrontato il palcoscenico e che, grazie a un laboratorio teatrale, hanno potuto esplorare la recitazione e mostrarsi autentiche, superando la maschera professionale.

La lettera comincia con le parole della mamma di questa neodottoressa, che dice: «Oggi è un giorno che porterai nel cuore per sempre. Sei arrivata alla meta, hai raggiunto quel traguardo che hai sognato fin da bambina. Mi sento così orgogliosa di te, non solo per quello che hai ottenuto, ma per la determinazione, il sacrificio e l’impegno che hai dimostrato lungo questo percorso. Diventare medico non è solo un titolo o una professione, è una vera vocazione. Scegliere di dedicarsi alla cura degli altri è una strada che ti riempie il cuore, ma anche una delle più impegnative». Più avanti, in questo epilogo, sempre la mamma aggiunge: «Arriveranno giorno in cui dovrai mettere da parte il dolore, le insicurezze e andare avanti, perché i pazienti hanno bisogno di te. Sarà necessario essere forti, ma allo stesso tempo non dovrai mai dimenticare che dietro ogni diagnosi, dietro ogni referto, c’è una persona, le sue storie e le sue paure. La medicina ti chiederà tanto, ti chiederà di restare umana anche nei momenti più difficili». 

In questa rubrica gli operatori sanitari (medici, infermieri etc.) si raccontano, facendo conoscere oltre al loro lato professionale la loro attività di artisti, volontari, atleti... Vuoi raccontare la tua storia su Bergamo Salute?
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