Una guida essenziale per comprendere cause, sintomi e strategie di prevenzione nelle razze più a rischio. La discopatia intervertebrale è la patologia spinale più comune nei cani e colpisce soprattutto le razze condrodistrofiche, ovvero quelle caratterizzate da zampe molto corte e sproporzionate rispetto al tronco – tra queste il Bassotto, il Basset Hound, il Corgi, il Pechinese, lo Shih-Tzu e molte altre. Ne parliamo con il dott. Stefano Cattaneo, specialista in sanità pubblica veterinaria.
Dott. Cattaneo, innanzitutto cosa sono le discopatie?
Le discopatie sono un gruppo di patologie che colpiscono i dischi intervertebrali, ovvero le strutture che funzionano come cuscinetti “ammortizzatori” tra le vertebre della colonna vertebrale. Il ruolo dei dischi è fondamentale perché attutiscono le pressioni quando il corpo è in movimento e favoriscono la flessibilità e la mobilità della colonna. Le discopatie sono patologie legate al logorio e allo spostamento di questi dischi intervertebrali che possono evolvere molto gradualmente con sintomi lievi e progressivi oppure manifestarsi in modo acuto con l’erniazione totale del disco e la conseguente compressione del midollo spinale. In questi casi si possono osservare dolore, difficoltà motorie e, nelle forme più gravi, paralisi.
Perché le razze condrodistrofiche sono predisposte alle discopatie?
Queste razze soffrono di un problema genetico legato a un gene chiamato FGF4 (i.e. fattore di crescita dei fibroblasti 4), che provoca la produzione di una quantità di proteina FGF4 fino a dieci volte superiore rispetto al normale nei dischi intervertebrali. Questa produzione eccessiva porta, già entro il primo anno di vita, a una degenerazione del disco intervertebrale chiamata metaplasia condroide, in cui il nucleo polposo (la parte centrale del disco) si trasforma in tessuto fibrocartilagineo, diventando meno elastico, e poi subisce processi di calcificazione, causando rigidità. Queste alterazioni portano alla discopatia, danneggiano l’anello fibroso con lacerazione e aumentano il rischio che il nucleo polposo possa erniare. La condrodistrofia è inoltre responsabile di altri problemi ortopedici, tra cui, in alcune razze, la tipica conformazione curva delle zampe, che comporta un sovraccarico sulla colonna vertebrale e contribuisce ad aggravare il quadro clinico. Anche le altre razze canine non condrodistrofiche possono soffrire di discopatie, ma non così precocemente, perché ne sono affette soprattutto in età avanzata. È possibile effettuare un test genetico, per identificare la predisposizione alla condrodistrofia.
Come mi accorgo che il mio cane soffre di discopatia?
La malattia insorge più frequentemente fra i 3 e i 7 anni di vita e i segni clinici variano a seconda della gravità della compressione midollare. Tra questi si evidenziano:
> dolore alla schiena (il cane guaisce quando viene toccato o sollevato) e rigidità nel movimento;
> riluttanza a muoversi o saltare o a salire le scale o saltare sui divani;
> cambiamenti nel comportamento, come irritabilità o riluttanza a giocare;
> debolezza degli arti posteriori (andatura con trascinamento degli arti);
> paralisi parziale o totale (nei casi più gravi);
> incontinenza urinaria o fecale (se la lesione è grave).
Nelle razze predisposte, occorre effettuare una visita neurologica una volta all’anno, per poter intervenire precocemente, prima che si manifestino alterazioni neurologiche. In caso di insorgenza acuta, soprattutto se accompagnata da paralisi, è fondamentale agire tempestivamente portando il cane in Pronto Soccorso. Qui potrà essere sottoposto a una visita neurologica per valutare i riflessi e la sensibilità, in modo da individuare con precisione la sede del problema – che può essere a livello cervicale, toracico, lombare o lombo-sacrale. Inoltre, potranno essere eseguiti esami radiografici per escludere altre possibili cause di dolore spinale, e, se necessario, una Risonanza Magnetica o una Tomografia Computerizzata per confermare la presenza dell’ernia del disco e valutare il grado di compressione sul midollo spinale.
Nei casi più gravi, quando la compressione è significativa, si rende necessario il ricorso a un intervento chirurgico per decomprimere il midollo spinale, rimuovendo il materiale discale erniato. Agire rapidamente è fondamentale: un intervento tempestivo aumenta in modo considerevole le possibilità di recupero completo, anche in presenza di paralisi. Quando invece la situazione è meno grave, può essere sufficiente un approccio conservativo, basato su riposo assoluto e terapia medica. Per il recupero funzionale, risultano particolarmente efficaci
la fisioterapia, la laserterapia e l’idroterapia – tutte disponibili, fortunatamente, anche sul territorio della provincia di Bergamo.
Come si può prevenire o ridurne l’incidenza?
È molto importante controllare il peso forma del proprio cane attraverso una corretta alimentazione, perché l’obesità aumenta le sollecitazioni della colonna vertebrale, mettendo in sofferenza i dischi intervertebrali. L’attività fisica può tranquillamente essere effettuata – in quanto il mantenimento della muscolatura sostiene la colonna – facendo però attenzione a evitare le eccessive sollecitazioni, ad esempio percorrendo terreni anfratti e scoscesi. Quest’ultima indicazione diviene importante in caso di discopatia attiva, per cui è meglio evitare salite, discese, scale e movimenti incontrollati.
A cura di Sara Carrara
con la collaborazione del Dr. Stefano Cattaneo.
Specialista in sanità pubblica veterinaria
Ambulatorio Veterinario Città di Albino

